Italian English French German Portuguese Russian Spanish

Semi di riflessioni dai Maestri

RIFLESSIONE DELLA SETTIMANA 

archivio  1 - 2 - 3 - 4 - 5 - 6  


Quando ci s’impegna nella vita spirituale, la cosa essenziale è rinforzarsi e, per farlo, bisogna cominciare modestamente, esercitandosi nelle piccole cose.
Infatti, non è tanto quello che realizzate che conta, ma il fatto che vi state rinforzando.
Ecco perch√© non dovete lanciarvi subito in grandi imprese: vi esporreste a dei fallimenti. Fallire non √® poi cos√¨ grave in s√©, ma ad ogni insuccesso rischiate di perdere un po‚Äô pi√Ļ di fede e di fiducia e, quando dentro di voi la fede e la fiducia diminuiscono, anche le forze legate ad esse diminuiscono. Se vi dico di iniziare dalle piccole cose √® perch√© so che il successo riportato nelle piccole cose aumenta la fede per affrontare quelle grandi.‚ÄĚ

Omraam Mikha√ęl A√Įvanhov

Pin It

      Semi di riflessione

 I frutti : 149 -   Riflessioni archivio  1 - 2 - 3 - 4 - 5 - 6                                              

149 Il giusto mezzo

Un monaco si lamentava con il maestro perchè non sopportava l'eccessivo caldo e l'eccessivo freddo. Allora il maestro gli propose: "Perchè non ti trasferisci là dove non c'è troppo caldo nè troppo freddo?". " E dove sarebbe questo posto?" chiese incuriosito il monaco.

"E' il posto in cui il monaco si riscalda se c'è troppo freddo e si sventola se fa troppo caldo!".

Il monaco della storia deve perciò imparare a recuperare il proprio baricentro, non per diventare indifferente a ciò che lo circonda, ma per mediare tra gli estremi

“Un ragazzino e suo padre passeggiavano tra le montagne…

All‚Äôimprovviso il ragazzino inciamp√≤, cadde e, facendosi male, url√≤ :‚ÄĚAAAhhhhhhhhhhh!!!‚ÄĚ

Con suo gran stupore il bimbo sentì una voce venire dalle montagne che ripeteva :

‚ÄúAAAhhhhhhhhhhh!!!‚ÄĚ

Con curiosit√†, egli chiese: ‚ÄúChi sei tu?‚ÄĚ

E ricevette la risposta: ‚ÄúChi sei tu?‚ÄĚ

Dopo il ragazzino url√≤: ‚ÄúIo ti sento! Chi sei?‚ÄĚ

E la voce rispose: ‚ÄúIo ti sento! Chi sei?‚ÄĚ

Infuriato da quella risposta egli url√≤: ‚ÄúCodardo‚ÄĚ

E ricevette la risposta: ‚ÄúCodardo!‚ÄĚ

Allora il bimbo guard√≤ suo padre e gli chiese: ‚ÄúPap√†, che succede?‚ÄĚ

Il padre gli sorrise e rispose:‚ÄĚFiglio mio, ora stai attento:‚ÄĚ

E dopo l‚Äôuomo grid√≤: ‚ÄúTu sei un campione!‚ÄĚ

La voce rispose: ‚ÄúTu sei un campione!‚ÄĚ

Il figlio era sorpreso ma non capiva.

Allora il padre gli spiegò: “La gente chiama questo fenomeno ECO ma in realtà è VITA.

La Vita, come un’eco, ti restituisce quello che tu dici o fai.

La vita non è altro che il riflesso delle nostre azioni.

Se tu desideri pi√Ļ amore nel mondo, devi creare pi√Ļ amore nel tuo cuore;

Se vuoi che la gente ti rispetti, devi tu rispettare gli altri per primo.

Questo principio va applicato in ogni cosa, in ogni aspetto della vita; la Vita ti restituisce ciò che tu

hai dato ad essa.

La nostra Vita non è un insieme di coincidenze, è lo specchio di noi stessi.

Non cercare di cambiare la tua vita, cambia il tuo atteggiamento verso la vita. (Lama Gangchen)

151 Da un libricino

“Per quelli che hanno il cuore pieno di purezza, è puro ogni pensiero ed ogni azione,

 e la stessa innocenza essi la rinvengono in tutti gli altri uomini.

Solo chi si pasce di fango e si abbevera di sozzura vede intorno a sè

immoralit√†¬†e contamina realmente tutto ci√≤ che vede e che tocca.‚ÄĚ

152 Meditazione e consapevolezza

La meditazione non è una pratica disgiunta dalle azioni quotidiane. La meditazione non è altro che il nome per definire una vita vissuta con consapevolezza: non è una pratica che dura un’ora, durante la quale state seduti… e arrivederci al giorno dopo! Niente affatto, se ventitré ore sono prive di meditazione e solo un’ora è dedicata alla meditazione, sarà inevitabile che quelle ventitré ore annientino quanto è accaduto in quell’unica ora. La non meditazione vincerà, la meditazione rimarrà sconfitta. Se vivi ventitré ore al giorno senza consapevolezza, e solo un’ora con consapevolezza, non conseguirai mai una vita pienamente risvegliata, la realizzazione del Buddha. Come può un’unica ora vincere la forza di ventitré ore? Inoltre, occorre comprendere un’altra cosa: come si può essere consapevoli per un’ora, se per le rimanenti ventitré non lo si è? Come si può essere sani per un’ora se si è malati ventitré ore al giorno? 

Osho

153 Il tempo

Il tempo è molto lento per coloro che aspettano, molto veloce per coloro che

hanno paura, molto lungo per chi si lamenta, molto breve per quelli che festeggiano, ma per tutti quelli che amano, il tempo è eternità 

(W. Shakespeare)

 

Un maestro zen vide uno scorpione annegare e decise di tirarlo fuori dall'acqua.
Quando lo fece, lo scorpione lo punse.
Per l'effetto del dolore, il padrone lasciò l'animale che di nuovo cadde nell'acqua in procinto di annegare.
Il maestro tentò di tirarlo fuori nuovamente e l'animale lo punse ancora.

Un giovane discepolo che era lì gli si avvicina e gli disse:
"mi scusi maestro, ma perché continuate??? Non capite che ogni volta che provate a tirarlo fuori dall'acqua vi punge? "
Il maestro rispose:
"la natura dello scorpione è di pungere e questo non cambierà la mia che è di aiutare."

Allora, il maestro riflette e con l'aiuto di una foglia, tirò fuori lo scorpione dell'acqua e gli salvò la vita, poi rivolgendosi al suo giovane discepolo, continuò:
"non cambiare la tua natura se qualcuno ti fa del male, prendi solo delle precauzioni. Perché, gli uomini sono quasi sempre ingrati del beneficio che gli stai facendo. Ma questo non è un motivo per smettere di fare del bene, di abbandonare l'amore che vive in te.
Gli uni perseguono la felicità, gli altri la creano.
Preoccupati pi√Ļ della tua coscienza che della tua reputazione.
Perché la tua coscienza è quello che sei, e la tua reputazione è ciò che gli altri pensano di te...
Quando la vita ti presenta mille ragioni per piangere, mostrale che hai mille ragioni per sorridere."

154 MANOSCRITTO 

 

Procedi con calma tra il frastuono e la fretta e ricorda quale pace possa esservi nel silenzio.
Per quanto puoi, senza cedimenti, mantieniti in buoni rapporti con tutti.
Esponi la tua opinione con tranquillità e chiarezza, ascolta gli altri: pur se noiosi e incolti hanno anch'essi una loro storia.
Evita le persone volgari e prepotenti: costituiscono un tormento per lo spirito. Se insisti nel confrontarti con gli altri, rischi di diventare borioso e amaro, perchè sempre esisteranno individui migliori o peggiori di te.
Godi dei tuoi successi ed anche dei tuoi progetti. Mantieni interesse per la tua professione, per quanto umile: essa costituisce un vero patrimonio nella mutevole fortuna del tempo.
Usa prudenza nei tuoi affari, perch√® il mondo √® pieno d'inganno. Ma questo non ti renda cieco a quanto vi √® di virt√Ļ: molti sono coloro che perseguono alti ideali e dovunque la vita √® colma di eroismo.
Sii te stesso. Soprattutto non fingere negli affetti. Non ostentare cinismo verso l'amore, perchè pur di fronte a qualsiasi delusione e aridità, esso resta perenne e sempreverde.
Accetta docile la saggezza dell'età, lasciando con serenità le cose della giovinezza. Coltiva la forza d'animo, per difenderti nelle calamità improvvise, ma non tormentarti con delle fantasie: molte paure nascono dalla stanchezza e solitudine.
Al di là d'una sana disciplina, sii tollerante con te stesso. Tu sei figlio/a dell'universo non meno degli alberi e delle stelle, ed hai pieno diritto d'esistere e, convinto o non convinto che tu ne sia, non v'è dubbio che l'universo si stia evolvendo a dovere.
Perciò sta in pace con Dio, qualunque sia il concetto che hai di lui. E quali che siano i tuoi affanni e aspirazioni, nella chiassosa confusione dell'esistenza, mantieniti in pace con il tuo spirito.
Nonostante i suoi inganni, travagli e sogni infranti, questo è pur sempre un mondo meraviglioso. Sforzati di essere felice.
                                 (Manoscritto del 1692 trovato a Baltimora
                                   nell'antica chiesa di S. Paolo)  
 
<precedente
torna su  

successiva >

Pin It

 

    Semi di riflessione

 I frutti : 115 - 131  Riflessioni archivio  1 - 2 - 3 - 4 - 5 - 6                        

115

La volontà

  Spesso vi ho udito parlare di qualcuno che ha sbagliato come se non fosse uno di voi, ma uno straniero che si fosse insinuato nel vostro mondo.

Ma io vi dico che nello stesso modo che il santo e il giusto non possono elevarsi al di sopra di ci√≤ che vi √® di pi√Ļ alto in ognuno di voi, cos√¨ il malvagio ed il debole non possono cadere pi√Ļ in basso di ci√≤ che di pi√Ļ basso √® in voi.

E come la singola foglia non ingiallisce senza che tutta la pianta ne sia la complice muta, così il malvagio non può agire senza la volontà nascosta di tutti voi.

Kahlil Gibran

116

Il ricco mercante

 
Un ricco mercante si rec√≤ dal Buddha e gli chiese la strada pi√Ļ breve per ottenere la liberazione. Chiedendo ci√≤ porse all' Illuminato in dono un vaso d'argento. Il Buddha rispose: "Lascialo cadere!".

Allora il mercante lasciò cadere il vaso, sperando che a questa azione sarebbe seguito qualche nuovo ammaestramento, ma il Buddha  rimase in silenzio.

Il mercante tornò a formulare la sua domanda, offrendo stavolta un piatto d'oro. Il Buddha rispose: "Lascialo cadere!".

Di nuovo il mercante lasciò cadere a terra il piatto ma il Buddha  non disse niente.

Allora¬† il mercante decise di donare al Buddha ci√≤ che di pi√Ļ prezioso aveva, cio√® un diamante. Il Buddha di nuovo gli disse: "Lascialo cadere!". Il mercante allora , incollerito perch√® pensava di essere preso in giro, si alz√≤ di scatto e se ne and√≤.

Ma mentre stava per varcare la scoglia del tempio, si girò di nuovo a guardare il Buddha che di nuovo ripetè:"Lasialo cadere!".

Allora il mercante capì.

117

La vita quotidiana

  Un novizio chiese al maestro quale fosse la via per giungere alla Liberazione.

"La vita quotidiana è la via!" rispose il maestro.

Allora il novizio cominciò a chiedergli come poteva studiare questa via, ma il maestro rispose che non poteva essere studiata e che nemmeno non studiandola poteva accorgersi quale fosse la via.

"Devi raggiungere la stessa libertà di pensiero del cielo; di esso non dici che sia buono o non buono. Così anche la via ti verrà svelata non perchè tu l'abbia studiata e nemmeno perchè tu non l'abbia studiata".

A quelle parole il novizio venne illuminato.

118

Il prescelto

¬† Un maestro voleva inviare un monaco del proprio tempio ad aprire un nuovo monastero e non sapeva chi scegliere. C'era un monaco anziano che tutti stimavano e che ritenevano sarebbe stato il prescelto. Ma il maestro non volle fare favoritismi e decise che avrebbe affidato l'incarico a quel monaco che avesse risposto con pi√Ļ acume a una sua domanda. Quindi radun√≤ tutti i suoi monaci nella sua stanza ed al centro pose un secchio pieno d'acqua. Poi chiese: "Chi sa dirmi cos'√® quella cosa senza nominarla?". Nessuno parlava, perch√® tutti attendevano cosa avrebbe detto il monaco anziano. Allora quello disse: "Nessuno pu√≤ affermare che siano i tuoi calzari!". Pensava di essere stato arguto a sufficienza per rispondere al quesito del maestro. Ma in quel mentre si alz√≤ il monaco sguattero delle cucine e colp√¨ con violenza il secchio, facendo rovesciare l'acqua nella stanza. Fu lui il prescelto.

Alle volte affidarsi alle parole, anche le pi√Ļ argute, non indica che si sia in grado di definire davvero l'essenza della realt√†.

119

Il cammino verso la conoscenza

  Tosukan non era d'accordo con i sistemi di insegnamento dei monaci del Sud, che pretendevano di insegnare il Daharma senza lezioni sui sutra. Così, portandosi dietro un grosso rotolo scritto di suo pugno, si incamminò verso Sud, con l'intento di confutare il sistema di insegnamento che lì adottavano. Giunto nei pressi di un monastero, un'anziana lo accolse e gli offrì del the. "Cos'è quel rotolo che porti con te?". "E il mio commento al sutra Diamante" rispose orgoglioso Tosukan. Allora la donna disse di conoscere quel sutra:

Non si può trattenere la mente passata

Non si può trattenere la mente presente

Non si può trattenere la mente futura.

La donna chiese: "Quale mente ti proponi di utilizzare per bere questo thè?". Tutta la sicurezza di Tosukan si sciolse e capì che il cammino per lui era ancora lungo.

Quando una persona comprende di dover camminare con le proprie forze verso la liberazione, senza orpelli o sostegni di nessun genere, è già sulla buona strada per raggiungerla.

120

L'elefante

 

Un giorno un re radunò un certo numero di ciechi che non avevano mai fatto esperienza di un elefante e volle vedere cosa ne dicevano. Uno toccando una gamba disse:"L'elefante è simile ad un albero". Uno toccando una zanna disse:" L'elefante è simile ad un bastone". Uno toccandogli la proboscide disse: "L'elefante è simile ad un serpente".Uno toccandogli il ventre disse: "L'elefante è simile ad un muro". Uno toccandogli la coda disse:"L'elefante è simile ad una corda". E si misero tutti a discutere gli uni contro gli altri, ciascuno convinto della propri opinione. Il re li osservava divertito e disse:" E' indiscusso che l'elefante è simile solo all'elefante. Ma costoro per colpa delle loro errate percezioni non abbandonano i loro errori".

Spesso le guerre egli scontri tra gli uomini sono generati da nient'altro se non che da percezioni limitate o erronee. Per giungere alla verità  si deve liberare la mente da idee preconcette.

121

Il tempo

 

Trova il tempo di riflettere,è la fonte della forza;
trova il tempo di giocare,è il segreto della giovinezza;
trova il tempo di leggere,è la base del sapere;
trova il tempo di essere gentile,è la strada della felicità;
trova il tempo di sognare,è il sentiero che porta alle stelle;
trova il tempo di amare,è la vera gioia di vivere;
trova il tempo di essere contento,è la musica dell'anima!

 
122

Il sacrilegio

  Un maestro Zen si trovava di notte durante un freddo inverno in cammino e sulla strada trovò un tempio. Vi si rifugiò e, per non morire congelato, prese una statua lignea che raffigurava il Buddha all'interno del tempio e la bruciò. Sentito il crepitio del fuoco, si svegliò il sacerdote del tempio e accorse spaventato credendo che fosse scoppiato un incendio. Vedendo invece il maestro che aveva deliberatamente bruciato la statua, diede in escandescenze, chiamandolo sacrilegio e uccisore del Buddha. Allora il maestro prese un bastone e iniziò a rimestare le braci.

"Che cosa credi di fare? - chiese il sacerdote scandalizzato - Non riuscirai a recuperare la statua!" "Sto cercando le ossa del Buddha" fece serafico il maestro. "Ma le statue non hanno ossa!" esclamò il sacerdote. "Allora portami un'altra statua da bruciare perchè ho ancora freddo!"

I due personaggi mostrano i due atteggiamenti che si possono avere nei confronti della religione. Quello di adesione alle formalità, come per il sacerdote, capace di sacrificare una vita umana pur di salvare una statua. Quello invece di adesione sostanziale al sacro, come per il maestro , che ha saputo scindere la sacralità del Buddha dall'esteriorità di un simulacro ligneo.

123

L'anima tormentata

  Un discepolo si disperava perchè la sua anima era tormentata. Allora si recò al maestro per trovare soluzione al suo problema e gli disse: " Ti prego dà pace alla mia anima tormentata!". Il maestro gli rispose: " Se mi porti qui la tua anima saprò come calmarla." Ma come faccio? L'anima non è cosa che si può trovare e portare!". "Allora vedi che è già in pace ?" rispose il maestro.  

Spesso molti nostri problemi non sono altro che fantasie che noi stessi generiamo e in cui crediamo. Molte delle sofferenze di cui ci circondiamo non sono altro che prodotti della nostra mente, che ci schiavizzano, quando dovremmo noi a risultarne i padroni..

124

Il the

  Un filosofo era curioso di conoscere i precetti dello Zen, perciò si recò da un maestro che lo accolse benevolmente e iniziò a servirgli del the. Il maestro osservava il suo ospite e frattanto versava il the, versava il the, versava il the..La tazza era ormai piena e la bevanda cominciò a traboccare e a spandersi sul vassoio, ma ancora il maestro versava il the.Il filosofo, credendo che si fosse distratto, lo avvertì che la tazza era già piena.allora il maestro rispose: "Così come questa tazza, anche tu sei pieno di opinioni e di supposizioni. Come vuoi che io ti versi dentro degli insegnamenti Zen se prima non ti svuoti di ciò che già ti riempie?"

La mente che vuole davvero apprendere deve essere svuotata per imparare qualcosa di veramente nuovo.

125

Lentamente muore

  "Lentamente muore
chi diventa schiavo dell’abitudine,
ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi,
chi non cambia la marca,
chi non rischia e cambia colore dei vestiti,
chi non parla a chi non conosce.

Muore lentamente
chi evita una passione,
chi preferisce il nero sul bianco e i puntini sulle -i-
piuttosto che un insieme di emozioni,
proprio quelle che fanno brillare gli occhi,
quelle che fanno di uno sbadiglio un sorriso,
quelle che fanno battere il cuore davanti all’errore e ai sentimenti.

Lentamente muore
chi non capovolge il tavolo,
chi è infelice sul lavoro,
chi non rischia la certezza per l’incertezza,
per inseguire un sogno,
chi non permette almeno una volta nella vita
di fuggire ai consigli sensati."

Pace, Amore e Gioia infinita a tutti voi. 

126

Quando ho cominciato ad amarmi

 

Quando ho cominciato ad amarmi davvero, mi sono reso conto
che la sofferenza e il dolore emozionali sono solo un avvertimento
che mi dice di non vivere contro la mia verità.
Oggi so che questo si chiama
AUTENTICITA’

Quando ho cominciato ad amarmi davvero, ho capito
com’è imbarazzante aver voluto imporre a qualcuno i miei desideri,
pur sapendo che i tempi non erano maturi e la persona non era pronta,
anche se quella persona ero io.
Oggi so che questo si chiama
RISPETTO PER SE STESSI.

Quando ho cominciato ad amarmi davvero, ho smesso
di desiderare un’altra vita e mi sono accorto che tutto ciò che mi circonda
é un invito a crescere.
Oggi so che questo si chiama
MATURITA’.

Quando ho cominciato ad amarmi davvero, ho capito di trovarmi sempre
ed in ogni occasione al posto giusto nel momento giusto e che tutto quello
che succede va bene.
Da allora ho potuto stare tranquillo.
Oggi so che questo si chiama
RISPETTO PER SE STESSI.

Quando ho cominciato ad amarmi davvero,
ho smesso di privarmi del mio tempo libero
e di concepire progetti grandiosi per il futuro.
Oggi faccio solo ciò che mi procura gioia e divertimento,
ciò che amo e che mi fa ridere, a modo mio e con i miei ritmi.
Oggi so che questo si chiama
SINCERITA’.

 Quando ho cominciato ad amarmi davvero, mi sono liberato di tutto ciò
che non mi faceva del bene: cibi, persone, cose, situazioni e da tutto ciò
che mi tirava verso il basso allontanandomi da me stesso,
all‚Äôinizio lo chiamavo ‚Äúsano egoismo‚ÄĚ, ma oggi so che questo √®
AMORE DI SE’

Quando ho cominciato ad amarmi davvero,
ho smesso di voler avere sempre ragione.
E cosi ho commesso meno errori.
Oggi mi sono reso conto che questo si chiama
SEMPLICITA’.

Quando ho cominciato ad amarmi davvero,
mi sono rifiutato di vivere nel passato
e di preoccuparmi del mio futuro.
Ora vivo di piu nel momento presente, in cui TUTTO ha un luogo.
E’ la mia condizione di vita quotidiana e la chiamo
PERFEZIONE.

Quando ho cominciato ad amarmi davvero,
mi sono reso conto che il mio pensiero può
rendermi miserabile e malato.
Ma quando ho chiamato a raccolta le energie del mio cuore,
l’intelletto è diventato un compagno importante.
Oggi a questa unione do il nome di
SAGGEZZA DEL CUORE.

Non dobbiamo continuare a temere i contrasti,
i conflitti e i problemi con noi stessi e con gli altri
perché perfino le stelle, a volte, si scontrano fra loro dando origine
a nuovi mondi.
Oggi so che QUESTO è LA VITA.

 Charles Chaplin

127

La strada del proprio cuore

 

Avete la sensazione profonda di aver trovato la strada giusta?
Allora,  seguitela senza chiedere l'opinione di nessuno.
Se volete assolutamente porre delle domande, ponetele alla vostra anima, al vostro spirito, al vostro Dio interiore.
Obietterete che non avete mai ricevuto la minima risposta da loro: ebbene, vi sbagliate.
Ogni volta che interrogate il principio divino che è in voi, ricevete una risposta.
Se non la sentite, significa che i muri della vostra coscienza sono troppo spessi.
Diminuite lo spessore di quei muri, e constaterete che ogni volta vi viene data una risposta.
Quando avete bisogno di essere guidati, rivolgete la vostra domanda al Cielo: fatelo sinceramente, intensamente. 

Una volta espressa la domanda, non pensateci pi√Ļ: la risposta verr√†, entro un lasso di tempo pi√Ļ o meno lungo, tramite un animale,
un oggetto, una frase letta o ascoltata, l'incontro con una persona, un sogno.
Naturalmente, per riconoscerla bisogna saper essere attenti.
Se ci riuscirete, sarete stupiti nel vedere il modo in cui il mondo invisibile vi dà le sue risposte.


Omraam Mikha√ęl A√Įvanhov

128

Dio in te

 

La morte è una grande illusione...Vivete sempre nel presente. Non accettate nessun futuro che non sia il momento che state vivendo. Diventerà eterno, se glielo permettete. Non pensate mai quanto a lungo vivrete, perchè vivrete sempre. Pensate al vostro corpo come eterno, e lo diventerà. E' semplicemente così...Il mondo reale è dentro di voi... esiste solo dal punto di vista dell'emozione e non è dominato dalla logica, ma dall'azione dell'amore....Tutto questo paradiso di materia è stato creato solo per evocare sentimenti nell'anima...Per ottenere la saggezza (che) non è una comprensione intellettuale; è in verità, una comprensione emozionale, frutto dell'esperienza della vita...

(Ramtha)

129

Lava la ciotola 

 

Un novizio appena entrato in un monastero Zen era tutto compreso del suo nuovo destino e continuava a fare domande per seguire al meglio la disciplina. Giunse anche dinnanzi al maestro e gli chiese: "Sono appena entrato nel monastero e vorrei giungere quanto prima alla liberazione. Cosa devo fare?". Il maestro allora gli chiese se quel giorno aveva pranzato. "Sì" rispose il novizio, attendendo una grande rivelazione. "bene - fece il maestro - allora lava la ciotola!"

Il cammino per la liberazione non ha bisogno di gesti eclatanti, ma di riempire quei gesti quotidiani, anche quelli pi√Ļ semplici ed umili, del loro vero significato..

130

Le regole di Soyen Shaku maestro Zen 

 
  • Al mattino, prima di prepararti, accendi dell'incenso e medita.

  • Vai a dormire a un'ora precisa. Nutriti di cibo a intervalli regolari. Mangia con moderazione e mai fino al punto di saziet√†.

  • Ricevi un ospite con lo stesso atteggiamento che hai quando sei da solo. Quando sei da solo, mantieni lo stesso atteggiamento che hai nel ricevere un ospite.

  • Stai attento a quello che dici e qualsiasi cosa tu dica, mettila in pratica.

  • Quando un' opportunit√† arriva, non lasciarla scappare, ma pensa sempre due volte prima di metterti in azione.

  • Non avere rimpianti per il passato. Guarda al futuro.

  • Abbi l'attitudine senza paura di un eroe e il cuore amorevole di un bimbo.

  • Dopo essere andato a letto, dormi come se fossi entrato nel tuo ultimo sonno. Dopo che ti sei risvegliato, lascia il tuo letto immediatamente, come se gettassi via un paio di vecchie calzature.

 

 
131

La percezione costante

 

Tenno aveva già trascorso dieci anni di tirocinio in un tempio Zen ed era divenuto maestro. In un giorno di pioggia andò in visita a Nan-in, che sedeva nella sala di meditazione del tempio. Nan-in, appena lo vide, gli disse: "Vedo che sei venuto anche se il tempio è piovoso. Immagino che tu abbia dovuto calzare gli zoccoli alti di legno per non inzaccherarti i piedi e che ora tu li abbia lasciati fuori dalla stanza. Immagino anche che tu abbia dovuto lasciare l'ombrello. Ma dimmi: l'hai messo a destra o a sinistra degli zoccoli?".

Tenno si rese conto di non poter rispondere perchè non aveva fatto attenzione a quel gesto. Si rese anche conto di non essere pronto ancora per essere un maestro Zen e rimase come allievo di Nan-in nel tempio ancora sei anni prima di andarsene. Lì perfezionò il suo Zen in modo da essere cosciente ogni istante.

La consapevolezza di qualsiasi gesto, di qualsiasi parola, di qualsiasi accadimento è di per se  stessa una forma di meditazione, una meditazione che tende all'acuire i sensi del discepolo Zen fino a renderlo parte del fluire dell'Universo. La consapevolezza del presente è irrinunciabile a ad un vero maestro  Zen.

 

 

 
<precedente
torna su  

successiva >

Pin It

    Semi di riflessione

 I frutti : 132 - 148  Riflessioni archivio  1 - 2 - 3 - 4 - 5 - 6                                       

132

L'uomo Zen

  La dottrina Zen insegna l'importanza che ha per lo Zen  l'uomo di per sè , spogliato di qualsiasi orpello, carica o grado che sia. Solo nel nome e nella nuda presenza di un essere umano si può trovare l'essenza di una persona; se invece si dà retta al chiacchiericcio del mondo esterno, con le sue altisonanti strutture che mascherano la vera identità, si rischia di perdere il senso reale delle persone. 
133

L'allievo e le stelle

¬† Un giovane monaco si lamentava con un anziano maestro di non riuscire a giungere alla comprensione. Il maestro allora lo port√≤ una notte nel giardino del monastero e gli chiese: "Le vedi le stelle?". "S√¨" rispose l'allievo osservando la miriade di astri del firmamento. "La vedi quella stella l√†, la pi√Ļ luminosa?". Il monaco rispose che vedeva proprio quella stella l√† che intendeva indicargli il maestro."Allora la vedi quella stella a destra vicino a quella che ti ho indicato?"."Ma non c'√® nessuna stella a destra di quella luminosa!". Ribatt√® il giovane. Il maestro allora insistette e alla fine, dopo un p√≤ il giovane scorse una stella che subito non era visibile, ma che fissando pi√Ļ attentamente, emanava una debole luce a destra di quella pi√Ļ luminosa. "Ecco - allora disse il maestro - la comprensione √® come quella stella. Non devi essere in grado di capire se c'√® una stella, ma solo essere certo che ci sia, nonostante tu non possa vederla chiaramente. Quindi per la tua saggezza, non serve che tu giunga a capire, basta che tu creda che ci sia!". L'allievo allora si stup√¨ di tale insegnamento e ringrazi√≤ il maestro per tanta saggezza elargita. ma subito volle sapere: "Maestro, ma come hai potuto sapere che quella stella ne avesse una vicina cos√¨ poco visibile?". Il maestro disse:"Non sono nemmeno convinto che abbiamo guardato la stessa stella, ma si pu√≤ giungere alla comprensione se solo ci si affida al credere piuttosto che al sapere".
134

I bambini cambieranno il mondo

 

Non insegnate ai bambini non insegnate la vostra morale
è così stanca e malata potrebbe far male
forse una grave imprudenza è lasciarli in balia di una falsa coscienza.

Non elogiate il pensiero che √® sempre pi√Ļ raro
non indicate per loro una via conosciuta
ma se proprio volete insegnate soltanto la magia della vita.

Giro giro tondo cambia il mondo.

Non insegnate ai bambini non divulgate illusioni sociali
non gli riempite il futuro di vecchi ideali
l'unica cosa sicura è tenerli lontano dalla nostra cultura.

Non esaltate il talento che √® sempre pi√Ļ spento
non li avviate al bel canto, al teatro alla danza
ma se proprio volete raccontategli il sogno di un'antica speranza.

Non insegnate ai bambini ma coltivate voi stessi il cuore e la mente
stategli sempre vicini date fiducia all'amore il resto è niente.

Giro giro tondo cambia il mondo.
Giro giro tondo cambia il mondo.

Giorgio Gaber

Ecco l'antidoto alle miserie della mente e alla manipolazione del mondo, ogni genitore e ogni insegnante, dovrebbe instillare giornalmente gocce di saggezza ai piccoli uomini, ed essere sempre pi√Ļ attento e consapevole di cosa non va pi√Ļ fatto per impedire ai pochi di controllare i molti.
Libero nella coscienza, senza razza, senza nazione, senza religione un bambino non potr√† pi√Ļ essere un papa, un iman, un rabbino, un politico, un banchiere, un soldato.
Libero nella coscienza un bambino potr√† solo essere se stesso, non sar√† manipolabile e dar√† vita a figli ancora pi√Ļ liberi e ancora pi√Ļ forti.

QUESTO E' IL NOSTRO COMPITO!

135

Semina

 

Semina, semina

Quello che conta è seminare…
 
Semina con un tuo sorriso
con un tuo saluto.
 
Semina con un tuo dolce sguardo
con un caloroso abbraccio.
 
Semina in ogni occasione e circostanza
con coraggio ed entusiasmo !
 
Semina con Fede
ma soprattutto con Amore;
così che il tuo seminare diventi fecondo.
 
E se il seme cadrà su un arido terreno
senza produrre né fiori né frutto
rimarrà comunque in te
la Gioia di aver seminato.
 
136

Rovina e perdita

 

Un albero che un uomo riesce appena ad abbracciare è nato da un ramoscello sottile quanto un pelo; una torre di nove piani è sorta da un mucchio di terra; un viaggio di mille miglia comincia da sotto i piedi. Chi fa qualcosa la rovina e chi la tiene la perde. Perciò il saggio non fa e perciò non rovina, non tiene e perciò non perde.

Lao Tzu

137

"La vita"

 


Com'è imbarazzante aver voluto imporre a
qualcuno i miei desideri,
pur sapendo che i tempi non erano maturi e la persona non era pronta,
anche se quella persona ero io. Oggi so che questo si chiama
"rispetto".
Quando ho cominciato ad amarmi davvero, ho smesso di desiderare
un'altra vita e mi sono accorto che tutto ciò che mi circonda è un
invito a crescere. Oggi so che questo si chiama "maturità"...
Quando ho cominciato ad amarmi davvero, ho capito di trovarmi sempre
ed in ogni occasione al posto giusto nel momento giusto e che tutto
quello che succede va bene. Da allora ho potuto stare tranquillo. Oggi
so che questo si chiama "stare in pace con se stessi".
Quando ho cominciato ad amarmi davvero, ho smesso di privarmi del mio
tempo libero e di concepire progetti grandiosi per il futuro. Oggi
faccio solo ciò che mi procura gioia e divertimento, ciò che amo e che
mi fa ridere, a modo mio e con i miei ritmi. Oggi so che questo si
chiama "sincerità".
Quando ho cominciato ad amarmi davvero, mi sono liberato di tutto ciò
che non mi faceva del bene: persone, cose, situazioni e tutto ciò che
mi tirava verso il basso allontanandomi da me stesso... all'inizio lo
chiamavo "sano egoismo"... ma oggi so che questo è "amore di sé".
Quando ho cominciato ad amarmi davvero, ho smesso di voler avere
sempre ragione. E così ho commesso meno errori. Oggi mi sono reso
conto che questo si chiama "semplicità".
Quando ho cominciato ad amarmi davvero, mi sono rifiutato di vivere
nel passato e di preoccuparmi del mio futuro. Ora vivo di pi√Ļ nel
momento presente, in cui tutto ha un luogo. √ą la mia condizione di
vita quotidiana e la chiamo "perfezione". Quando ho cominciato ad
amarmi davvero, mi sono reso conto che il mio pensiero può rendermi
miserabile e malato. Ma quando ho chiamato a raccolta le energie del
mio cuore, l'intelletto è diventato un compagno importante. Oggi a
questa unione do il nome di "saggezza interiore".
Non dobbiamo continuare a temere i contrasti, i conflitti e i problemi
con noi stessi e con gli altri perché perfino le stelle, a volte, si
scontrano fra loro dando origine a nuovi mondi. Oggi so che tutto
questo è "la vita".

Charlie Chaplin

138

Prima

 


Prima di reagire, PENSA!
prima di parlare, ASCOLTA!
prima di criticare, ASPETTA!
prima di pregare, PERDONA!
prima di pretendere, DONA!
prima di arrenderti, PROVACI!
(Madre Teresa)

139

Giordano Bruno

 

"Non so quando, ma so che in tanti siamo venuti in questo secolo per sviluppare arti e scienze, porre i semi della nuova cultura che fiorirà, inattesa, improvvisa, proprio quando il potere si illuderà di aver vinto."

17 febbraio 1600 Giordano Bruno filosofo,veniva arso vivo a Roma in Campo dei Fiori con la lingua serrata da una morsa perché non parlasse.

¬ęNon temo niente e non mi pento di niente, non ho materia di cui pentirmi e non so di che cosa mi debba pentire¬Ľ.

 

 

Preghiera del Fuoco Comunità del' Arca 

140

Siamo tutti passanti e pellegrini.

Accendiamo dunque un fuoco all' incrocio,

all' indirizzo dello Spirito Eterno.

Chiudiamo il cerchio

e facciamo di questo luogo un luogo Sacro,

perché il tempo è giunto

di adorare in Spirito e Verità,

di rendere grazie

in tutti i luoghi e tutti i tempi.

 Mettiamo un termine al tempo

e rendiamoci presenti al presente.

 Il Fuoco è il presente che brucia e brilla,

è il sacrificio di ciò che brucia,

il calore della Vita e la Gioia degli occhi.

E' la morte delle cose morte

e il loro ritorno alla Vita,

l' apparenza che si consuma

e la sostanza che appare.

 Cantiamo Gloria nella lingua del Fuoco,

evidente e chiara a tutti gli uomini.

 A voi, gente che passate

sulla strada dei Quattro Venti,

entrate nel cerchio e dateci la mano.

Soffia su di noi, Spirito Eterno,

perché la nostra preghiera salga in fiamma…

Estratto da…

Preghiera del Fuoco Comunità del' Arca 

141

Felicità

 

La felicità è un atteggiamento mentale che nasce dalla semplice determinazione di essere felice in tutte le circostanze esteriori. La felicità non sta nelle cose, o nelle conquiste terrene. Essa è l'oro luccicante della nostra natura interiore sepolto sotto il fango dell'esteriore desiderio dei sensi.

Quando saprai che niente all'infuori di te può colpirti, nè il fallimento, nè l'incomprensione degli altri, allora tu saprai di aver trovato la vera felicità.

 Decidi fortemente di tenere questa fiamma sempre accesa nel tuo cuore.

J. Donald Walters

142

I due lupi

 

 

Un vecchio indiano Cherokee è seduto di fronte al tramonto con suo nipote, quando d'improvviso il bambino rompe l'incanto di questa contemplazione e rivolge al nonno una domanda molto seria per la sua età.

"Nonno perchè gli uomini combattono?"

 

Il vecchio con gli occhi rivolti al sole calante, al giorno che stava perdendo la sua battaglia con la

notte, parl√≤ con voce calma: "Per ogni uomo c'√® sempre una battaglia che aspetta di essere combattuta, da vincere o da perdere. Perch√® lo scontro pi√Ļ feroce √® quello che avviene fra i due lupi."

"Quali lupi nonno?" "Quelli che ogni uomo porta dentro di sé".

Il bambino non riusciva a capire, ma attese che il nonno rompesse l'attimo di silenzio che aveva

lasciato cadere fra loro, forse per accendere la sua curiosità. Infine il vecchio, che aveva dentro sé la saggezza del tempo, riprese con tono calmo.

"Ci sono due lupi in ognuno di noi. Uno è cattivo, vive di odio, gelosia, invidia, risentimento, falso

orgoglio, bugie, egoismo."

Il vecchio fece di nuovo una pausa, questa volta per dargli modo di capire quello che aveva appena

detto.

"E l'altro?"

"L'altro è il lupo buono. Vive di pace, amore, speranza, generosità, compassione, umiltà e fede"

Il bambino rimase a pensare un istante a quello che il nonno gli aveva appena raccontato. Poi diede voce alla sua curiosità e al suo pensiero.

"E quale lupo vince?"

Il vecchio cherokee si girò a guardarlo e rispose con i suoi occhi puliti.

"Quello che nutri di pi√Ļ".

Racconto Cherokee

143

Il guerriero della luce

 

 

(...) Un Guerriero della Luce è colui che è capace di comprendere il miracolo della Vita e di lottare fino alla fine per qualcosa in cui crede. (...)

(...) Un Guerriero della Luce condivide il proprio mondo con coloro che ama. Cerca di esortarli a fare ciò che desidererebbero, ma che evitano per mancanza di coraggio.

In quei momenti, compare l'Avversario con due tavole in mano.

Su una √® scritto: "Pensa di pi√Ļ a te. Riserva per te stesso le benedizioni, o finirai per perdere tutto."
Sull'altra si legge: "Chi sei tu per aiutare gli altri? Riesci forse a vedere i tuoi difetti?"

Un Guerriero sa di avere dei difetti. Ma sa anche di non poter crescere da solo, e di non poter allontanarsi dai compagni.
Allora scaglia le due tavole per terra, pur pensando che contengono un fondo di verità. Le tavole diventano polvere, e il guerriero continua a esortare chi gli sta vicino. (...)

 

Considerazioni personali:

Il Guerriero della Luce sente di avere un compito ben preciso:

divulgare agli altri Pellegrini Viandanti sul Sentiero, le Perle di Saggezza trovate e raccolte lungo il suo Cammino.

Il suo compito è quello, la sua Missione passa attraverso la condivisione.

Ma si ferma lì, non va oltre.

Il Guerriero della Luce non deve convincere nessuno della validità di ciò che afferma nella sua condivisione…

gli altri Fratelli Viandanti sono liberi di accogliere o rigettare quanto lui dice.

Al Guerriero della Luce non importa cosa ne faranno gli altri Viandanti delle sue parole e dei suoi esempi…la sua Missione consiste solo nella divulgazione e condivisione.

Il Guerriero della Luce sa bene che le sue parole avranno diverso destino: qualcuno le calpesterà, qualche altro le deriderà, altri le custodiranno e ne faranno tesoro.

Chi si spinge oltre, cercando di convincere gli altri di ciò che afferma, non potrà mai considerarsi un Vero Guerriero della Luce.

 

(da:"Manuale del Guerriero della Luce" di Paulo Coelho )

http://lucideimaestri.altervista.org

144

Gridare o sussurrare

 

Un giorno, un Maestro indiano fece la seguente domanda ai suoi discepoli:
‚ÄúPerch√© le persone gridano quando sono arrabbiate?‚ÄĚ
‚ÄúGridano perch√© perdono la calma‚ÄĚ rispose uno di loro.
‚ÄúMa perch√© gridare se la persona sta al suo lato?‚ÄĚ disse nuovamente il Maestro.
‚ÄúBene, gridiamo perch√© desideriamo che l‚Äôaltra persona ci ascolti‚ÄĚ replic√≤ un altro discepolo.

 

E il Maestro torn√≤ a domandare: ‚ÄúAllora non √® possibile parlargli a voce bassa?‚ÄĚ

Varie altre risposte furono date, ma nessuna convinse il Maestro.


Allora egli esclam√≤:‚ÄúVoi sapete perch√© si grida contro un‚Äôaltra persona quando si √® arrabbiati? Il fatto √® che quando due persone sono arrabbiate i loro cuori si allontanano molto. Per coprire questa distanza bisogna gridare per potersi ascoltare. Quanto pi√Ļ arrabbiati sono tanto pi√Ļ forte dovranno gridare per sentirsi l‚Äôuno con l‚Äôaltro. D‚Äôaltra parte, che succede quando due persone sono innamorate? Loro non gridano, parlano soavemente. E perch√©?
Perch√© i loro cuori sono molto vicini. La distanza tra loro √® piccola. A volte sono talmente vicini i loro cuori che neanche parlano, solamente sussurrano. E quando l‚Äôamore √® pi√Ļ intenso non √® necessario nemmeno sussurrare, basta guardarsi. I loro cuori si intendono. E‚Äô questo che accade quando due persone che si amano si avvicinano.‚ÄĚ


Infine il Maestro concluse dicendo: ‚ÄúQuando voi discuterete non lasciate che i vostri cuori si allontanino, non dite parole che li possano distanziare di pi√Ļ, perch√© arriver√† un giorno in cui la distanza sar√† tanta che non incontreranno mai pi√Ļ la strada per tornare.‚ÄĚ

 
145

ALESSANDRO MAGNO

 

Sul punto di morte Alessandro Magno convocò i suoi generali e dettò loro le sue ultime

tre volontà:

1 ‚Äď Che la sua bara fosse trasportata sulle spalle dai medici del tempo.

2 ‚Äď Che i tesori che aveva conquistato (oro, gioielli e quanto altro) fossero sparsi sulla

strada verso la tomba.

3 ‚Äď Che le sue mani fossero lasciate penzolare fuori dalla bara alla vista di tutti.

Uno dei generali, perplesso per le insolite volontà, chiese ad Alessandro quale fosse il

motivo!

Alessandro Magno rispose:

1 ‚Äď Voglio che siano proprio i medici a trasportare il mio feretro per dimostrare che

non hanno potere di guarigione davanti alla morte.

2 ‚Äď Voglio il suolo ricoperto dai miei tesori per ricordare che i beni materiali qu√¨

conquistati, quì restano.

3 ‚Äď Voglio le mie mani al vento, perch√© la gente veda che veniamo a mani vuote e a

mani vuote andiamo via. 
146

Inte rvista a Dio.

 

 

E così vorresti intervistarmi chiese Dio?

"Se ne hai il tempo" risposi io

Dio sorrise:

"Il mio tempo è l'eternità"

"Che domande hai in mente per me?"

"Che cosa ti sorprende di pi√Ļ degli uomini?"

Dio rispose:

"Che si stancano di essere bambini,hanno fretta

di crescere e poi....vorrebbero tornare bambini!"

"Che perdono la loro salute per fare soldi e poi

perdono i loro soldi per riacquistare la salute"

"Che pensano con ansia al futuro,

dimenticando il presente; così che non

vivono nè il presente nè il futuro."

"Che vivono come se non dovessero morire mai

e muoiono come se non avessero mai vissuto"

La mano di Dio prese la mia,e rimanemmo in

silenzio per un pò.

E dopo io chiesi:

"Quali sono le lezioni della vita che vuoi dare

ai tuoi figli?"

Dio rispose con un sorriso:

"Voglio che imparino che non possono costringere

nessuno ad amarli. Ciò che possono fare è amare

senza riserve e lasciarsi amare."

"Voglio che imparino che non è bene paragonarsi

agli altri.

Che la persona ricca non √® quella che guadagna di pi√Ļ,

ma chi ha bisogno solo dell'essenziale"

Imparino a dimenticare praticando il perdono.

Sappiano che ci sono persone che li amano profondamente,

ma semplicemente non sanno come esprimere o mostrare

i loro sentimenti.

Imparino che due persone possono osservare la stessa

cosa ma vederla in due modi diversi"  

"Grazie per il tuo tempo dissi io umilmente"

"C'è qualcos'altro che vuoi che i tuoi figli sappiano?"

Dio sorrise e disse:

"Sappiano che sono qui"

"SEMPRE"

147

La legge delle 12 P e 2 A

 
  • PRIMA

  • PENSA

  • POI

  • AGISCI

  • PERCHE'

  • AZIONE

  • POCO

  • PENSATA

  • PRIMA

  • POI

  • PUO'

  • PRODURRE

  • PERENNI

  • PENTIMENTI

 
148

La vera natura

 

Uno studente  si recò dal suo maestro Zen, afflitto perchè gli accadeva di essere preda di collere irrefrenabili. Non era degno di uno studente zen  essere preda di collere irrefrenabili. Non era degno di uno studente zen cedere alle passioni, perciò chiese consiglio al maestro. Il maestro gli chiese allora di fargli vedere uno degli attacchi terribili di collera che descriveva.

"Ma maestro, non sono cose che posso mostrare ora. Mi capitano all'improvviso, senza che me ne renda conto." rispose lo studente.

"Se è così, allora non è la tua vera natura, altrimenti potresti mostrarmi la collera in ogni istante. Non è la natura che ti ha assegnato tua madre alla nascita, nè te l'ha passata in eredità. Ora che cosa mi dici?"

Lo studente comprese

Alle volte siamo schiavi di sentimenti e passioni che pensiamo ingovernabili. Ma non sono la nostra vera natura. Basta quindi far riferimento al nostro vero essere per trovare soluzione a molti atteggiamenti erronei.

<precedente
torna su  

successiva >

Pin It

 

 

    Semi di riflessione

 I frutti : 28-53  Riflessioni archivio  1 - 2 - 3 - 4 - 5 - 6  

53

La dottrina delle indulgenze

 

La dottrina delle indulgenze nasce dalla convinzione che Cristo, la Vergine e i Santi avessero guadagnato un surplus di meriti durante la loro vita, meriti che la Chiesa può amministrare in terra e che i peccatori possono in qualche modo acquistare evitando, così, un lungo soggiorno in Purgatorio.

L‚Äôeccesso di questa pratica si raggiunse col pontificato di Giovanni De Medici, Leone X (1513-1521), che, a nostro modesto parere, segna uno dei punti pi√Ļ alti della corruzione umana.

Egli lanciò una spregiudicata politica di vendita delle indulgenze.

Degli autentici piazzisti precorsero l‚ÄôEuropa vendendo ‚Äúlettere di indulgenza‚ÄĚ, quasi dei buoni benzina, che potevano essere comperati senza grosse formalit√†, cosa che procur√≤ scandalo in molti genuini credenti.

Nel 1517 fu divulgata la Taxa Camarae, un elenco delle indulgenze per i vari peccati, con relativo tariffario, che riportiamo qui sotto senz’altri commenti: 1)l’ecclesiastico che incorresse in peccato carnale, sia con suore, sia con cugine, nipoti o figliocce, sia, infine, con un’altra qualsiasi donna, sarà assolto, mediante il pagamento di 67 libbre, 12 soldi.

2)     Se l’ecclesiastico, oltre al peccato di fornicazione, chiedesse di essere assolto dal peccato contro natura o di bestialità., dovrà pagare 219 libbre, 15 soldi. Ma se avesse commesso il peccato con bambini o bestie e non con una donna, pagherà solamente 131 libbre, 15 soldi.

3)     Il sacerdote che deflorasse una vergine, pagherà 2 libbre, 8 soldi.

4)¬†¬†¬†¬† La religiosa che ambisse alla dignit√† di abbadessa dopo essersi data a uno o pi√Ļ uomini simultaneamente o successivamente, all‚Äôinterno o fuori del convento, pagher√† 131 libbre, 15 soldi.

5)     I sacerdoti che volessero vivere in concubinato con i loro parenti, pagheranno 76 libbre, 1 soldo (cioè continueranno a vivere in concubinato?).

6)     Per ogni peccato di lussuria, commesso da un laico, l’assoluzione costerà 27 libbre, 1 soldo. Per gli incesti si aggiungerà, a coscienza, 4 libbre.

7)     La donna adultera che chieda l’assoluzione per restare libera da ogni processo e avere ampie dispense a continuare i propri rapporti illeciti, pagherà al Papa 87 libbre, 3 soldi. In caso analogo, il marito pagherà uguale somma; se avessero commesso incesto con in propri figli aggiungeranno, a coscienza, 6 libbre.

8)     L’assoluzione e la sicurezza di non essere perseguiti per crimini di rapina, furto o incendio, costerà ai colpevoli 131 libbre, 7 soldi.

9)     L’assoluzione dell’assassinio semplice commesso sulla persona di un laico si stabilisce in 15 libbre, 4 soldi.

10)¬† Se l‚Äôassassino avesse dato la morte a due o pi√Ļ uomini in uno stesso giorno, pagher√† come se ne avesse assassinato uno solo.

11)  Il marito che infliggesse maltrattamenti a sua moglie, pagherà alle casse della cancelleria 3 libbre, 4 soldi; se fosse uccisa, pagherà 17 libbre, 15 soldi, e se le avesse dato morte per sposarsi con un’altra, pagherà inoltre, 32 libbre, 9 soldi. Coloro che avessero aiutato il marito a perpetrare il crimine saranno assolti mediante il pagamento di 2 libbre a testa.

12)¬† Chi affogasse suo figlio, pagher√† 17 libbre, 15 soldi (ossia 2 libbre in pi√Ļ che per uccidere uno sconosciuto), e se a uccidere fossero il padre e la madre di comune accordo, pagheranno 27 libbre, 1 soldo per l‚Äôassoluzione.

13)  La donna che distruggesse il figlio che porta nel suo ventre, e il padre che avesse contribuito alla realizzazione del crimine, pagheranno 17 libbre, 15 soldi ognuno. Colui che facilitasse l’aborto di una creatura che non fosse suo figlio, pagherà una libbra di meno.

14)  Per l’assassinio di un fratello, una sorella, una madre o un padre, si pagherà 17 libre, 15 soldi.

15)  Colui che uccidesse un vescovo o un prelato di gerarchia superiore, pagherà 161 libbre, 14 soldi, 6 denari.

16)¬† Se l‚Äôassassino avesse dato la porte a pi√Ļ sacerdoti in varie occasioni, pagher√† 137 libbre, 6 soldi, per la prima uccisione, e met√† per quelle successive.

17)  Il vescovo o abate che commettesse omicidio per imboscata, incidente o per necessità, pagherà, per raggiungere l’assoluzione, 179 libbre, 14 soldi,

18)  Colui che in anticipo volesse comperare l’assoluzione di ogni omicidio incidentale che potesse perpetrare in futuro, pagherà 168 libbre, 15 soldi.

19)  L’eretico che si convertisse, pagherà per l’assoluzione 269 libbre. Il figlio dell’eretico arso, impiccato o giustiziato in qualsiasi altra forma potrà essere riabilitato mediante il pagamento di 218 libbre, 16 soldi, 9 denari.

20)  L’ecclesiastico che non potendo pagare i propri debiti volesse liberarsi dall’essere processato dai creditori, consegnerà al Pontefice 17 libbre, 8 soldi, 6 denari e gli sarà perdonato il debito.

21)  Sarà concessa la licenza per installare posti di vendita di vari generi sotto i portici delle chiese, sarà concesso mediante il pagamento di 45 libbre, 19 soldi, 3 denari.

22)  Il debito di contrabbando e frode ai diritti del principe, costerà 87 libbre, 3 denari.

23)  La città che ambisse per i suoi abitanti o per i suoi sacerdoti, frati o monache, la licenza di mangiare carne o latticini in epoche in cui è proibito, pagherà 781 libbre, 10 soldi.

24)  Il monastero che volesse variare la regola e vivere con minore astinenza di quella prescritta, pagherà 146 libbre, 5 soldi.

25)  Il frate che per migliore convenienza o gusto volesse passare la vita in un eremo con una donna, consegnerà al tesoro pontificio 45 libbre, 19 soldi.

26)  L’apostata vagabondo che volesse vivere senza ostacoli, pagherà uguale quantità per l’assoluzione.

27)  Uguale quantità pagheranno i religiosi, siano questi secolari o regolari, che volessero viaggiare in abiti da laico.

28)  Il figlio bastardo di un sacerdote che volesse essere preferito per succedere nella cura al padre, pagherà 27 libbre, 1 soldo.

29)  Il bastardo che volesse ricevere ordini sacri e goderne i benefici, pagherà 15 libbre, 18 soldi, 6 denari.

30)  Il figlio di genitori sconosciuti che voglia entrare negli ordini, pagherà al tesoro pontificio 27 libbre, 1 soldo.

31)  I laici contraffatti o deformi che vogliano ricevere ordini sacri e possedere benefici, pagheranno alla cancelleria apostolica, 58 libbre e 2 soldi.

32)  Uguale somma pagherà il guercio dell’occhio destro, mentre il guercio dell’occhio sinistro pagherà al Papa 10 libbre, 7 soldi. Gli strabici pagheranno 45 libbre, 3 soldi.

33)  Gli eunuchi che volessero entrare negli ordini, pagheranno la quantità di 310 libbre, 15 soldi.

34)  Colui che per simonia volesse acquistare uno o molti benefici, s’indirizzerà ai tesorieri del Papa, che gli venderanno il diritto a un prezzo modico.

35)  Colui che per aver mancato un giuramento volesse evitare ogni persecuzione e liberarsi di ogni tipo d’infamia, pagherà al Papa 131 libbre, 15 soldi. Inoltre consegnerà 3 libbre per ognuno di coloro che erano stati garantiti.

¬†¬†Come si vede, non c‚Äô√® alcun delitto, nemmeno il pi√Ļ orrendo, che non possa essere perdonato pagando. Il cielo √® democraticamente aperto a tutti, uomini e donne, clerici e laici, non importa se abbiano violentato bambini e adulti, assassinato una o pi√Ļ persone, truffato. Basta pagare.

In quegli anni il domenicano Tetzel percorse la Germania vendendo lettere di indulgenza.

Ecco come Lutero pi√Ļ tardi descriver√† il suo operato:

  “… gli erano stati elargiti dal Papa poteri e grazia in tal quantità che, se qualcuno avesse violato o messo incinta la Vergine Maria, lui avrebbe perdonato quel peccato, non appena fosse stata depositata nella sua bisaccia una somma sufficiente di danaro …

Ha redento pi√Ļ anime lui con le indulgenze che San Pietro con le sue prediche; quando veniva messa nella sua bisaccia un denaro per il purgatorio ‚Ķ l‚Äôanima si levava immediatamente verso il paradiso; non v‚Äôera nessun bisogno di provare dolore o pentimento per un peccato, se si potevano compare le indulgenza o le lettere d‚Äôindulgenza.

Tetzel vendeva anche il diritto di poter peccare in futuro ‚Ķ qualunque cosa poteva essere garantita in cambio del denaro.‚ÄĚ

 
52

Le piccole cose

 

Quando ci s’impegna nella vita spirituale, la cosa essenziale è rinforzarsi e, per farlo, bisogna cominciare modestamente, esercitandosi nelle piccole cose.
Infatti, non è tanto quello che realizzate che conta, ma il fatto che vi state rinforzando.
Ecco perch√© non dovete lanciarvi subito in grandi imprese: vi esporreste a dei fallimenti. Fallire non √® poi cos√¨ grave in s√©, ma ad ogni insuccesso rischiate di perdere un po‚Äô pi√Ļ di fede e di fiducia e, quando dentro di voi la fede e la fiducia diminuiscono, anche le forze legate ad esse diminuiscono. Se vi dico di iniziare dalle piccole cose √® perch√© so che il successo riportato nelle piccole cose aumenta la fede per affrontare quelle grandi.‚ÄĚ

Omraam Mikha√ęl A√Įvanhov

51 Invito  della Follia

 

La Follia decise di invitare i suoi amici a prendere un caffè  da lei.
Dopo il caffè, la Follia   propose: "Si gioca a nascondino?".
"Nascondino? Che cos'è?" - domandò la Curiosità."Nascondino è un gioco. Io conto fino a cento e voi vi nascondete.Quando avrò terminato  di contare, cercherò e il primo che troverò sarà il prossimo a contare". Accettarono tutti ad  eccezione della Paura e della Pigrizia.
"1,2,3. - la Follia   cominciò a contare.  

La fretta si nascose per prima, dove le  capitò.

La Timidezza, timida come sempre, si nascose in un gruppo d'alberi.

La Gioia corse in mezzo al  giardino.

La Tristezza  cominciò a piangere, perché non trovava un angolo adatto per nascondersi.

L'Invidia si unì al Trionfo  e si nascose accanto a lui dietro un sasso.

La follia continuava a contare mentre i suoi amici si nascondevano.

La Disperazione era  disperata vedendo che la Follia era  gia a novantanove.

"CENTO! - gridò la Follia - Comincerò a  cercare."La prima ad essere trovata fu la Curiosità , poiché  non aveva potuto impedirsi di  uscire per vedere chi sarebbe stato il primo ad essere scoperto.Guardando da una parte, la  Follia vide il Dubbio sopra un recinto che non sapeva da quale lato si sarebbe meglio nascosto.E così di seguito scoprì la Gioia , la Tristezza , la Timidezza.Quando tutti erano riuniti, la  Curiosità domandò: "Dov'è l'Amore?".Nessuno l'aveva visto.La Follia cominciò a cercarlo. Cercò in cima ad una montagna, nei fiumi sotto le rocce.

Ma non  trovò l'Amore.
Cercando da  tutte  le  parti, la Follia vide un rosaio, prese un pezzo di legno e cominciò cercare tra i rami, allorché ad  un tratto sentì un grido.
Era l'Amore, che gridava perché una spina gli aveva forato un occhio.
La Follia non sapeva  che cosa fare.
Si scusò,implorò l'Amore per avere il suo perdono e arrivò fino a promettergli di seguirlo per sempre.

L'Amore accettò le  scuse.

Ed ecco perché, ancora oggi,  l'Amore è cieco e la Follia lo accompagna  sempre.

50 l' ostacolo

 

In tempi antichi un re fece collocare una pietra enorme in mezzo ad una strada. Quindi, nascondendosi, rimase ad osservare per vedere se qualcuno si prendeva la briga di togliere la grande roccia in mezzo alla strada.

Alcuni mercanti ed altri sudditi molto ricchi passarono da lì e si limitarono a girare attorno alla pietra. Alcuni persino protestarono contro il re dicendo che non manteneva le strade pulite, ma nessuno di loro provò a muovere la pietra da lì. Ad un certo punto passò un campagnolo con un grande carico di verdure sulle spalle; avvicinandosi all'immensa roccia poggiò il carico al lato della strada tentando di rimuovere la roccia.

Dopo molta fatica e sudore riuscì finalmente a muovere la pietra spostandola al bordo della strada. Tornò indietro a prendere il suo carico e notò che c'era una piccola borsa

nel luogo in cui prima stava la pietra La borsa conteneva molte monete d'oro e una lettera scritta dal re che diceva  che quell'oro era per la persona che avesse rimosso la pietra dalla strada. Il campagnolo imparò quello che molti di noi neanche comprendono: "Tutti gli ostacoli sono un'opportunità per migliorare la nostra condizione".

49 Il potere della scelta

 

Se pensiamo prima di agire e se agiamo confrontandoci con i nostri valori, possiamo mettere in ginocchio [migliorare, n.d.r.] il sistema.

Ecco perché la politica si fa ogni momento della vita: al supermercato, in banca, sul posto di lavoro, all’edicola, in cucina, nel tempo libero, quando ci si sposa. Scegliendo cosa leggere, quale lavoro svolgere, che cosa e quanto consumare, da chi comprare, come viaggiare, a chi affidare i nostri risparmi, rafforziamo un modello economico sostenibile o di saccheggio, sosteniamo imprese responsabili o vampiresche, contribuiamo a costruire la democrazia o a demolirla, sosteniamo una economia solidale e dei diritti o un’economia animalesca di sopraffazione reciproca. In effetti, la società è il risultato di regole e comportamenti e se tutti ci comportassimo in maniera consapevole, responsabile, equa, solidale, sobria, non solo daremmo un altro volto al nostro mondo, ma obbligheremmo il sistema a cambiare le sue regole, perché nessun potere riesce a sopravvivere di fronte a una massa che pensa e fa trionfare la coerenza sopra la codardia, l’impegno sopra il quieto vivere, l’equità sopra le piccole avidità.

 

Tratto da: ‚ÄúSobriet√†‚ÄĚ di Francesco Gesualdi (edizioni Feltrinelli). ¬†

48 Troppo tardi

 

Se sei innamorato di qualcuno, però questa persona

non lo sa.... diglielo.

 Magari oggi anche questa persona è innamorata di te 

 e, se non glielo dici oggi, può darsi che domani sia troppo tardi.

                                    

 Se sei arrabbiato con qualcuno, e nessuno dei due 

 fa nulla per sistemare le cose... fallo tu.

 Può darsi che oggi questa persona voglia ancora essere tua amica,

 e se non fai qualcosa, forse domani potrebbe essere troppo tardi

 

 Se muori dalla voglia di dare un bacio

a qualcuno... daglielo.

Forse anche questa persona vorrebbe avere un tuo bacio,

e se non glielo dai oggi,

può darsi che domani sia troppo tardi. 

 

Se ami ancora una persona che credi

ti abbia dimenticato... diglielo.

Forse questa persona ha sempre continuato ad amarti, e

se non glielo dici oggi, forse domani sarà troppo tardi.

 

Se hai bisogno dell'abbraccio di un amico... chiediglielo.

Magari lui ne ha bisogno ancora pi√Ļ di te,

e se non glielo chiedi oggi, forse domani sarà troppo tardi.

 

 Se hai degli amici che apprezzi veramente...

diglielo.

Forse anche loro ti apprezzano, e se lasci che se ne vadano, 

o che si allontanino da te, forse domani sarà troppo tardi.

 

Se vuoi bene ai tuoi, e non hai mai avuto l'opportunità di dimostrarglielo...

 fallo.

Oggi sono lì con te, e puoi ancora dimostrarglielo, ma se se ne andassero...

 domani potrebbe essere troppo tardi.

 

47 Il centro dell'universo

 


Dopo essere stato promosso ad un'altra carica governativa, un uomo and√≤ in visita nella citt√† in cui era nato. ¬ęGente, suppongo che qui si sia saputo dell'onore che mi √® stato conferito¬Ľ, chiese ad un ex compagno di scuola. ¬ęSi¬Ľ, giunse gratificante la risposta.¬ęE che cosa se ne dice?¬Ľ. ¬ęNon se ne dice nulla¬Ľ, fu la risposta, ¬ęSi ride e basta¬Ľ.

 Ritenete che il vostro ego sia qualcosa di apprezzabile? La gente semplicemente ne ride. Ad eccezione di voi, tutti gli altri sono ostili al vostro ego. Eccetto voi, tutti ne conoscono la ridicolaggine, la visibilità del vostro ego.

¬†Che cosa √® l'ego? E' un modo alquanto ridicolo di vedere le cose. L'ego dice: ¬ęIo sono il centro dell'universo¬Ľ. L'ego afferma: ¬ęL'universo esiste per me¬Ľ. Punti di vista ridicoli! Basterebbe un minimo di comprensione: non √® che sia necessario essere molto illuminati. Appena un po' di luce basterebbe.

¬†Voi non siete il centro dell'universo, perch√© il mondo esisteva gi√† quando voi non c'eravate e continuer√† ad esistere quando voi non ci sarete pi√Ļ: non potete esserne il centro e non lo siete. ¬†

L'ego costituisce una dichiarazione: 'Io sono separato dagli altri, sono separato dagli alberi, sono separato dal cielo, dal mare, da tutti gli altri  ma lo siete veramente? Siete davvero separati dagli altri? Voi siete collegati in milioni di modi ad ogni altra cosa. Siete collegati a vostra madre e a vostro padre; vostro padre è legato a suo padre e a sua madre e così via. Tutto questo continua: voi siete legati all'aria ad ogni istante, perché se non respirate morite. Siete legati ai raggi del sole, perché se il sole dimenticasse anche un solo giorno di sorgere, noi saremmo morti entro dieci minuti. Voi dipendete dall'acqua, dipendete dal cibo; come potete affermare di non essere legati agli alberi? Tra noi e qualsiasi altra cosa esiste una connessione profonda.

Osho

46 Danza lenta

 

Hai mai guardato I bambini
In un girotondo?
O ascoltato il rumore della pioggia
Quando cade a terra?
O seguito mai lo svolazzare irregolare di una farfalla?
O osservato il sole allo svanire della notte?
Faresti meglio a rallentare.
Non danzare cosi veloce.
Il tempo è breve.
La musica non durerà.
Quando dici "Come stai"?"
Ascolti la risposta?
Quando la giornata è finita
Ti stendi sul tuo letto
Con centinaia di questioni successive
Che ti passano per la testa?
Faresti meglio a rallentare.
Non danzare cosi veloce
Il tempo è breve.
La musica non durerà
Mai detto a tuo figlio, lo faremo domani?
Senza notare nella fretta,
Il suo dispiacere?
Mai perso il contatto,
Con una buona amicizia che poi è finita
Perchè tu non avevi mai avuto tempo
Di chiamare e dire "Ciao"?
Faresti meglio a rallentare.
Non danzare cosi veloce
Il tempo è breve.
La musica non durerà
Quando corri cosi veloce per giungere da qualche parte
Ti perdi la metà del piacere di andarci.
Quando ti preoccupi e corri tutto il giorno,
E¬ī come un regalo mai aperto .. . . Gettato via.
La vita non è una corsa.
Prendila pi√Ļ piano
Ascolta la musica
Prima che la canzone sia finita.

45 Il leone e la pecora

 

Se non lasci cadere la tua personalità, non riuscirai a trovare la tua individualità. L'individualità è data dall'esistenza; la personalità è imposta dalla società, è un meccanismo sociale. La società non può tollerare l'individualità, perché nessun individuo sarà mai succube come una pecora. L'individualità ha la qualità del leone, il leone si muove da solo.Le pecore vivono sempre nella folla, sperando che lo stare nella folla faccia sentire al calduccio. Stare in una folla fa sentire protetti, al sicuro. Se qualcuno attacca, in una folla è possibilissimo salvare se stessi. Ma da soli? Solo i leoni si muovono in solitudine.Ognuno di voi è nato leone, ma la società continua a condizionarvi, a programmare la vostra mente in funzione dell'essere una pecora. Vi dà una personalità, una personalità rassicurante, gentile, manierata, obbediente. 

La società vuole schiavi, non persone saldamente devote alla libertà. E vuole schiavi perché tutti gli interessi istituzionali richiedono obbedienza. 

 

 Un antico racconto Zen narra di un leone, allevato da pecore, e che quindi pensava di essere una pecora. Finché un giorno, un vecchio leone lo acchiappò e lo portò in riva a uno stagno, mostrandogli così il riflesso del suo volto. Molti di noi sono come questo leone l'immagine che abbiamo di noi stessi non ci viene dalla nostra esperienza diretta, ma dalle opinioni degli altri. Una "personalità' imposta dall'esterno rimpiazza l'individualità che avrebbe potuto crescere dall'interno. Diventiamo simili a tutte le altre pecore del gregge, incapaci di muoverci liberamente, e inconsapevoli della nostra vera identità.

Osho

44 L'inferno e il paradiso

 

Il Maestro Zen Hakuin √® una delle fioriture pi√Ļ rare nella storia della consapevolezza umana. Un guerriero and√≤ da lui, era un samurai, un grande soldato, e chiese:

 

"Esiste un inferno? Esiste un paradiso? Se esistono l'inferno e il paradiso, dove sono le porte? Da dove si entra?"

 

Era un semplice guerriero. I guerrieri sono sempre semplici, privi di astuzia nella mente, liberi dal calcolo. Conoscono solo due cose: la vita e la morte.Quel samurai non era venuto per imparare alcuna dottrina, non voleva dogmi, voleva sapere dov'era la porta per poter evitare l'inferno ed entrare in paradiso.  

Hakuin rispose in un modo che solo un guerriero poteva comprendere.

 

Hakuin chiese: "Chi sei tu?" Il guerriero rispose: "Sono un samurai."

In Giappone essere un samurai è motivo di grande orgoglio. Significa essere un guerriero perfetto,un uomo che non esiterebbe un attimo a dare la vita.

Quell'uomo disse: "Sono un samurai, sono un condottiero di samurai, un grande guerriero. Perfino l'imperatore mi rispetta."

 

Hakuin rise e disse: "Tu, un samurai? Sembri un mendicante!" 

 

L'uomo si sentì ferito nell'orgoglio.

Dimenticò il motivo per cui era venuto.Sfoderò la spada e stava per uccidere Hakuin.

 

Hakuin rise e disse: "Questa è la porta dell'inferno.Con questa spada, con questa collera,con questo ego, si apre quella porta."

 

Questo è ciò che un guerriero può comprendere.Il samurai capì immediatamente.Rimise a posto la spada...

e Hakuin disse: "Qui si apre la porta del paradiso."

 

L'inferno e il paradiso sono dentro di te. Entrambe le porte sono dentro di te. Quando ti comporti in modo inconsapevole, si apre la porta dell'inferno; quando sei attento e consapevole, si apre la porta del paradiso.  

La mente è il paradiso, la mente è l'inferno, e la mente ha la capacità di diventare sia l'uno che l'altro. Ma la gente continua a pensare che tutto esista in un luogo imprecisato, all'esterno... paradiso e inferno non esistono alla fine della vita, sono qui e ora. In ogni momento, la porta si apre... in un istante, ti puoi spostare dall'inferno al paradiso, dal paradiso all'inferno.

Osho

43 I fiori di pesco

 

Colmo di fiori è il pesco, non tutti diventeranno frutto; splendono limpidi come schiuma di rose, per l'azzurra fuga delle nubi. 

Come fiori sbocciano i pensieri,cento al giorno. Lasciali fiorire! Lascia alle cose il loro corso! 

Non domandare del raccolto! 

Occorono anche gioco ed innocenza e fiori in abbondanza, altrimenti il mondo ci sarebbe angusto e la vita priva di piacere.

H. Hesse

42 La mucca a terra

 

Il camion che trasportava questa mucca fu scaricato al Walton Stockyards nel Kentucky una mattina di un giorno di settembre. Dopo che gli altri animali furono fatti scendere dal camion, lei era rimasta indietro, incapace di muoversi. I lavoratori del mattatoio le applicarono come¬† d'abitudine il pungolo elettrico sulle orecchie per spronarla ad uscire dal camion, poi la picchiarono e le tirarono calci sul muso, nelle costole, sulla schiena, ma lei non si mosse.¬† Allora le strinsero una corda attorno al suo collo, legarono l'altro capo ad un bastone piantato nel terreno, e fecero avanzare il camion. La mucca fu trascinata sul pavimento del camion e cadde a terra, rompendosi entrambe le zampe posteriori ed il bacino. Rimase l√¨ fino alle sette e mezza del pomeriggio. Per le prime tre ore, rimase l√¨, urlando sotto il sole cocente. Ogni tanto, dopo aver urinato o defecato, si trascinava con le zampe anteriori sul sentiero di ghiaia per spostarsi in un posto pulito. Prov√≤ anche a spostarsi verso una zona ombreggiata, ma non riusc√¨ ad arrivare cos√¨ lontano. Dopotutto, poteva muoversi solo per una decina di metri. Gli operai del mattatoio non le diedero bere, e l'unica acqua che la mucca ricevette le fu data da Jessie Pierce, un'attivista locale. Era arrivata verso mezzogiorno, dopo essere stata avvisata da una testimone che aveva assistito all'accaduto. Dato che i lavoratori non si dimostrarono disposti a collaborare con lei, chiam√≤ la polizia della contea di Kenton. Il poliziotto che arriv√≤ era stato avvisato dai suoi superiori di non fare nulla; se ne and√≤ verso l'una del pomeriggio. Un operaio del mattatoio avvis√≤ l'attivista che aveva ricevuto dalla compagnia di assicurazioni l'autorizzazione per abbattere la mucca, ma che non l'avrebbe fatto finch√© lei non se ne fosse andata. Jessie era dubbiosa sul fatto che l'operaio avrebbe mantenuto la parola, ma se ne and√≤ verso le 15. Quando torn√≤, verso le 16:30, trov√≤ il mattatoio deserto. Tre cani stavano attaccando la mucca, che era ancora viva. Aveva subito numerose ferite, e l'acqua da bere le era stata portata via. Jessie contatt√≤ allora la polizia di stato. Quattro ufficiali arrivarono alle 17:30. L'agente Jan Wuchner avrebbe voluto sparare alla mucca, ma gli fu detto che sarebbe arrivato un veterinario ad ucciderla. I due veterinari dello stabilimento si rifiutarono di praticarle l'eutanasia; dissero che per preservare il valore della carne, la mucca non avrebbe dovuto essere uccisa. Un macellaio finalmente arriv√≤ alle 19:30 e spar√≤ alla mucca. Il suo corpo fu venduto per 307 dollari. Quando un operaio del macello fu intervistato da un reporter del Kentucky Post, disse: "Non le abbiamo fatto nulla, dannazione!", e defin√¨ le attenzioni rivolte alla mucca dagli altri operai e dalla polizia come "stronzate". Rise durante tutta l'intervista, dicendo che non c'era nulla di male nel modo in cui la mucca era stata trattata. Ogni anno, milioni di polli, tacchini, maiali e mucche arrivano nello stabilimento o gi√† morti oppure troppo malati o feriti per camminare. Questo non √® un caso isolato. √ą molto comune che arrivino animali in questo stato, tanto che √® esiste un termine ben preciso per definirli, "downer", cio√® animali feriti, che non sono in grado di alzarsi e camminare (NdT in italiano si possono definire animali "a terra"). Secondo le statistiche rese disponibili dalla stessa industria della carne, ogni anno milioni di polli, tacchini, maiali e mucche arrivano nei macelli o morti o troppo malati o troppo feriti per camminare. Gli animali spesso si azzoppano o si ammalano dopo una vita di sfruttamento negli allevamenti intensivi, e dopo un viaggio in condizioni disumane verso il mattatoio, viaggio che spesso avviene in qualsiasi condizione climatica e senza cibo n√© acqua. Gli allevamenti non forniscono cure mediche individuali o eutanasia agli animali malati: √® molto pi√Ļ economico lasciar soffrire, ed infine morire, gli animali. La sofferenza causata dai metodi di allevamento, che hanno lo scopo di contenere i costi della carne , delle uova e dei latticini, √® enorme. L'industria delle uova, per esempio, confina tra cinque ed undici galline in piccole gabbie in batteria,senza curarsi del fatto che le condizioni di affollamento causano malattie e morte a molti dei volatili. L'esperto di industria aviaria Bernard Rolling riassume il semplice e freddo ragionamento degli operatori di queste industrie con la frase "i polli¬† sono economici, le gabbie costose".

41 Le sorelle

 

In un giorno molto caldo una giovane donna sposata andò in visita alla casa di sua madre e, insieme, si sedettero sul sofà a bere tè ghiacciato. Mentre parlavano della vita, del matrimonio, delle responsabilità e degli obblighi dell'età adulta, la madre pensosa fece tintinnare i suoi cubetti di ghiaccio nel bicchiere e mandò un'occhiata intensa e serena alla figlia:
"Non¬† dimenticare¬† le¬† tue¬† sorelle!", raccomand√≤, facendo turbinare le sue foglie di t√® sul fondo del bicchiere, "Esse saranno sempre pi√Ļ importanti man¬† mano che invecchierai. Non importa quanto amerai tuo marito, n√© quanto amerai¬† i bambini che potrai avere:avrai
sempre  bisogno di Sorelle.
Ricordati  di  viaggiare  con loro ogni tanto, ricordati di fare delle cose
con loro, ricordati che "sorelle" significa TUTTE le donne?. le tue amiche,le tue figlie, e tutte le altre donne che ti saranno vicine. Tu avrai
bisogno di altre donne, le donne ne hanno sempre bisogno".
"Ma che strano consiglio!" pensò la donna,"Non mi sono appena sposata? Non sono appena entrata nel mondo  della vita matrimoniale? Adesso sono una donna sposata, per fortuna!  Sono adulta! Sicuramente mio marito e la famiglia cui stiamo dando inizio saranno tutto ciò di cui avrò bisogno per realizzarmi!".
Ma la giovane donna dette ascolto alla madre e mantenne contatti con le atre donne ed ebbe sempre pi√Ļ "sorelle" ogni anno che passava.
Un anno dopo l'altro venne gradualmente a comprendere che sua madre sapeva molto bene di cosa stava parlando: parlava di come, mentre il tempo e la natura operano i loro cambiamenti e i loro misteri sulla vita di una donna,le sorelle sono il suo sostegno.
Dopo¬† pi√Ļ¬† di cinquant'anni vissuti in questo modo, tutto ci√≤ che impar√≤ la
giovane donna è  utto qui: "Il tempo passa. La vita avviene. Le distanze
separano. I bambini crescono. I lavori vanno e vengono. L'amore scolorisce
o svanisce. Gli uomini non fanno ciò che speravamo. I cuori si spezzano. I
genitori  muoiono. I colleghi dimenticano i favori. Le carriere finiscono.
Ma?. Le Sorelle sono lì!".
Non importa quanto tempo e quante miglia vi siano fra voi. Un'amica non è
mai così lontana da non poter essere raggiunta. Quando dovrai camminare in quella valle isolata ? e dovrai camminare da sola ? le donne della tua vita saranno sull'orlo della valle, incoraggiandoti, pregando per te,
intervenendo a tua favore ed attendendoti con le braccia aperte alla fine della valle. A volte, infrangeranno persino le regole e cammineranno al tuo fianco. O entreranno e ti strapperanno da lì.
Amiche, figlie, uore, orelle, ognate, madri, nonne, zie, ipoti, cugine e famiglia estesa, tutte benedicono la tua vita!
Quando  abbiamo cominciato questa  avventura  chiamata  "femminilità" non avevamo idea delle gioie o dei dispiaceri incredibili che avremmo avuto davanti.Né sapevamo quanto avremmo avuto bisogno le une delle altre. Ogni giorno ne abbiamo ancora bisogno.

40 L'oceano

 

Ho sentito di un pesce che un giorno chiese alla regina dei pesci di un oceano: 

¬ęHo sentito tanto parlare e discorrere dell'oceano, ma che cos'√® questo oceano?¬Ľ.

La regina dei pesci rise e disse:

¬ęTu in quell'oceano ci sei nato, sei venuto fuori da l√¨ e l√¨ vivi. Proprio in questo momento ci sei dentro e l'oceano √® dentro di te e un giorno di nuovo scomparirai nell'oceano¬Ľ. ¬†

Tuttavia,il quesito posto, appare rilevante, in quanto come pu√≤ esserne a conoscenza il pesce, visto che l'oceano √® sempre stato qui e non √® mai mancato neanche per un solo momento? E' sempre stato qui in maniera tanto ovvia, naturale e trasparente... Una cosa √® certa: il pesce, la mente del pesce, sar√† l'ultima a sapere qualcosa dell'oceano. Tanto vicino e quindi tanto distante. Cos√¨ evidente e quindi cos√¨ nascosto. Tanto a portata di mano, da non riuscire a rendersene conto.Anche l'uomo vive in un oceano di energia: la stessa energia che sta sia dentro che fuori di lui. Voi siete nati grazie a tale energia, voi ci vivete ed in essa vi dissolverete. Se essa vi viene a mancare, non √® perch√© si trova lontano da voi, bens√¨ proprio perch√© vi √® assai vicina. Vi viene a mancare perch√© non vi √® mai mancata: √® sempre stata qui. Dovete solo diventare pi√Ļ sensitivi. Ascoltate pi√Ļ intensamente gli usignoli. Ascoltate gli alberi, la musica che vi circonda. Ascoltate ogni cosa, guardate ogni cosa, toccate ogni cosa con tanta intensit√† e sensitivit√† che quando osservate qualcosa diventate gli occhi, quando ascoltate qualcosa diventate le orecchie, quando toccate qualcosa diventate il tatto. Inoltre non vi fissate su nessun senso in particolare: tutti i sensi si fondono fino a formarne uno solo. Tutti i sensi diventano un'unica sensitivit√† ... ed improvvisamente scoprite che siete sempre stati dentro Dio, che siete sempre stati con Dio. Secondo me, l'intero insegnamento deve vertere sul come diventare sempre pi√Ļ sensitivi. Altre religioni vi hanno detto di diventare insensibili, di uccidere e distruggere la vostra sensitivit√†. Io vi dico di renderla pi√Ļ intensa possibile, perch√©, alla fin fine, Dio non √® separato dalla vita. Essere vitale per la vita significa essere vitale per Dio. Questa √® l'unica preghiera; tutte le altre preghiere sono artificiali, sono opera dell'uomo. La sensitivit√† √® l'unica preghiera che ci venga da Dio. Siate vigili, siate consapevoli. Udite il canto dell'usignolo. Lasciate che il sole vi accarezzi e assaporatene il calore. Lasciate che la brezza passi non solo accanto a voi, ma attraverso di voi, affinch√© possa continuamente purificare il vostro cuore. Osservate, i salici verdeggiano lungo la riva, qui nessun toro pu√≤ nascondersi. E' impossibile per Dio nascondersi. Dio non √® nascosto: siete voi che vivete con gli occhi bendati. Voi non siete ciechi, solo avete delle bende sugli occhi che altro non sono se non pensieri, desideri, fantasie, sogni, finzioni: tutte finzioni. Se riuscirete a liberarvi dalle finzioni, se riuscirete a rinunciarvi, improvvisamente vi troverete nella realt√†. Non vi chiedo quindi di rinunciare al mondo, vi chiedo di rinunciare ai sogni, ecco tutto! Vi chiedo unicamente di rinunciare a quanto non avete mai avuto, a quanto non esiste realmente dentro le vostre mani, perch√© immaginate soltanto che ci sia. Rinunciate ai sogni e la realt√† sar√† alla vostra portata.La lotta si riveler√† un poco dura, perch√© la mente non si convincer√† tanto facilmente, perch√© questa sar√† la morte della mente. E' quindi naturale che la mente opponga resistenza. La morte della mente rappresenta la vostra vita, laddove la vita della mente rappresenta la vostra morte. Se scegliete la mente, commettete un suicidio, rispetto al vostro essere interiore. Se scegliete il vostro S√©, dovrete sbarazzarvi della mente, e la meditazione non ha altro scopo. OSHO

39 Questa esistenza

 

Questa esistenza √® n√© pura, n√© impura. Nessuno √® peccatore e nessuno √® santo.L'intuizione di Buddha √® totalmente rivoluzionaria: egli afferma che niente pu√≤ essere impuro e niente pu√≤ essere puro, le cose sono come sono. Ci√≤ che noi costruiamo intorno alle cose sono tutti giochi della mente, noi costruiamo l'idea della purezza¬† la conseguenza √® l'impurit√†. Noi costruiamo l'idea del santo¬† la conseguenza √® il peccatore.Volete che scompaiano i peccatori? Potranno scomparire soltanto dopo la scomparsa dei vostri santi, non prima. Essi coesistono. Volete che scompaia l'immoralit√†? Allora deve scomparire la moralit√†. √ą la moralit√† che crea l'immoralit√†. Sono gli ideali morali che creano la condanna per le persone che non riescono a seguirli e a farli propri. Voi potete rendere immorale ogni cosa¬† basta soltanto creare l'idea: questo √® morale. Potete trasformare qualsiasi cosa in una vacca sacra, poi questa diventer√† un problema.Buddha afferma che niente √® contaminato e niente √® immacolato. Purezza e impurit√† sono atteggiamenti della mente.Potreste dire che un albero e morale o √® immorale? Potreste dire che un animale e un peccatore o e un santo? Cercate di comprendere questa visione suprema: non ci sono peccatori e non ci sono santi, niente e morale e niente e immorale. In questa accettazione, dove trovate la possibilit√† di preoccuparvi? E non c'√® niente da migliorare! Non ci sono mete da raggiungere, perch√© non ci sono valori! Questo viaggio √® un viaggio senza alcuna meta. E un puro viaggio, √® un gioco, √® una ‚Äúleela‚ÄĚ. Nessuno √® nascosto dietro questo viaggio, nessuno lo fa. Tutto accade, nessuno agisce. Se c'√® qualcuno che agisce allora sorgono i problemi allora si prega colui che agisce, allora lo si persuade, allora si fa amicizia con lui. Di conseguenza si ricevono i suoi benefici e chi non gli √® amico ne √® privato¬† soffre nell'inferno. Questo √® ci√≤ che pensano cristiani, hindu e maomettani. I maomettani pensano che solo i maomettani andranno in paradiso e coloro che non lo sono, poveracci, andranno all'inferno. La stessa cosa vale per i cristiani e per gli hindu: questi ultimi pensano che coloro che non sono hindu non hanno alcuna chance, i cristiani pensano che coloro che non vanno in chiesa e che non mediano tramite la chiesa, soffriranno all'inferno in eterno non per un tempo limitato, ma illimitato, per sempre.

Buddha afferma che non c'√® alcun peccatore, non c'√® alcun santo, niente pu√≤ essere impuro e niente pu√≤ essere puro, le cose sono come sono. Se tu provassi a rivolgere questo dilemma a un albero: "Perch√© sei verde? Perch√© non sei rosso?", e se l'albero ti ascoltasse, diventerebbe nevrotico: "Perch√© non sono rosso, perch√©? Davvero, la domanda √® importante. Perch√© sono verde?" Se tu condannassi il verde e premiassi il rosso, prima o poi troveresti l'albero sul lettino di qualche psicanalista per farsi analizzare e curare.Dapprima tu crei il problema e poi arriva il salvatore. √ą proprio un affare!Buddha taglia tutto ci√≤ alla radice. Afferma: "Tu sei come sei. Non hai niente che devi migliorare, non hai alcun luogo da raggiungere."

38 Il sapere 2

 

Il sapere √® fondamentalmente schizofrenico: crea una scissione e non c'√® modo di creare un ponte. Ecco perch√© l'uomo pi√Ļ diventa sapiente, meno √® religioso. Pi√Ļ l'uomo √® colto, pi√Ļ diminuisce la possibilit√† per lui di avvicinarsi a Dio. Ges√Ļ ha ragione quando afferma: "Soltanto i bambini saranno capaci di entrare nel mio regno"... soltanto i bambini. Qual √® la qualit√† che i bambini possiedono e che voi avete perso? Il bambino possiede la qualit√† di non-sapere, l'innocenza. Guarda tutto con meraviglia, i suoi occhi sono limpidi. Egli vede in profondit√†: non ha pregiudizi, n√© giudizi, non ha idee a priori. Egli non proietta, di conseguenza riesce a conoscere ci√≤ che realmente √®.¬† Il bambino conosce la verit√†, voi conoscete solo la realt√†. La realt√† √® ci√≤ che avete creato intorno a voi proiettando, desiderando, pensando. La realt√† √® la vostra interpretazione della verit√†. La verit√† √® semplicemente ci√≤ che √®, la realt√† √® ci√≤ che voi siete arrivati a capire - la realt√† √® la vostra idea della verit√†. La realt√† √® fatta di cose tutte separate. La verit√† √® un'unica energia cosmica. La verit√† √® unicit√†, la realt√† √® una moltitudine. La realt√† √® una folla, la verit√† √® il Tutto integrato. Prima di entrare nei Sutra, questa deve essere la base: il sapere √® una maledizione.

37 Il sapere 1
 

  Il sapere è la maledizione, la calamità, il cancro. Mediante il sapere l'uomo si separa dal Tutto: il sapere crea la distanza.

In montagna ti imbatti in un fiore selvatico, non sai cosa sia, la mente non ha niente da dire su questo fiore, la mente è in silenzio. Guardi il fiore, vedi il fiore, ma nessuna nozione sorge in te - c'è meraviglia, c'è mistero. C'è il fiore e ci sei tu. Mediante la meraviglia non siete separati, un ponte vi unisce.

Se sai che questa è una rosa o una margherita o qualcos'altro, proprio questo sapere vi divide. C'è il fiore, ci sei tu, ma non c'è alcun ponte - tu sai! Il sapere crea distanza. Maggiore è il tuo sapere, maggiore è la distanza; minore è il sapere, minore è la distanza. Se sei in un momento di non­sapere, non c'è distanza: un ponte vi unisce.

Ti innamori di un uomo o di una donna - il giorno in cui ti innamori non c'√® distanza fra voi. C'√® soltanto meraviglia, un'eccitazione, un'estasi - ma non il sapere. Tu non sai chi sia quella donna. Senza il sapere, niente vi divide. La conseguenza √® la bellezza di questi primi attimi d'amore. Hai vissuto con la donna soltanto per ventiquattr'ore: in te √® sorto il sapere. Ora ti sei formato delle idee sulla donna, sai chi √®, ti sei costruito un'immagine. Ventiquattr'ore creano un passato. Quelle ventiquattr'ore hanno lasciato un segno nella tua mente: guardi la stessa donna, ma non c'√® pi√Ļ lo stesso mistero. Stai scendendo dalla montagna, hai perso la vetta.

Comprenderlo, significa comprendere qualcosa di essen­ziale. Capire che il sapere divide, che il sapere crea la distanza, significa comprendere il segreto stesso della medi­tazione. La meditazione è uno stato di non-sapere. La medi­tazione è puro spazio, non disturbato dalle cognizioni. Certo, la storia biblica è vera - l'uomo è caduto a causa del sapere, per aver mangiato il frutto della conoscenza. Nessun'altra sacra scrittura al mondo la supera. Questa parabola è il verbo definitivo, nessun'altra parabola ha raggiunto una tale ele­vatezza e un tale intuito.

Sembra del tutto illogico che l'uomo sia caduto a causa del sapere: sembra illogico, perché la logica fa parte del sapere. La logica sostiene totalmente il sapere. Sembra illogico, perché la logica è la causa prima della caduta dell'uomo. Un uomo che sia assolutamente logico, assoluta­mente sensato, sempre sensato, che non si conceda alcunché di illogico nella vita, è un pazzo. La sensatezza deve essere bilanciata dall'insensatezza, la logica dev'essere bilanciata dall'illogicità. Gli opposti si incontrano e danno equilibrio. Un uomo che sia soltanto razionale è irragionevole - perde moltissimo nella vita. Infatti continua a perdere tutto ciò che è bello, tutto ciò che è vero. Colleziona soltanto cose materiali, la sua è una vita mondana.

 Egli è un uomo di mondo.

 Questa parabola biblica contiene un ' intuizione immensa. Perché l'uomo è caduto a causa del sapere? Perché il sapere crea distanza, perché il sapere crea 'io' e 'tu, perché il sapere crea il soggetto e l'oggetto, colui che conosce e ciò che è conosciuto, l'osservatore e l'osservato. (continua)  

36 L'incontro
 

"Chi sei?" Chiese qualcuno a Bayazid. Lui rispose: "L' ho perso anni fa. Pi√Ļ lo cerco, meno lo trovo". "Chi sei?" Torn√≤¬† a chiedere la persona che lo stava interrogando. Bayazid rispose: "Sotto il mio mantello non esiste altri che Allah. Tranne Dio, dentro di me non esiste nessuno ; pertanto, la domanda: "Chi sei?" √® del tutto priva di significato. Io non sono. Dio √®. E Dio √® sempre estatico. Dio √® estasi, dunque la tua domanda non ha senso. Non c'√® nessuno, non c'√® nulla sotto il mio mantello,ad eccezione di Allah".¬†

Dio non deve essere trovato da qualche parte: alla Kaaba, sul monte Kaikash, a Giener, a Gerusalemme. Dio deve essere trovato sotto il tuo mantello. E la realtà è questa: dentro di te non esiste altri che Dio. Ma per capirlo devi  rivolgere a te stesso la tua attenzione, mentre i tuoi occhi sono fissi su mete remote. I tuoi occhi vagano in un futuro remoto, mentre Dio è qui...ma tu non sei qui! Per questo è difficile l'incontro, altrimenti sarebbe assolutamente semplice.

35 Totale dissolversi
  Si narra che il grande mistico Sufi Bayazid, allorché raggiunse lo stato di vicinanza col Divino , sentì una voce che gli ordinava: " Chiedi qualcosa!"Egli replicò: "Non ho alcun desiderio". Ma la voce insistette. Ripetè: "Chiedi qualcosa!" Di nuovo lui rispose: Ma non ho nulla da chiedere, visto che non ho alcun desiderio!" Ma la voce ripeté: "chiedi qualcosa!" Allora Bayazid disse: "In questo caso, voglio solo Te!" Al che la voce disse: "Fino a quando esisterà un solo atomo di qualcuno chiamato Bayazid, questo è impossibile". Bayazid mancò quell'occasione. Era sulla soglia, ma iniziò a chiedere. Tornò indietro, perché il desiderio ti porta indietro, ricrea la mente. Non importa se desideri Dio. Forse tu hai pensato che questa risposta di Bayazid gli faceva onore, ma il desiderio resta sempre e comunque un desiderio, non importa quale sia l'oggetto. Il desiderio rimette in moto la mente che desidera. Bayazid tornò nel mondo, perdendo quello stato di vicinanza.  Nel momento in cui disse: "Voglio solo Te!" era tornato ad esistere; di nuovo l'Io si era organizzato intorno a quel desiderio, ed ogni volta che esiste un "Io" esiste l'"altro".L'Io crea dualità, e nella dualità si perde qualsiasi possibilità di comunione col Tutto. Quando l'Io non esiste, non esiste dualità alcuna. In quel caso sei unito all'esistenza, sei totale unità. Allora non sei altro che una pulsazione dell'esistenza in quanto tale,sei solo un'onda sul lago di questa consapevolezza infinita. Nel momento in cui Bayazid disse:"Voglio solo Te" la voce replicò:"Fino a quando esisterà anche un solo atomo di qualcuno chiamato Bayazid, questo è impossibile". Perché Dio possa esistere, l'uomo deve scomparire. Tutto ciò che occorre è l'accadere di questo semplice fenomeno del dissolversi. Ma poiché noi non vogliamo scomparire, l'intero approccio alla religione diventa qualcosa di arduo. Noi iniziamo a giocare tiri a noi stessi: da un lato vogliamo Dio, dall'altro ci vogliamo proteggere.
34 La ricerca del vero

 

Uno dei pi√Ļ famosi racconti Sufi narra di un ricercatore del vero che and√≤ da un maestro e gli disse: "Sono stato da molti maestri, ma tutti mi hanno disilluso: nessuno di loro si √® rivelato essere un vero Maestro. Tu sei la mia ultima speranza, e posso vedere che tu conosci il vero, lo possiedi: si irradia da te come luce vivissima." Il Maestro replic√≤: "E' vero io lo possiedo. E so che anche le persone da cui sei stato lo possedevano. Il problema, dunque, non √® se io possiedo o meno la verit√†, ma se tu riuscirai a coglierla da me, oppure no ." Il ricercatore si dichiar√≤ pronto a fare qualsiasi cosa; allora il Maestro disse: "In questo caso vieni con me, sto andando al pozzo a prendere dell'acqua. Ma ricorda non chiedere mai nulla. Da me le domande non sono permesse. Osserva, ma non fare mai domande". Al discepolo non parve una richiesta difficile da rispettare, ma fin dall'inizio si sent√¨ a disagio: il Maestro aveva preso un secchio privo di fondo! Per rispettare la promessa fatta, non profer√¨ parole: divenne sempre pi√Ļ difficile, sempre pi√Ļ arduo, ma rest√≤ zitto. Arriv√≤ persino ad evitare di guardare il secchio......senza fondo? Ma come si poteva tirar su l'acqua? Mille e una volta, in quel tragitto dalla casa al pozzo, sorse in lui quella domanda, ma non era permesso...d'altro canto quanto a lungo poteva resistere? Il Maestro inizi√≤ a tirar su acqua dal pozzo. Ma poich√© mancava il fondo, solo il secchio vuoto risaliva in superficie..... e il ricercatore era l√¨, ritto in piedi a vedere quell'assurdit√†. In lui sorse un sospetto: "O quest'uomo √® matto, oppure √® uno sciocco. Cosa potr√≤ mai ricavare da costui? Perlomeno i miei maestri di un tempo erano sensati!" Poich√© non era permesso fare domande, egli continu√≤ a reprimere la tentazione di chiarire ci√≤ che accadeva. Per una, due, tre, quatto, cinque volte il secchio venne gettato nel pozzo e tirato su vuoto. Alla fine l'uomo si scord√≤ di ogni accordo e chiese: "Cosa fai? Non √® questo il modo di tirar su acqua dal pozzo.... il secchio non ha fondo!" E il Maestro disse:" Non hai rispettato la regola. Non dovevi chiedere nulla, dovevi solo guardare. Vattene! Non voglio aver nulla a che fare con te!" Per tutta la notte il riceratore ci pens√≤ su: " Dev' esserci qualcosa che io non ho compreso, avrei dovuto aspettare". Il mattino dopo torn√≤ e chiese di essere perdonato, e i Maestro disse: "Io posso anche perdonarti, ma tu non ce la farai mai. Non sei riuscito a resistere di fronte a una cosa cos√¨ semplice; non sei riuscito a controllarti di fronte ad un'inezia: se era una cosa assurda, era un mio problema, non tuo! Perch√© ti sei lasciato coinvolgere? E si trattava solo di uno stratagemma.... se perfino in una situazione cos√¨ semplice non riesci ad evitare di discutere, cosa accadr√† mai di fronte alle grandi verit√† della vita che ti dovrei rivelare? Di certo non riuscirai a restare un semplice osservatore: discuterai, ribatterai, obietterai. Io non sono affatto interessato alle tue domande e nel dare loro risposta: io possiedo gi√† la verit√†! Posso donala anche a te, ma se vorrai riceverla ti dovrai preparare. E questa √® la preparazione cui dovrai sottoporti: liberati da ogni interrogativo, immergiti e rimani in uno stato libero da dubbi".

33 Un cambio di prospettiva
 

Cos√¨ Ibarahim conobbe la¬† religione: una notte si rivoltava nel letto incapace di prendere sonno. L'insonnia √® inevitabile nelle persone ricche, e Ibrahim, re di un grande regno, era circondato da migliaia di preoccupazioni in agguato..da anni soffriva di insonnia, e nessun medico era riuscito ad aiutarlo. D'altro canto, questo √® un male comune ai ricchi...il sonno √® una prerogativa e un privilegio dei poveri, solo loro possono permetterselo: essi non hanno preoccupazioni, ecco perch√® dormono sonni tranquilli. D'un tratto, il sovrano sent√¨ dei passi, come se qualcuno¬† stesse camminando sul tetto del palazzo. Ovviamente si spavent√≤: i re sono persone perennemente terrorizzate. Quando possiedi devi aver paura....temi di perdere ogni cosa! Per cui url√≤: "Chi c'√® l√† fuori?"Qualcuno¬† rise .... era la risata di un folle o di un illuminato. Solo questi due tipi di persone possono ridere a quel modo: una risata a crepapelle. libera da manipolazioni, libera da filtri mentali: un risata che sale dalla sostanza pi√Ļ intima dell'essere. Ibrahim ne fu ancor pi√Ļ¬† sconvolto.¬† Di nuovo chiese: " chi sei?¬† E cosa fai li sul tetto?"E quello straniero rispose: " non ti preoccupare. Ho perso il mio cammello e lo sto cercando". Ma come √® possibile che un cammello sia stato perso sul tetto di un palazzo? Pensando che fosse un pazzo , il re chiam√≤ le guardie e disse loro di catturarlo. Ma per quanto cercassero, non trovarono nessuno: l'uomo era semplicemente scomparso, cos√¨ magicamente come era apparso. La coso arrovell√≤ il re per tutta la notte impedendogli di dormire. Il giorno dopo seduto sul trono, ancora ci pensava, e nelle sue orecchie ancora riecheggiava ancora quella risata folle: cos√¨ strana che era difficile scordarla, pareva avvolta da un alone di mistero, ed era penetrata in profondit√† toccando l'essenza pi√Ļ intima del cuore di Ibrahim. Aveva provato un'intima gelosia: per quanto fosse grande il suo regno, lui non era capace di ridere a quel modo! D'un tratto sent√¨ quella stessa voce alla porta. Un uomo discuteva con le guardie, e la¬† sua voce era esattamente la stessa udita nella notte. Quell'uomo diceva: "Conosco questo posto, √® un caravanserraglio: voglio passarvi la notte!" Le guardie cercavano di convincerlo, dicendo che quello era il palazzo del re; ma l'uomo insisteva e la sua voce era cos√¨ alta che echeggiava in tutto il palazzo, persino Ibrahim l'aveva sentita. Chiese alle guardie di portagli quell'uomo. Quando gli fu di fronte, Ibrahim¬† pot√© vedere che non solo la sua voce era autorevole,non solo la sua risata era libera e profonda, ma anche la sua presenza era radiosa: i suoi occhi erano infiammati di qualcosa di ignoto: di certo non era un uomo comune. Mentre camminava verso di lui ,Ibrahim ebbe la netta sensazione che quell'uomo avesse un passo molto pi√Ļ regale del suo, eppure l'aspetto esterno era di un mendicante. Gli abiti erano stracci, ma in quegli abiti dimorava un essere che irradiava luce, qualcosa di divino! La sua presenza colm√≤ il re di stupore e meraviglia.¬† A stento riusc√¨ a balbettare: Perch√© dici che questo √® un caravanserraglio, mentre non lo √®? Questa √® la mia reggia! Sei pazzo?" Ma l'uomo non si scompose, di nuovo, la sua risata vece vibrare le mura della sala: "Che assurdit√† dici? Questo √® un caravanserraglio: sono gi√† venuto qui una volta, e sul trono era seduto qualcun altro. E anche lui diceva che questa era la sua reggia! Dov'√® quell'uomo?" Ibrahim replic√≤: "Devi essere pazzo. Quell'uomo era mio padre, ora √® morto¬† ed io ho ereditato il suo regno e questo palazzo". E quell'uomo prosegu√¨: "Ma io sono venuto ancor prima di allora, e ho incontrato un altro uomo, e anche lui mi disse che questa era la sua reggia...sono venuto un'infinit√† di volte, e ho sempre incontrato persone nuove, e tutte rivendicavano la stessa cosa!" Ibrahin replic√≤: "Avrai incontrato mio nonno e il padre di mio nonno...." , ma a questo punto il r√© inizi√≤ a sentire la verit√† di ci√≤ che quell'uomo diceva, di ci√≤ che gli voleva mostrare. A quel punto il mendicante rise ancor pi√Ļ fragorosamente e disse: " Malgrado tutto, ancora vorresti sostenere che questa √® la tua reggia? La gente continua a cambiare qu√¨ dentro.... per questo dico che √® un caravanserraglio!" La verit√† era ovvia, limpida ed evidente. Ibrahim non fu convinto da un punto di vista logico, ideologico, filosofico, niente affatto: fu convertito esistenzialmente. Cadde ai piedi del mendicante e disse: "Resta pure in questo caravanserraglio,io me ne vado. Vi rinuncio: poich√© √® ovvio che questo posto non √® che la sosta di una notte, perch√© dovrei fermarmi ancora? E' tempo che cerchi la mia vera dimora, √® tempo che mi metta in viaggio verso casa : tu resta, ti sono grato per ci√≤ che mi hai fatto capire". Fu cos√¨ che Ibrahim incontr√≤ la religione¬†

32 Il troppo parlare
¬† Mi hanno raccontato che Mulla Naersuddin una volta and√≤ nella giungla, dove trov√≤ un teschio. Stanco,si mise a sedere all'ombra di un albero, di fianco a quel teschio. Non avendo altro da fare, e non essendoci altre persone con cui parlare, il Mulla si rivolse al teschio e disse : " Ciao!" Con suo stupore il teschio rispose al saluto. Superato il primo sbigottimento, il Mulla prosegu√¨ chiedendo al teschio cosa lo avesse ridotto cos√¨. "Il troppo parlare",rispose quello. Spaventato , il Mulla fugg√¨ e corse a raccontare al re cos'era successo. Il re pens√≤ che scherzasse, ma il Mulla insistette e si disse pronto a scommettere su qualsiasi cosa. Convinto il re lo segu√¨ accompagnato dall'intera corte fino al luogo in cui giaceva quel teschio portentoso, apparentemente in grado di parlare. Ma questa volta non accadde nulla: il teschio non rispose al saluto e a nessuna domanda, malgrado il Mulla urlasse con tutta la sua voce. Inviperito, il re si sent√¨ preso in giro e ordin√≤ che la testa del Mulla venisse immediatamente tagliata. E cos√¨ fu fatto... la testa rotol√≤ di fianco all'altro teschio e l√¨ rimase, mentre il re ed il suo seguito se ne andarono. A quel punto il teschio disse "Ciao!" E la testa del povero Mulla protest√≤: " Ma perch√© non mi hai parlato quando era presente il re ?" Il teschio replic√≤: " Cosa ti ha ridotto cos√¨?" E la testa del Mulla :" Il troppo parlare!" E il teschio concluse: " Io ho fato quell'errore una volta, non lo far√≤ mai pi√Ļ!"

Te lo posso garantire: se smetti di parlare troppo, il novantanove per cento dei tuoi problemi scompariranno!

31 La preghiera senza condizionamenti
  Ogni richiesta sorge dall'ego: si chiede riconoscimento, importanza, superiorità. Tutti, nel mondo intero, vogliono sconfiggere gli altri, tutti vivono una vita fondata sulla competizione.Ma come potrai mai pregare se la tua mente è così carica di competizione, di gelosia? Come potrai mai pregare se la tua mente non trabocca d'amore?La vera preghiera non chiede nulla. La vera preghiera è solo un ringraziamento: si limita a ringraziare Dio per tutto ciò che già ha donato. In essa non è racchiusa nessuna pretesa, nessun lamento.

Un Maestro Sufi si limiterà ad insegnarti la vera preghiera, a metterti in contatto con la religione essenziale; e la religione esenziale è unica: induismo, cristianesimo, giainismo, buddismo,giudaismo, non sono altro che forme, forme di rituali diversi: si tratta di linguaggi diversi, ma il messaggio è unico, è uno solo.

30 La risposta
 

Un mistico Sufi molto famoso stava compiendo un pellegrinaggio alla Mecca. Un giorno arriv√≤ in una piccola citt√†. La sua fama lo aveva preceduto, per cui l'intera citt√† si era radunata per accoglierlo. Il mistico era per abitudine silenzioso, ma gli abitanti in coro lo supplicarono di dire loro qualcosa:"Sono mesi che ti aspettiamo, se non ci parlerai non ti lasceremo partire!". Il Maestro era molto riluttante, protestava: "Ma se non ho nulla da dire!" Tuttavia, la gente insisteva. Al che il Maestro replic√≤:" Inoltre ci√≤ che so non pu√≤ essere detto!", senza peraltro trovare nei presenti alcun accenno di comprensione. Ovviamente, pi√Ļ il Maestro si dimostrava riluttante, pi√Ļ la loro curiosit√† aumentava:" Ci siederemo qui, digiuneremo e pregheremo fino a quando non ci avrai trasmesso il tuo messaggio...√® raro che un Maestro del tuo calibro passi per la nostra citt√†, non possiamo lasciarti partire senza aver ascoltato le tue parole".

Alla fine il Maestro accettò di parlare.

Andarono tutti alla moschea: l'aspettativa era grande; tutti sapevano che era la prima volta che parlava, alto era il privilegio!. Il Maestro si present√≤, ruot√≤ gli occhi sui presenti e chiese: "Sapete ci√≤ di cui vi parler√≤?" In coro tutti risposero di no: "Come potremmo saperlo?" Allora il Maestro disse :" In questo caso non posso parlare a persone tanto ignoranti, gente che non sa neppure ci√≤ di cui parler√≤!" La gente rimase allibita e il Maestro si allontan√≤, per andarsene. Ma questo infiamm√≤ ancor di pi√Ļ il loro desiderio di ascoltare ci√≤ che aveva da dire, per cui lo rincorsero, pensando che la loro risposta non era quella giusta. Lo raggiunsero e lo convinsero a tornare: "Poni di nuovo la domanda. Abbiamo risposto nel modo errato...dacci un'altra opportunit√†!". E il Maestro torn√≤ alla moschea, e di nuovo pose quell'interrogativo:"Sapete ci√≤ di cui vi parler√≤?" E tutti in coro risposero: "Certo!" Allora il Maestro prosegu√¨ dicendo: "In questo caso, qui finisce il mio sermone! Se gi√† lo sapete, che bisogno c'√® che io ne parli? Una citt√† cos√¨ illuminata √® sufficiente a se stessa!" I presenti erano pi√Ļ perplessi che mai. Nel frattempo era calata la notte, e il Maestro li lasci√≤ per andare a dormire. Ma nessun altro riusc√¨ a chiudere occhio: l' intera citt√† era macerata da questo interrogativo: "Che fare? E domattina il Sufi se ne andr√†... dobbiamo trovare una soluzione". Finalmente credettero di aver risolto quel dilemma e, nel cuore della notte, corsero a svegliare il mistico, pregando di tornare a porre la domanda. Il Maestro torn√≤ alla moschea e torn√≤ a chiedere:"Sapete ci√≤ di cui vi parler√≤?" Al che met√† dei presenti rispose di s√¨, l'altra met√† di no . In quel modo, sembrava ovvio che non ci fossero vie di uscita. Ma il Maestro replic√≤:"Bene! In questo caso, coloro che sanno dovrebbero¬† parlare a coloro che non sanno. In che modo potrei aiutarvi io? E' sufficiente che vi parliate tra di voi: la mia presenza √® del tutto inutile!"

In verità, se scendi in profondità nelle tue domande, non occorre che interroghi qualcun altro: qualsiasi risposta ti può venire da un Maestro, di fatto è presente dentro di tè.

Il Maestro si limita solo a rendere evidente quella presenza, aiuta a portare la tua risposta in superficie. Il Maestro cerca di fare ciò che tu avresti già dovuto fare da solo: Trovare la risposta che esiste dentro di te.  

29 La preghiera dei Sufi
  La preghiera in sé non è altro che questo: un canto del tuo cuore indirizzato all'ignoto. Forse qualcuno là fuori esiste, forse non esiste, ma questo non è importante: è una gioia in sé riversare all'esterno tutto il proprio cuore. Il fatto che Dio esista, oppure no,è secondario. Ciò che conta è la preghiera; ed è proprio la preghiera a rivelare la presenza del divino: essa ti apre gli occhi. E' la preghiera a creare Dio: all'improvviso il mondo si infiamma, proprio perché tu sei infiammato. Quando il cuore è una fiamma di vita, all'improvviso il mondo intiero  si infiamma di vita, del divino, del mistero, dell'ignoto. Dunque, la preghiera diventerà in te come un ventre in cui prenderà vita Dio: questo è l'approccio dei Sufi, il cuore del loro messaggio. E questo è ciò che gli amanti, i poeti, i mistici hanno sempre vissuto, al culmine delle loro esperienze. Di fatto la preghiera non crea Dio, lo rivela semplicemente. Ma per colui che prega, allorché Dio gli apparirà per la prima volta, sembrerà una creazione. Si tratto solo di una rivelazione: la preghiera elimina uno spesso velo di oscurità, accumulatosi di fronte ai tuoi occhi; grazie ad essa il tuo cuore inizierà a pulsare come dovrebbe, e tu cadrai in sintonia con la totalità  dell'esistenza... e all'improvviso dio apparirà.

Mille e una volta urlerai ai cieli, senza ottenere alcuna risposta: la tua preghiera scomparir√† nel nulla. Ma anche cos√¨, anche se non ci sar√† alcun segno di risposta, tuttavia essa continuer√† a cambiare te,il tuo essere: gli effetti saranno evidenti. Forse non muter√† la realt√† esterna, ma continuer√† a cambiare te: diventerai sempre pi√Ļ sensibile, sempre pi√Ļ delicato,sempre pi√Ļ femminile e un giorno, allorch√® non sarai pi√Ļ duro e rigido come una roccia, quando sarai veramente divenuto liquido e fluido, ecco che verr√† la risposta; e non verr√† dall'altra sponda, ma dall'essenza pi√Ļ intima del tuo essere. E, in verit√†, √® questa la vera "altra sponda".

28

Il dubbio ed il credo

 

E' la verità che rende liberi e nient'altro. Qualunque altra cosa crea legami, fardelli. La verità, poi, non la si può trovare mediante uno sforzo intellettuale, perché la verità non è una teoria. E' un'esperienza. Per conoscerla, occorre viverla: è qui che milioni di persone incorrono nell'errore. Esse ritengono che se possono aggrapparsi ad un credo, questo aggrapparsi sarà loro di ausilio per trovare la verità. Giorno dopo giorno esse si adagiano in tale credo che, però, non è la verità: è una teoria sulla verità, come quando qualcuno si limita a interpretare con parole le scritture, le dottrine, i dogmi; come quando un cieco incomincia a credere che la luce esiste, oppure un affamato continua a leggere un libro di cucina, credendo e prestando fede in questo o in quello restando, tuttavia, pur sempre affamato. Non è questa la via che porta a soddisfare la fame.

La verità è nutrimento: occorre digerirlo, assimilarlo, consentirgli di circolare nel proprio sangue, di pulsare nel proprio cuore. La verità deve essere assimilata dalla vostra unità organica. La fede non viene mai assimilata, resta un fenomeno dissociato.

Potete essere induisti, tuttavia l'individuo rester√† solo un concetto intellettuale. Potete essere cristiani o maomettani, senza che questo divenga parte organica del vostro essere. Gi√Ļ, nel profondo, il dubbio permane.

Mi è capitato di sentire questa storia:

Titov, il cosmonauta russo, una volta tornato dallo spazio, fu interrogato da Nikita Krusciov, in sede privata, riguardo alla eventuale presenza di qualche essere lass√Ļ.

Si dice che abbia risposto: ¬ęS√¨, in effetti ho visto Dio¬Ľ; al che Krusciov replic√≤: ¬ęQuesto lo sapevo gi√†, ma lei conosce la nostra politica e quindi, per favore, non lo dica a nessuno¬Ľ.

In seguito Titov si incontr√≤ con il Patriarca della Chiesa Russa Orto¬≠dossa, che gli domand√≤ se nello spazio avesse visto qualcuno. Titov, fedele alle istruzioni impartitegli, rispose: ¬ęNo, non c'era nessuno¬Ľ. ¬ęQuesto lo sapevo gi√†¬Ľ - rispose il capo religioso - ¬ętuttavia lei conosce la nostra politica, quindi, per favore, non lo dica a nessuno¬Ľ.

Sotto il vostro credo, qualunque esso sia, il dubbio persiste; il dubbio sta al centro, mentre il credo sta alla periferia. In questo modo la vostra vita √® fondamentalmente determinata dal dubbio e non dal vostro credo. Potete essere comunisti e pur tuttavia in qualche anfratto, gi√Ļ nel profondo, il dubbio permane. Potete essere cattolici, cristiani o teisti, ma gi√Ļ nel profondo il dubbio continua.

Ho visto nell'intimo di innumerevoli persone, appartenenti a varie sette e fedi, ma gi√Ļ, nel profondo, permaneva il medesimo dubbio. E il dubbio non √® n√© induista, n√© cristiano, n√© maomettano. Il dubbio non √® n√© comunista, n√© anticomunista. Il dubbio √® puramente e semplicemente il dubbio. Per fare fronte a questo dubbio puro e semplice avete bisogno di una fiducia pura e semplice.

Questo dubbio puro e privo di aggettivi  né induista, né cristiano, né maomettano - non può essere distrutto da concezioni, credi, teorie, filosofie, siano esse induiste, cristiane o maomettane. Che fare allora di questo dubbio?

Un vero cercatore non va in cerca di un credo, qualunque esso sia, tanto per consolarsi. Egli si sforzer√†, piuttosto, di scoprire in se stesso un nucleo pi√Ļ profondo che vada al di l√† del dubbio. Bisogna capire tutto questo: dovete calarvi nel profondo del vostro essere fino ad un livello di sensibilit√† tale che il dubbio venga abbandonato alla periferia. Anzich√© fare questo, la gente si aggrappa ai credi alla periferia mentre il dubbio resta nel profondo. Proprio il contrario di quanto occorre fare.

Calatevi pi√Ļ profondamente nel vostro essere. Non preoccupatevi del dubbio, aggiratelo, lasciatelo l√¨! Non cercate di nascondervi in un credo, comportandovi come un'ostrica: affrontate il dubbio!¬† e andate oltre. Calatevi a profondit√† pi√Ļ profonde del dubbio. Nel vostro essere avverr√† qualcosa di importante ... perch√© nel nucleo pi√Ļ profondo, proprio al centro, esiste solo la vita. Una volta che sarete venuti in contatto con quel nucleo profondo che sta dentro di voi, il dubbio si riveler√† appunto qualcosa di assolutamente periferico e lontano, di cui ci si potr√† liberare molto facilmente.

Non ci sarà alcuna necessità di aggrapparsi a qualche credo per potersene liberare: dovrete semplicemente scorgerne la stupidità e l'assurdità. Vedrete semplicemente come il dubbio è stato distruttivo rispetto a tutta la vostra vita, come il dubbio vada continuamente rodendo il vostro essere e quanto sia stato velenoso. Il solo fatto di vedere quanto il dubbio sia stato velenoso, come vi abbia impedito di celebrare, facendovi in questo modo perdere una grande occasione, farà sì che ve ne libererete.

Un uomo che si fida veramente, non ha credi, ma semplicemente ha fiducia, dato che è giunto a conoscere quanto sia bella la vita, quanto sia eterna e senza tempo. Egli è giunto a sapere che proprio dentro di sé c'è il Regno di Dio. Egli diviene un re, e non un re nel senso consueto del termine, perché il regno che viene dall'esterno è un falso regno, un regno di sogni.

Ecco che cosa ho sentito a proposito di Re Farouk d'Egitto:

Una volta gli venne chiesto quanti re ci sarebbero stati sulla terra un quarto di secolo dopo di lui. Egli rispose senza esitazione che ce ne sareb­bero stati cinque, spiegando:

¬ęII re d'Inghilterra, il re di cuori, il re di quadri, il re di fiori ed il re di picche¬Ľ.

II regno che ci viene dall'esterno è davvero un regno di sogni. Potete anche essere dei re, ma sarete dei re di carte da gioco o, al massimo, re d'Inghilterra. Niente che valga granché, nulla che abbia importanza; solo un falso simbolo, che non significa niente.

Il regno vero sta all'interno ed il fatto sorprendente è questo: continuate a portarlo dentro di voi completamente ignari, senza sapere quale tesoro possedete e quale tesoro potete rivendicare come vostro.

La religione non è la ricerca di un credo; semmai è lo sforzo rivolto alla conoscenza dei veri fondamenti del vostro essere, per entrare in contatto con il vero substrato della vostra esistenza. Quest'ultima esperienza è ciò che intendiamo quando adoperiamo il termine 'verità'. E' esistenziale: è un'esperienza.

Dunque, non siate troppo creduloni nei confronti dei credi. Siate all'erta, poich√© si tratta di inganni. E' a causa di questi credi che la gente non si mette pi√Ļ alla ricerca: se si pensa, se si crede di sapere, che cosa mai c'√® da cercare? Si tratta di espedienti per evitare la ricerca, visto che la ricerca √® ardua, la ricerca √® difficile. Molti sogni si frantumeranno. Molte immagini si infrangeranno e dovrete passare attraverso molto, molto dolore. Questo dolore costituisce una necessit√†: purifica, conferisce solidit√†, integrit√†; rende maturi. Si tratta di dolori simili a quelli del parto, poich√© per loro tramite giungerete alla rinascita.

Il credo √® a buon mercato, non costa nulla. Ad un cenno del capo si diventa cristiani, induisti o maomettani. E' troppo a buon mercato: la verit√† non pu√≤ esserlo. Dovrete sacrificare molti sogni vagheggiati; dovrete sacrificare la vostra immagine apparente; dovrete sacrificare molte cose che, nella vostra ignoranza, sopravvalutate; dovrete uscire dallo stato nebuloso in cui si trova il vostro essere in questo preciso momento; dovrete elevarvi al di sopra di esso: naturalmente scalare una montagna √® difficile, e non esiste montagna pi√Ļ alta del vostro stesso essere.

Dentro di voi si erge il picco pi√Ļ alto, l'Everest e, naturalmente, l'ascesa sar√† difficile ma la difficolt√† paga, paga enormemente. Una volta che avrete raggiunto la cima saranno proprio gli sforzi, le difficolt√†, le sfide e le asprezze dell'ascesa a cristallizzarsi dentro di voi. Nel momento in cui raggiungerete la vetta, non sar√† solo una vetta quella che avrete scalato: sarete diventati la vetta. Sarete pervenuti ad altitudini che non avete mai conosciuto prima; vivevate in una valle oscura ora vivrete alla luce del sole.

Ecco quindi che la prima cosa da fare per colui che è alla ricerca è essere cosciente che i credi costituiscono delle barriere. Se venite da me come cristiani, non potete venire da me. Se venite da me come induisti, sembrerà soltanto che veniate da me, ma in realtà non potrete venire, perché tra me e voi ci sarà la distanza creata dal vostro induismo o dal vostro giainismo. Ciò che voi credete non fa alcuna differenza per me: tutti i credi, incondizionatamente, sono delle barriere.

Ecco quanto accadde in una grande città:

I manifestanti del partito stavano marciando di fronte al tribunale dove alcuni compagni venivano processati. Un poliziotto, per mantenere l'ordine, diede una spinta ad uno spettatore. ¬ęNon spinga!¬Ľsi lament√≤ lo spettatore-Io sono anticomunista¬Ľ. Il poliziotto lo guard√≤ in cagnesco. ¬ęLei si muova¬Ľ¬† ordin√≤ . ¬ęA me non importa che specie di comunista √® lei!¬Ľ.

Non fa alcuna differenza: il comunista è comunista; l'anticomunista è pure comunista; non fa differenza che crediate in Marx, in Mosé, in Manu o in Mahavir. Il fatto è che voi credete: che si tratti poi della Srimad Bhagavad Gita, del Capitale o del Corano non fa alcuna differenza, perché lo spirito di colui che crede è uno spirito in errore.

Lasciate perdere il vostro credo e potrete andare incontro ai vostri dubbi. Affrontando i dubbi e controbattendoli, si trova la fiducia. Se ammetterete che il dubbio c'è, senza nascondervi in qualche modo, se lo affronterete in tutta la sua evidenza, il solo fatto di affrontarlo farà sorgere in voi qualcosa di nuovo e questo qualcosa è la fiducia. La fiducia nasce affrontando il dubbio, non fuggendolo: il credo è una fuga, una moneta falsa, un falso sostituto della fiducia, le assomiglia senza esserlo.

Dentro il vostro credo, sotto sotto, il dubbio persiste come una corrente sotterranea. Nella fiducia il dubbio non esiste, perch√© la fiducia non ha mai conosciuto il dubbio, n√© lo ha mai incontrato. E' come una luce che non abbia mai incontrato l'oscurit√†; nel momento in cui arriva la luce, l'oscurit√† svanisce, scompare. Ma se crederete unicamente nella luce, ci√≤ non vi sar√† d'aiuto. Vivete nell'oscurit√† e continuate a credere nella luce, eppure vivete nell'oscurit√†! La vostra fede nella luce non costituisce un aiuto, bens√¨ un ostacolo, perch√© se non aveste alcuna fede nella luce, vi mettereste alla sua ricerca. Credendo nella luce, voi pensate che essa stia per giungere: ¬ęE' l√† e un giorno o l'altro, per grazia di Dio, giunger√†¬Ľ.

Continuate a vivere nell'oscurità, e la fede è un artificio dell'oscurità per proteggere se stessa. Il credo è un trucco del falso per proteggere se stesso. State in guardia!

Avere fede √® come accusare i sintomi di una malattia vera e propria; andate dal medico il quale fa la diagnosi della vostra malattia. Egli cerca i sintomi, ma i sintomi non sono malattie. I sintomi sono unicamente indicativi del fatto che qualcosa non va da qualche parte nell'intimo pi√Ļ profondo. Il dubbio √® un'indicazione: proprio come quando la febbre sale a 39¬į o 40¬į, tuttavia la febbre in s√© non √® la malattia.

Cos√¨, se qualcuno ha la febbre alta, non cominciate col fargli una doccia fredda; questo √® logico, perch√© se ritenete che la malattia sia la febbre in s√©, allora raffreddate il corpo. Il corpo diviene sempre pi√Ļ caldo, dunque raffreddiamolo, facciamogli un bagno gelato. State combattendo con i sintomi: potrete uccidere il paziente. Non √® questo il modo. La malattia √® in qualche punto gi√Ļ nel profondo, la febbre √® semplicemente indicativa del fatto che qualcosa, all'interno, non funziona. Curate ci√≤ che non funziona e la temperatura si abbasser√† spontaneamente a livelli normali.

Il dubbio rappresenta un sintomo, non la malattia. Quando cercate di aggrapparvi ad un credo scambiate il dubbio per la malattia. Cos√¨ pensate: ¬ęSe io creder√≤, il dubbio scomparir√†¬Ľ. No, esso non scomparir√†, semplicemente si caler√† nel profondo, divenendo inconscio. Consciamente crederete in Dio e inconsciamente continuerete a negarLo.

Non abbiate paura del dubbio! Il dubbio non è il nemico, è l'amico. Il dubbio sta semplicemente avvertendovi che non avete cercato dentro di voi, quindi il dubbio esiste. Vi avverte che non avete guardato dentro la vostra stessa realtà, quindi il dubbio esiste. Guardate dentro la vostra realtà ed il dubbio sparirà, assieme all'oscurità. Portate luce ...

Ecco cosa ho sentito di un grande sacerdote cristiano, Henry Ward Beecher:

Nella sua chiesa vi era un orologio che andava sempre o troppo avanti o troppo indietro: era un problema quotidiano e la gente se ne lamentava sempre. Chiunque veniva era solito rivolgersi a Beecher per dirgli: ¬ęL'orologio non va bene¬Ľ.

Un giorno Beecher, stanco di tutto questo, attacc√≤ un avviso all'orologio: ¬ęNon biasimate le mie lancette, l'inconveniente sta all'interno¬Ľ.

L'inconveniente √® sempre all'interno, non in superficie. Il male non sta nelle lancette dell'orologio, ma nei suoi pi√Ļ profondi meccanismi, quindi non tentate di mutare il vostro atteggiamento passando dal dubbio alla fede: questo non vi aiuter√†. Non √® questione di atteggiamento: i disagi sono pi√Ļ profondi, pi√Ļ profondi del vostro atteggiamento e dovete andare pi√Ļ a fondo in voi stessi.

OSHO

<precedente
 

successiva >

 

 

Pin It
sound by Jbgmusic