PARTITA A SCACCHI CON LA Â VITA
Capitolo 1°
L’agire : lo spazio/tempo
La nostra vita terrena si svolge come una partita a scacchi: non è un concetto originale, ma per me diventa originale il concetto della scacchiera.
In ogni modo la partita comincia con la vita e termina con la morte alla fine di questa vita, ma non è la partita con la morte, la morte (lo scacco matto) è il risultato finale della partita, che non avrà mai un finale di “pattaâ€, se non alla fine dell’ultima vita che la nostra anima sperimenterà prima della realizzazione suprema.
Né esiste una scacchiera delimitata in quanto le dimensioni della scacchiera sono date dai due lati : un lato è costituito dallo†Spazio†nel quale i pezzi e pedoni possono muoversi “liberamente†in ogni direzione, l’altro è il “Tempo†lungo il quale i pezzi possono muoversi in una sola direzione : avanzare; possono rallentare, fermarsi , ma non tornare indietro.
La scacchiera nella quale stiamo “giocando†ha quindi i limiti della durata della nostra vita (non prestabilita) e del nostro spazio in cui ci muoviamo, con estensione massima il pianeta Terra ed oltre per gli astronauti.
Nell’infinità del tempo e dello spazio, esistono quindi, tutte le scacchiere sulle quali la nostra anima ha già giocato le sue vite precedenti e quelle sulle quali “giocherà †le future.
 Un altro concetto originale è che i vari pezzi e pedoni non sono mossi da un giocatore regista, ma ogni pezzo è un giocatore autonomo che “decide†(o crede di decidere) come muoversi, quando e in che direzione, ed assume la figura di pedone, cavallo, alfiere, torre, re, o regina nello svolgimento della partita.
Ne deriva che la mia partita a scacchi la gioco non con un avversario ma con tutte le altre pedine, presenti sulla scacchiera che sto percorrendo, ognuna delle quali giocatore autonomo.
Quindi, in teoria, ma in pratica, posso giocare la mia partita con tutti gli esseri senzienti e non, presenti nello spazio di gioco, cioè il pianeta Terra, nell’arco di vita che avrò a disposizione.
Tra le regole della partita vi è quella che mi consente di prendermi tutto il tempo che desidero per fare la mossa successiva.
Poiché i lati della scacchiera sono costituiti da: uno il tempo e l’altro lo spazio è evidente che le casella della scacchiera sulla quale mi muovo sono infinite piccole caselle di spazio/tempo che, di mossa in mossa, posso occupare o lasciare libera ma che può occupare o lasciare libera anche un’altra pedina che si muova nella direzione incrociante la mia.
La mia mossa diventa quindi possibile se la casella non è gia occupata o dominata da un’altra pedina, cioè libera, altrimenti devo cambiare mossa, e ricado nello stesso problema, oppure attendo che si liberi la prima casella disponibile.
Ne conseguono quindi le seguenti considerazioni:
1)     Il mio percorso non sarà lineare, ma più o meno tortuoso in funzione del “trafficoâ€, sul mio percorso.
2)     Avrò relazioni che condizioneranno le mie possibili mosse, fermandomi, rallentandomi, facendomi cambiare percorso.
3)     Primo o poi o mai incontrerò il pezzo che mi fagociterà concludendo la mia partita e in ogni caso arriverò al limite del tempo concessomi.
4)     Prima o poi o mai incontrerò il pezzo e la mossa che mi porterà ad “arroccare†(accoppiamento).
5)     Prima o poi o mai incontrerò il pezzo e la mossa che favorirà la mia “promozione†facendomi generare uno o più “pedoniâ€.
6)     Se mi attardo ad eseguire una mossa, rischio di non poterla più fare, perché un‘altra pedina in qualche parte della scacchiera ne avrà già fatta una che influenzerà , modificherà o impedirà la mia nuova mossa.
7)     Nel caso opposto se anticipo una mossa, rischio di compromettere l’esito della stessa perché provocherà una contromossa in qualche parte della scacchiera che potrebbe annullarne l’efficacia.
8)     Mi potrei trovare anche in una posizione di “stallo†perché tutte le caselle dove vorrei andare sono occupate o dominate a distanza da altri pezzi, perciò devo attendere che si liberi la possibilità di movimento. Potrò quindi nella durata dello “stallo†solo “sgranchirmi†nello spazio che ho a disposizione senza influenzare od essere influenzato dal movimento delle altre pedine.
9)     Arrivando al limite del tempo concessomi: il lato opposto della linea temporale da cui sono partito andrò a “promozione†in altra dimensione dove l’anima si appresterà a ricominciare un’altra partita.
10)  Il mio libero arbitrio stà nel tempo che impiego per eseguire la mossa.
Da tutte queste possibilità ne consegue che un evento che ha condizionato la nostra vita, anche in funzione di una nostra decisione, è stato possibile non tanto per quella decisione, ma poiché il movimento dei pezzi nella scacchiera ha lasciato libera quella casella spazio/temporale che dovevamo occupare, che potevamo occupare, od eravamo costretti ad occupare per proseguire la partita.
Nel frattempo, solo la posizione ed il gioco degli altri pezzi avrebbero permesso al nostro giocatore di lasciare libera quella casella per altri, quindi a non far accadere l’evento stesso, cambiando forse completamente le sorti della partita.
Qualunque evento della nostra vita è una mossa a noi permessa, attiva o passiva, dal movimento di tutti gli altri esseri senzienti e non, presenti nella scacchiera sulla quale stiamo giocando e dalla nostra posizione nella casella spazio/tempo sulla quale ci troviamo.
E’ un percorso non predestinato ma obbligato.
L’APERTURA
Il percorso obbligato inizia con l’inizio della partita a scacchi: “L’aperturaâ€, ovvero la nascita.
Lo spazio influisce poco, molti pezzi e pedoni rimangono fermi o non influiscono per molte mosse, ma il tempo prepara la loro mossa.
La prima mossa del neonato è il vagito che obbliga il “re†e la “regina†a muoversi per lui. Queste prime mosse condizionano da subito le mosse successive della coppia reale e della corte e prepara quelle successive del neonato “pedoneâ€che si muove, inizialmente, autonomamente solo nella direzione temporale.
Tutti i movimenti dei pezzi che attorniano questo piccolo “pedone†cominceranno a lasciare libere per lui piccole caselle di spazio/tempo sulle quali dovrà muoversi in base alle possibilità che gli altri pezzi gli lasceranno, o in base alla sua abilità nel percepire il momento esatto della mossa, che sarà comunque sempre quella giusta perché l’unica possibile da quella casella spazio/temporale.
IL MEZZO DELLA PARTITA
Quel pedone si avvicinerà gradualmente al mezzo della partita sempre più complessa in funzione delle interrelazioni con gli altri pezzi.
Di casella in casella potrà essere obbligato per proseguire la partita ad autopromuoversi da pedone a cavallo, torre, alfiere, re o regina in funzione delle mosse che la posizione degli altri pezzi gli permetterà di fare ma non di scegliere.
Nel contempo sarà anche lui ad occupare caselle di spazio/tempo che impediranno mosse ai giocatori più prossimi e questi ad altri loro prossimi e questi ad altri ancora.
Ma anche lasciare libera quella casella di spazio/tempo, provocherà altri movimenti con altri effetti.
La causa crea l’effetto e contemporaneamente l’effetto genera la causa, in un ciclo continuo d’interrelazione cosmica automatica ed infermabile come una reazione nucleare a catena.
In fondo la nostra partita a scacchi è una creazione infinita d’eventi, d’effetti, di cause.
IL FINALE
Esprime bene il concetto dell’interdipendenza dei vari pezzi e pedoni, che percorrono la scacchiera della vita, e l’indeterminazione del percorso che stiamo compiendo spostandoci nelle varie caselle di spazio/tempo della scacchiera stessa, l’esempio che Ervin Laszlo espone nel suo libro “Olos il nuovo mondo della scienzaâ€.
Egli vuole rendere comprensibile il comportamento delle particelle quantistiche, i quanti, che è indeterminato e variabile in funzione della presenza o meno dell’osservatore.
L’esempio sta nel gioco “delle venti domandeâ€, nel quale uno dei partecipanti esce dalla stanza e gli altri a sua insaputa decidono quale sia l’oggetto che deve indovinare ponendo domande alle quali i partecipanti possono rispondere solo “si†o “no†(come un codice binario), portandolo ad un percorso che ha come meta l’individuazione della parola predeterminata.
Egli dice “ Nella versione alternativa (del gioco) una persona lascia la stanza e gli altri, senza dirglielo, si mettono d’accordo di “non†essere d’accordo su una data cosa od oggetto (la meta).
Ma fanno finta di esserlo. Però devono dare risposte coerenti (interdipendenti). Di conseguenza, quando l’innocente interlocutore ritorna (nasce) e chiede ad esempio “ è vivente†(sono vivente) e la risposta è si, allora tutte le successive risposte devono far finta che la cosa da indovinare sia una pianta, (un essere umano), un animale o forse un microrganismo, (in pratica confermare che sono vivente).
Un abile giocatore (cioè consapevole), può restringere la sfera delle possibilità in tal maniera da riuscire a identificare (individuare il suo percorso), dopo venti domande o meno una risposta definitiva (nel corso della vita o di più vite), per esempio, il gattino della stanza accanto, (cioè la meta: vivere per un ideale, sacrificarsi per una data persona, godere di una situazione…)
Eppure quella non era la meta quando il gioco era cominciato. Non c’era alcuna meta, quella è emersa ed è stata generata dal gioco stessoâ€.
Se questo comportamento è specifico nel mondo quantistico, e quindi anche nelle forze che dominano le leggi dell’Universo, perché non dovrebbe anche dominare la vita stessa?
La scacchiera spazio/temporale ci conferma che il viaggio che percorriamo nella nostra partita è sottoposto alla stessa legge.
La nostra libertà sta nel porre la domanda: dove posso muovermi? Su quale casella della scacchiera posso andare? Quale mossa posso fare? Quanto posso stare in attesa? Ma non nel darci la risposta. Questa ci sarà data con la possibilità di effettuare la mossa o no, dal movimento o dalla posizione delle altre pedine che giocano (interagiscono) con noi nella partita, cioè dalle circostanze che ci circondano e condizionano.
Le stesse che, lette in altro modo, c’inviano dei segnali, i segni del destino, che c’indicheranno la mossa per proseguire la partita. Mossa obbligata ma non predefinita.
E’ come se Dio o l’Energia cosciente primaria o chi o che cosa per esso, avesse dato il via alla creazione con la scissione dell’energia stessa da neutra e statica a positiva/negativa e quindi dinamica, senza una meta creatrice ma la creazione stessa nel suo evolvere definirà la meta stessa.
Capitolo 2°
Il PENSARE
In realtà esistono altre due scacchiere sulle quali giochiamo ogni volta la nostra vita. Una riguarda il nostro Pensare nel percorrere la scacchiera. Il nostro pensare,cioè il nostro pensiero, e quindi lo svolgimento del “giocoâ€, è influenzato dalle stesse leggi dell’Agire e di conseguenza si possono trarre le stesse conclusioni.
Capitolo 3°
Il SENTIRE
L’altra scacchiera riguarda il nostro Sentire che come l’Agire ed il Pensare soggiace alle medesime leggi ed alle stesse conclusioni.
Capitolo 4°
LA SINCRONICITA'
Noi quindi svolgiamo la nostra esistenza terrena in questa vita su tre livelli, percorriamo quindi contemporaneamente tre scacchiere, cioè contemporaneamente giochiamo tre partite diverse ma con le stesse regole, su tre piani sovrapposti.
Ne consegue che alle volte la casella sulla quale ci spostiamo nell’Agire non corrisponde con la sovrastante casella del Pensare o nell’altra del Sentire, cioè una delle tre caselle o due o tutte e tre non sono in linea sulla stessa perpendicolare che le unisce .
Ciò comporta che siamo “obbligati†a fare ciò che non pensiamo o ciò che non sentiamo o viceversa nelle varie combinazioni.
Può essere un fatto momentaneo di una sola casella spazio/temporale o può succedere su più caselle consecutive.Â
Questo comporta un disallineamento del nostro Sentire, Pensare ed Agire e ci crea una contraddizione interna con tutta la sofferenza più o meno evidente che ne proviamo, tanto più forte quanto più caselle non allineate si succedono.
Ma questo spiega anche il ripetersi di eventi che ci influenzano nel nostro percorso.
Analogamente il percorso che stiamo effettuando sui tre livelli delle scacchiere sulle quali “giochiamo†la nostra partita ovvero la nostra vita, può anche coincidere, in una casella spazio/temporale o in più caselle , con la perpendicolare che unisce gli stessi tre livelli.
In questo fortunato caso non avremo ostacoli nel raggiungere gli obiettivi che ci saremo posti e, non dimentichiamolo, che gli altri giocatori ci permettono di raggiungere; saremo coerenti con noi stessi, sereni e fiduciosi avendo Sentito, Pensato ed Agito in modo coerente ed unitario , azione questa che il filosofo argentino Silo definisce AZIONE VALIDA.
Quante più AZIONI VALIDE ci sarà concesso di fare nella nostra partita, tanto più la nostra vita sarà appagante, ma ricordiamoci che queste ci saranno concesse sempre dalla interdipendenza simultanea con  tutti i giocatori nelle tre partite e per questo dobbiamo ringraziare anche i nostri “avversariâ€.
Capitolo 5°
LE RADICI
Viene quindi da chiederci perché stiamo giocando questa partita in questo luogo ed in questo momento? E quante partite abbiamo già giocato nelle vite precedenti ? Mi chiedo : sono vite precedenti di un essere diverso da noi ma confluenti nella stessa Anima? O quando diciamo di essere regrediti in una vita precedente di quest’essere, non regrediamo forse nella memoria genetica del nostro albero genealogico con un’infinità di rami e di radici, ma con un unico tronco , che in fondo non è altro, alle origini , del tronco stesso della vita? Se il tronco stesso della vita, germogliato da quel seme primordiale, è unico per tutto il genere umano, allora tutti gli infiniti rami in cui si è evoluto, si evolve e si evolverà sono tutti interconessi nell’infinità del tempo e dello spazio. Una foglia che si stacca da quell’albero, un ramo che si rompe, una nuova gemma, non solo sono parte del mio passato, ma dal passato stanno condizionando il mio presente, ed il mio presente condizionerà il futuro dei miei successori.
Come vediamo la partita non ha fine, poiché anche quando finiamo la nostra partita spazio/temporale, stiamo condizionando ed influendo i futuri giocatori che avranno sempre affianco a loro i fantasmi dei giocatori precedenti che li influenzeranno nel loro agire.
Tutto questo ci dà una grande responsabilità pur per assurdo non essendone responsabili.
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BUONA PARTITA ! Â
Sw. Bodhi Sahaj
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