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  Anonimi

 

Archivio 

 Sorriso

Un sorriso è come il tocco dell'Angelo, ha il potere di sciogliere tutte le tensioni, non ha bisogno di parole, è comprensibile in tutto il mondo, fra tutti gli esseri umani.

Dio in incognito?

Tanti dicono che un incontro è capitato per caso

non sanno che il caso è semplicemente Dio in incognito.

La felicità

A te che cerchi la felicità, dimenticala.
Non si trova. Non c’è. Non è cosa. Non è merce.
È fumo.
Coltivala. Dissoda il terreno, getta il seme, annaffia il germoglio, sostieni il fusto, cura le foglie.
Contentati della pianta e della sua ombra.
Come d’incanto, un giorno che non sai, la felicità penderà dai suoi rami.

Il primo giorno

Oggi è il primo giorno del resto della tua vita.
                  
     (Graffito anonimo su una panchina di Central Park)

Il fiorellino

Se puoi vedere in tutta la sua integralità Dio in un fiorellino insignificante, pallido e senza profumo, puoi dire d' aver colto la sua suprema realtà.

Preghiera celtica

Possa la strada venirti incontro, possa il vento sospingerti dolcemente, possa il mare lambire la tua terra e il cielo coprirti di benedizioni.

Possa il sole illuminare il tuo volto e la pioggia scendere lieve sul tuo tempio.

Possa Iddio tenerti sul palmo della Sua mano fino al nostro prossimo incontro.

La freccia

La freccia che colpisce il centro è il risultato di mille fallimenti. La sconfitta perfeziona.

La tua spiritualità

A te che cerchi la felicità, dimenticala.
Non si trova. Non c’è. Non è cosa. Non è merce.
È fumo.
Coltivala. Dissoda il terreno, getta il seme, annaffia il germoglio, sostieni il fusto, cura le foglie.
Contentati della pianta e della sua ombra.
Come d’incanto, un giorno che non sai, la felicità penderà dai suoi rami.

La Via

Fammi conoscere la Via che è la Via della Bellezza, la bellissima Via dove tutti coloro che vogliono possono camminare, e dove la fine del Sentiero è soltanto un inizio del mio essere infinito. Ed ogni inizio è un'altro momento presente all'Eternità

Preghiera Navajo

Anima e cuore

Anche se Cristo nascesse mille volte a Betlemme ma non nel tuo cuore, la tua anima sarà desolata.

Sentiero Rosacrociano

Il monastero

Il mondo è il monastero dell'uomo saggio.La vita è il suo maestro spirituale e le esperienze di vita sono le materie per i propri studi.

Il tempio

Chi non riesce a trovare il Tempio nel proprio cuore, non troverà il suo cuore in alcun tempio.

Conquista

Se un uomo potesse vincere in battaglia mille uomini e se un'altro conquistasse se stesso,dei due quest' ultimo sarebbe il più grande

Detto Indiano

Il calunniatore è simile ad uno  che getta sudiciume addosso ad un'altro quando il vento è contrario: esso  non fa che tornare su colui che l' ha lanciato.

Gioia e dolore

Un Saggio Maestro non sottolinea ciò che devi evitare per sfuggire al dolore, ma ciò che devi imparare per conseguire la gioia.

Oscurità

La luce non combatte l'oscurità, ma la dissolve con il suo splendore

Cambiare

Chiedo che mi vengano dati: il Coraggio di cambiare quello che posso cambiare, la Serenità di accettare quello che non posso cambiare e la Saggezza per distinguere l'uno dall'altro.

Paura e Fede

La paura bussò alla porta, la fede andò ad aprire e non vide nessuno.

Abbandono

Se una cosa fugge da te, non rincorrerla, lasciala andare.

Se torna sarà per sempre tua, se no, non lo è mai stata.

La mente del saggio

Come il vento non smuove un grande masso così né la lode, né l'insulto turbano la mente del saggio.

Verità

Il gioiello della verità è unico ma con sfaccettature multiformi.

Sogni

Sento spesso dire che le situazioni... non cambiano,

 che le speranze ed i sogni non si avverano mai. Che assurdità!

 Tutto accadrà, tutto muterà. Bisogna solo imparare a saper aspettare,

 a godere di ciò che ancora non si possiede. Ed inoltre:

si è proprio sicuri di essere pronti ad avere quello che si reclama?

I gradini della vita

Le difficoltà ed i dolori che incontrate nella vita, 

non sono ostacoli,

non sono massi sul vostro cammino, 

ma gradini verso la meta.

Ricerca

Se vuoi raggiungere Dio ci sono due cose che devi sapere.

La prima è che tutti gli sforzi per raggiungerlo sono vani;

la seconda è che devi agire come se ignorassi la prima.

Sfida

Per avere qualcosa che non hai mai avuto

devi essere disposto a fare qualcosa che non hai mai fatto.

Casa

La casa non è un luogo; è tutto ciò che portiamo dentro di noi. 

Non importa dove siamo diretti. 

E' il nostro spirito che non può essere prigioniero.

Il monastero

Il mondo è il monastero dell'uomo saggio.La vita è il suo maestro spirituale e le esperienze di vita sono le materie per i propri studi.

La vecchietta che aspettava Dio

 C'era una volta un'anziana signora che passava in pia preghiera molte ore della giornata. Un giorno sentì la voce di Dio che le diceva: «Oggi verrò a farti visita». Figuratevi la gioia e l'orgoglio della vecchietta. Cominciò a pulire e lucidare, impastare e infornare dolci. Poi indossò il vestito più bello e si mise ad aspettare l'arrivo di Dio.

Dopo un pò, qualcuno bussò alla porta. La vecchietta corse ad aprire. Ma era solo la vicina di casa che le chiedeva in prestito un pizzico di sale. La vecchietta la spinse via: «Per amore di Dio, vattene subito, non ho proprio tempo per queste stupidaggini ! Sto aspettando Dio nella mia casa! Vai via!». E sbatté la porta in faccia alla mortificata vicina.

Qualche tempo dopo, bussarono di nuovo. La vecchietta si guardò allo specchio si rassettò e corse ad aprire. Ma chi c'era ? Un ragazzo infagottato in una giacca troppo larga che vendeva bottoni e saponette da quattro soldi. La vecchietta sbottò: «Io sto aspettando il buon Dio. Non ho proprio tempo. Torna un'altra volta!». E chiuse la porta sul naso del povero ragazzo.

Poco dopo bussarono nuovamente alla porta. La vecchietta aprì e si trovò un vecchio cencioso. «Gentile signora, un pezzo di pane... E se potesse lasciarmi riposare un momento qui sugli scalini della sua casa...» - implorò il povero. «Ah, no! Lasciatemi in pace! Io sto aspettando Dio! E stia lontano dai miei scalini!» - disse la vecchietta stizzita. Il povero se ne partì zoppicando e la vecchietta si dispose di nuovo ad aspettare Dio.

La giornata passò, ora dopo ora. Venne la sera e Dio non si era fatto vedere. La vecchietta era profondamente delusa. Alla fine si decise ad andare a letto. Stranamente si addormentò subito e cominciò a sognare.

Le apparve in sogno il buon Dio che le disse: «Oggi, per tre volte sono venuto a visitarti, e per tre volte non mi hai ricevuto.......!».

A rincorrerla... la felicità  non arriva mai

Emozioni

 Un discepolo chiese ad una Maestro illuminato

 Maestro come mai non sono ancora felice?

   Perché sei ancora, e perché ancora stai rincorrendo la felicità. La felicità non può essere cercata, non si può andare alla ricerca della felicità. La felicità è un derivato, è una conseguenza naturale. Se ne fai uno scopo, non la troverai mai, ti sfuggirà sempre. Arriva silenziosamente, arriva come un sussurro, arriva come la tua ombra. Quando sei totalmente assorto in qualcosa e non pensi assolutamente alla felicità... eccola. Quando invece ci pensi, non c e mai: e molto timida. Quando ti guardi attorno scompare; quando cominci a pensare: Sono felice o no?', non lo sei.

  Un uomo felice non pensa mai alla felicità: è talmente felice, come potrebbe pensare alla felicità? Solo un uomo infelice pensa alla felicità e, pensandoci, diventa ancora più infelice.

 Ho sentito raccontare...

    Un cane adulto vide un cucciolo che rincorreva la propria coda e gli chiese:

    Perché stai correndo dietro alla tua coda?"

    E il cagnolino rispose: 'Ho scoperto i segreti della filosofia, ho risolto i problemi dell'universo che nessun cane prima di me aveva affrontato nel modo giusto: ho imparato che la felicità è una cosa importante per un cane e che la felicità si trova nella mia coda. Ecco perché la sto rincorrendo, e quando l'avrò afferrata possederò la felicità".

Il vecchio cane rispose: Figliolo, anch'io ho considerato i problemi dell'universo, per quanto potevo, e mi sono fatto delle opinioni. Anch'io ho scoperto che la felicità è una bella cosa per un cane, e che la felicità è nella mia coda, ma ho anche notato che quando mi occupo delle mie cose... mi viene dietro: non ho bisogno di rincorrerla".

Ascolta ciò che dice il vecchio cane.

Amici

Esistono persone nelle nostre vite che ci rendono felici per il semplice caso di avere incrociato il nostro cammino. Alcuni percorrono il cammino al nostro fianco, vedono molte lune passare, gli altri li vediamo appena tra un passo e l’altro.

Tutti li chiamiamo amici e ce ne sono di molti tipi.

Talvolta ciascuna foglia di una albero rappresenta uno dei nostri amici.

I primi che nascono sono il nostro amico Papà e la nostra amica Mamma, che ci mostrano cosa è la vita.

Dopo vengono gli amici Fratelli, con i quali dividiamo il nostro spazio affinché possano fiorire con noi.

Conosciamo tutta la famiglia delle foglie che rispettiamo e a cui auguriamo ogni bene.

Ma, il destino presentiamo agli altri amici, i quali non sapevamo avrebbero incrociato il nostro cammino.

Molti di loro li chiamiamo amici dell’anima, del cuore.

Sono sinceri, sono veri. Sanno quando non stiamo bene, sanno cosa ci fa felici.

E alle volte uno di questi amici dell’anima si installa nel nostro cuore e allora lo chiamiamo innamorato.

Egli dà luce ai nostri occhi, musica alle nostre labbra, salti ai nostri piedi.

Ma ci sono anche quegli amici di passaggio, talvolta una vacanza o un giorno o un’ora.

Essi collocano un sorriso nel nostro viso per tutto il tempo che stiamo con loro.

Non possiamo dimenticare gli amici distanti, quelli che stanno nelle punte dei rami e che quando il vento soffia appaiono sempre tra una foglia e l’altra.

Il tempo passa, l’estate se ne va, l’autunno si avvicina e perdiamo alcune delle nostre foglie, alcune nascono l’estate dopo, e altre permangono per molte stagioni.

Ma quello che ci lascia felici è che le foglie che sono cadute continuano a vivere con noi, alimentando le nostre radici con allegria.

Sono ricordi di momenti meravigliosi di quando incrociarono il nostro cammino.

Ti auguro foglia del mio albero, pace, amore….. oggi e sempre… semplicemente perché ogni persona che passa nella nostra vita è unica. Sempre lascia un poco di sé e  prende un poco di noi.

Ci saranno quelli che prendono molto, ma non ci sarà che non lascia niente.

Questa è la maggior responsabilità della nostra vita e a prova evidente che due anime non si incontrano per caso…. Con l’amore tutto è possibile.

ANIMA

Non abbiate paura della morte, essa è sempre con voi.

Non abbiate paura della vita, sta così poco con voi.

Abbiate paura della vostra anima,

perché sta con voi per l’eternità.

Padre nostro

Non dire: Padre

  Se ogni giorno non ti comporti da figlio

Non dire: Nostro

  Se vivi soltanto del tuo egoismo

Non dire: Che sei nei cieli

  Se pensi solo alle cose terrene

Non dire: Venga il tuo Regno

  Se lo confondi con il successo materiale

Non dire: Sia fatta la tua volontà

  Se non l’accetti anche quando è dolorosa

Non dire: Dacci oggi il nostro pane quotidiano

  Se non ti preoccupi della gente che ha fame

Non dire: Perdona i nostri debiti

  Se non sei disposto a perdonare gli altri

Non dire: Non ci indurre in tentazione

  Se continui a vivere nell’ambiguità

Non dire: Liberaci dal male

  Se non ti opponi alle opere malvagie

Non dire: Amen

  Se non prendi sul serio le parole del PADRE NOSTRO

MENTRE LA MAMMA GUIDAVA

Mentre la mamma guidava, uno dei figli le dice:

mamma, guarda, guarda...

ma la mamma non gira lo sguardo nel verso indicato

 e nemmeno guarda i figli che in macchina

 stavano discutendo animatamente.

Si direbbe che una mamma che non guarda i figli,

 sia una mamma che non ama i suoi figli.

 Ma amare i figli, non significa guardare i figli;

 né guardare i figli significa sempre amare i figli.

 Ma in quel momento, il modo più vero

 e più concreto di amare i figli,

 è di guardare non loro, ma la strada:

 Non guardare me, se mi ami, mamma;

 ma guarda la strada.

 Non guardare me, se mi ami, mamma;

 ma guarda papà.

 Non guardare me, se mi ami, papà;

 ma guarda la mamma.

 Non guardare me, se mi ami, mamma;

 ma guarda il serpente che sta per mordermi.

 Non guardare me, se mi ami, mamma;

 ma guarda la pentola che brucia sul fuoco.

 Non guardare me, se mi ami, papà;

 ma guarda il lavoro che ci dà da mangiare.

 Non ho bisogno, mamma, che tu ami me;

 ma piuttosto che tu ami papà.

 Non ho bisogno, papà, che tu ami me:

 ma piuttosto che tu ami la mamma.

 Non ho bisogno, mamma e papà, che voi amiate me:

 ma piuttosto che vi amiate a vicenda.

 A me non arriva il vostro gesto d’amore:

 ma piuttosto arriva il calore dei gesti d’amore

 che tra voi due vi scambiate.

 A me non arriva la definizione di Paradiso:

 ma a me arrivano la pace e la gioia

 scaturite dal perdono che sempre vi date.

 Non mi interessa che mi sorridiate;

 ma piuttosto tra voi regni sempre il sorriso:

 l’accordo tra voi per me è Paradiso.

MENU’ (da preparare ogni mattina)

 Prendete 2 dl. di pazienza

·    Una tazza di bontà

·    Quattro cucchiai di buona volontà

·    Un pizzico di speranza e una dose di buona fede

·    Aggiungete due manciate di tolleranza

·    Un pacco di prudenza

·    Qualche filo di simpatia

·    Una manciata di quella piccola pianta rara che si chiama umiltà

·    E una grande quantità di buon umore

·    Condite il tutto con molto buon senso

·    Lasciate cuocere a fuoco lento

  E AVRETE UNA BUONA GIORNATA

Detto Buddhista

Non esiste una strada verso la felicità.

La felicità è la strada.

L'occhio del falegname

C'era una volta, tanto tempo fa, in un piccolo villaggio, la bottega di un falegname. Un giorno, durante l'assenza del padrone, tutti i suoi arnesi da lavoro tennero un gran consiglio. Argomento: come migliorare i rapporti vicendevoli e realizzare una migliore vita comunitaria. Fu subito chiaro che la comunità così com'era non poteva funzionare. La presenza di alcuni tipi rendeva impossibile una convivenza in qualche modo vivibile. Bisognava iniziare con l'escludere dalla comunità degli utensili, un certo numero di utensili, i più insopportabili.

La seduta fu lunga e animata, talvolta anche veemente. Uno prese la parola: "Non c'è alcun dubbio che dobbiamo espellere la nostra sorella Sega, perché morde sempre e fa scricchiolare i denti. Ha il carattere più mordace della terra. Rende la vita impossibile."

Un altro intervenne: "Evidentemente non possiamo tenere fra noi la sorella Pialla; col suo carattere tagliente e pignolo spelacchia tutto quello che tocca. Non lo farà per cattiveria; ma comunque finché c'è lei, non si può che vivere col cuore sospeso."

"E che dire del fratel Martello? - protestò un altro. - Ha un carattere pesante e violento, insopportabile; lo definirei un picchiatore. E' urtante la sua aria di superiorità, il suo modo di ribattere continuamente e dà sui nervi a tutti. E' meglio escluderlo per il bene nostro e suo."

" E i chiodi? Si può vivere con gente così pungente? Che se ne vadano! E anche Lima e Raspa. A vivere con loro è un attrito continuo. E cacciamo anche la carta vetrata, la cui unica ragion d'essere sembra quella di graffiare il prossimo."

"E cosa ci stanno a fare il Righello e il Cacciavite? gente senza personalità che ci è più di peso che di aiuto..."

Così discutevano, sempre più animosamente, gli attrezzi del falegname. Parlavano tutti insieme. Il martello voleva espellere il righello e il cacciavite, questi volevano espellere la lima e la pialla e tutti insieme esigevano l'espulsione del martello e dei chiodi, e così via. Alla fine della seduta tutti avevano espulso tutti.

La riunione fu bruscamente interrotta dall'arrivo del falegname. Tutti gli utensili tacquero quando lo videro avvicinarsi al bancone di lavoro. L'uomo prese un'asse, la segnò con il Righello e un Chiodo, poi la segò con la Sega mordace. La piallò con la Pialla che spela tutto quello che tocca. Sorella Ascia che ferisce crudelmente, sorella Raspa dalla lingua scabra, sorella Carta Vetrata che raschia e graffia, entrarono in azione subito dopo.

Il falegname prese poi i fratelli Chiodi dal carattere pungente e il martello che picchia e batte. Si servì di tutti i suoi attrezzi di brutto carattere per fabbricare una culla. Una bellissima culla per accogliere un bambino che stava per nascere.

Per accogliere la Vita.

La macchia nera

Una volta, un maestro fece una macchiolina nera nel centro di un bel foglio di carta bianco e poi lo mostrò agli allievi.
"Che cosa vedete?", chiese.
"Una macchia nera!", risposero in coro.
"Avete visto tutti la macchia nera che è piccola piccola", ribatté il maestro, "e nessuno ha visto il grande foglio bianco".

La vita è una serie di momenti: il vero successo sta nel viverli tutti. Non rischiare di perdere il grande foglio bianco per inseguire una macchiolina nera.

La bambola di sale

Non si può fare esperienza vera dell’Esistenza se non si è capaci di staccarsi dalle cose terrene per  entrare totalmente in comunione con Lei; è il significato di questa breve leggenda buddista

C’era una bambola di sale che voleva ad ogni costo conoscere il mare; così un giorno si mise in cammino dalla montagna per raggiungere il mare.

Cammina e cammina, dopo giorni arrivò finalmente a vedere il mare: “E’ questo il mare? – disse - finalmente so che cos’è il mare†Ma sentì una voce alle spalle che la incitava: “no, non hai ancora conosciuto il mare, lo hai solo visto, vai più avanti e capiraiâ€

La bambola corse verso il mare, ci entrò con i piedi e i piedi iniziarono a sciogliersi: “ah, ora capisco che cos’è il mare†disse.

Ma la solita voce insistette: “non ancora, vai più avanti e vedraiâ€

Così la bambola di sale piano piano avanzò ed entrò tutta nel mare…. e mentre si scioglieva completamente si udì la sua vocina flebile: “ora ho veramente capito che cos’è il mare!†“Ah sì, e perché?â€

“Perché ora sono diventata mare!â€

TRATTO DA UN DETTO INDIANO

 " Se tutto sembra più grande di tè

lascia che i pensieri volino alti nel cielo

e scoprirai com'è piccola la terra."

l desideri negativi  

Il discepolo disse al maestro: "Ho passato gran parte della giornata pensando cose che non avrei dovuto pensare, desiderando cose che non avrei dovuto desiderare, facendo piani che non avrei dovuto fare."


Il maestro invitò il discepolo a fare una passeggiata nel bosco vicino a casa. Strada facendo, indicò una pianta e domandò al discepolo se sapesse che pianta fosse. "Belladonna," rispose il discepolo. "Può uccidere chi mangia le sue foglie."

 
"Ma non può uccidere chi semplicemente la contempla. Nello stesso modo, i desideri negativi non possono causare alcun male, se non te ne lasci sedurre."

I colori dell'amicizia

Tanto tempo fa i colori fecero una lite furibonda. Tutti si proclamavano il migliore in assoluto, il più importante, il più utile, il favorito.

Il VERDE disse: " Chiaramente sono io il più importante. Io sono il segno della vita e della speranza. Io sono stato scelto dall'erba , dagli alberi, dalle piante, senza di me tutti gli animali morirebbero. Guardatevi intorno nella campagna e vedrete che io sono in maggioranza..."

Il BLU lo interruppe: "Tu pensi solo alla terra, ma non consideri il cielo ed il mare ? E' l'acqua la base della vita che viene giù dalle nuvole nel profondo del mare. Il cielo dà spazio, pace e serenità, senza di me voi non sareste niente..."

Il GIALLO  rilanciò: "Voi siete tutti così seri. Io porto sorriso, gioia e caldo nel mondo. Il sole è giallo, la luna è gialla, le stelle sono gialle. Quando fioriscono i girasoli, il mondo intero sembra sorridere. Senza di me non ci sarebbe allegria..."

L'ARANCIONE si fece largo: " Io sono il colore della salute e della forza. Posso essere scarso , ma prezioso perché io servo per il bisogno della vita umana. Io porto con me le più importanti vitamine. Pensate alle carote, zucche, arance, mango e papaya. Io non sono presente tutto il tempo, ma quando riempio il cielo nell'alba e nel tramonto, la mia bellezza è così impressionante che nessuno pensa più ad uno solo di voi..."

Il ROSSO poco distante urlò: "Io sono il re di tutti voi. Io sono il colore del sangue ed il sangue è vita, il colore del pericolo e del coraggio. Io sono pronto a combattere per una causa, io metto il fuoco nel sangue, senza di me la terra sarebbe vuota come la luna. Io sono il colore della passione, dell'amore, la rosa rossa, il papavero.."

Il PORPORA si alzò in tutta la sua altezza: Era molto alto e parlò con voce in pompa magna: " io sono il colore dei regnanti e del potere. Re , capi e prelati hanno sempre scelto me perché sono il segno dell'autorità e della sapienza. Le persone non domandano...a me essi ascoltano ed obbediscono!..."

In finale L'INDACO parlò molto serenamente dagli altri , ma con determinazione: " Pensate a me, io sono il colore del silenzio, voi difficilmente mi notate, ma senza di me diventate tutti superficiali. Io rappresento il pensiero e la riflessione , il crepuscolo e le acque profonde.. Voi tutti avete bisogno di me per bilanciare e contrastare , per pregare ed inneggiare alla pace..."

E così i colori continuarono a discutere ognuno convinto di essere superiore agli altri. Litigarono sempre più violentemente senza sentire ragioni.

Improvvisamente un lampo squarciò il cielo seguito da un rumore fortissimo. Il tuono e la pioggia che seguì violenta li impaurì a tal punto che si strinsero tutti insieme per confortarsi....

Nel mezzo del clamore la PIOGGIA iniziò a parlare: " Voi sciocchi colori litigate tra di voi e ognuno cerca di dominare gli altri... Non sapete che ognuno di voi è stato fatto per un preciso scopo unico e differente? Tenetevi per mano e venite con me"

Dopo che ebbero fatto pace, essi si presero tutti per mano.

La PIOGGIA continuò: "D'ora in poi, quando pioverà ognuno di voi si distenderà attraverso il cielo in un grande arco di colori per ricordare che voi vivete tutti in pace.

L'ARCOBALENO è un segno di speranza e di pace per il domani.....

E così quando una buona pioggia lava il mondo, e l'arcobaleno appare nel cielo ricordiamoci di apprezzarci l'uno con l'altro. 

Chi sono io?

 "Chi sono io?"

chiese un giovane ad un maestro di spiritualità.

"Sei quello che pensi."

rispose il saggio.

"Te lo spiego con una piccola storia".

  

Un giorno, dalle mura di una città,

verso il tramonto si videro sulla linea dell'orizzonte

due persone che si abbracciavano.

"Sono un papà e una mamma  ",

pensò una bambina innocente.

"Sono due amanti ",

pensò un uomo dal cuore torbido.

"Sono due amici che s'incontrano dopo molti anni",

pensò un uomo solo.

"Sono due mercanti che hanno concluso un buon affare",

pensò un uomo avido di denaro.

"E' un padre che abbraccia un figlio di ritorno dalla guerra",

pensò una donna dall'anima tenera.

"E' una figlia che abbraccia il padre di ritorno da un viaggio",

pensò un uomo addolorato per la morte di una figlia.

"Sono due innamorati",

pensò una ragazza che sognava l'amore.

"Sono due uomini che lottano all'ultimo sangue",

pensò un assassino.

"Chissà perché si abbracciano",

pensò un uomo dal cuore arido.

"Che bello vedere due persone che si abbracciano",

pensò un uomo di Dio.

 

"Ogni pensiero", concluse il maestro,

" rivela a te stesso quello che sei."

 

Esamina di frequente i tuoi pensieri:

ti possono dire molte più cose su di te

di qualsiasi maestro.

La fonte che trabocca

Essere come la fonte che trabocca,

e non come la cisterna che racchiude sempre la stessa acqua

I colori della pace

Avevo una scatola di colori, brillanti, decisi e vivi; avevo una scatola di colori, alcuni caldi, altri molto freddi.

 Non avevo il rosso per il sangue dei feriti.

Non avevo il nero per il pianto degli orfani.

Non avevo il bianco per le mani e i volti dei morti.

Non avevo il giallo per le sabbie ardenti,

ma avevo l’arancio per la gioia della vita,

ed il verde per i germogli e i nidi,

ed il celeste dei chiari cieli splendenti

ed il rosa delle albe del mattino.

 Mi sono seduta e ho dipinto la Pace

 “CARO BAMBU’ HO BISOGNO DI TEâ€

Se il chicco di grano caduto in terra non muore rimane solo: se invece muore, produce molto frutto.

E’ il senso di questa delicata leggenda cinese.

 C’era una volta un bellissimo e meraviglioso giardino. Era situato ad ovest del paese, in mezzo al grande regno. Il Signore di questo giardino aveva l’abitudine di farvi una passeggiata ogni giorno, quando il caldo della giornata era più forte.

C’era in questo giardino un bambù di aspetto nobile. Era il più bello di tutti gli alberi del giardino e il Signore amava questo bambù più di tutte le altre piante.

Anno dopo anno, questo bambù cresceva e diventava sempre più bello e grazioso. Il bambù sapeva bene che il Signore lo amava e ne godeva.

Un bel giorno il Signore, molto in pensiero, si avvicinò al suo albero amato e l’albero, in grande venerazione, chinò la testa. Il Signore gli disse: “Caro bambù, ho bisogno di teâ€. Sembrò al bambù che fosse venuto il giorno di tutti i giorni, il giorno per cui era nato.

Con grande gioia, ma a bassa voce, il bambù rispose: “O Signore, sono pronto. Fa di me l’uso che vuoiâ€.

“Bambùâ€, la voce del Signore era seria, “per usarti devo abbattertiâ€. Il bambù fu spaventato, molto spaventato: “Abbattermi, Signore, me che hai fatto diventare il più bell’albero del tuo giardino? No, per favore, no! Fai uso di me per la tua gioia, Signore, ma per favore non abbattermiâ€

“Mio caro bambù†disse il Signore, e la sua voce era più seria, “se non posso abbatterti, non posso usartiâ€. Nel giardino ci fu allora un grande silenzio. Il vento non tirava più, gli uccelli non cantavano più.

Lentamente, molto lentamente, il bambù chinò ancora di più la sua testa meravigliosa.

Poi sussurrò: “Signore, se non puoi usarmi senza abbattermi, fai di me quello che vuoi e abbattimiâ€.

“Mio caro bambùâ€, disse di nuovo il Signore, “non devo solo abbatterti, ma anche tagliarti le foglie e i ramiâ€.

“O Signoreâ€, disse il bambù, “non farmi questo. Lasciami almeno le foglie e i miei ramiâ€.

“Se non posso tagliarli, non posso usartiâ€

Allora il sole si nascose e gli uccelli ansiosi volarono via. Il bambù tremò e disse appena udibile: “Signore, tagliali!â€

“Mio caro bambù, devo farti ancora di più. Devo spaccarti in due e strapparti il cuore. Se non posso fare questo non posso usartiâ€.

Il bambù non potè più parlare. Si chinò fino a terra.

Così il Signore del giardino abbattè il bambù, tagliò i rami, levò le foglie, lo spaccò in due e ne estirpò il cuore. Poi portò il bambù alla fonte di acqua fresca vicino ai suoi campi inariditi. Là delicatamente il Signore depose l’amato bambù a terra; un’estremità del tronco la collegò alla fonte; l’altra la diresse verso il suo campo arido. La fonte dava l’acqua, l’acqua si riversava sul campo che aveva tanto aspettato.

Poi fu piantato il riso, i giorni passarono, la semenza crebbe e il tempo della raccolta venne. Così il meraviglioso bambù divenne realmente una grande benedizione in tutta la sua povertà ed umiltà.

Quando era ancora grande e bello e grazioso, viveva e cresceva solo per se stesso e amava la propria bellezza.

Al contrario, nel suo stato povero e distrutto, era diventato un canale, che il Signore usava per rendere fecondo il suo regno.

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