LA GRANDE RINUNCIA DEL PAPA
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Questi sono tempi critici e anche la Chiesa sembra essere coinvolta nello tzunami in corso che tutto travolge, lasciando tracce devastanti nel suo percorso. Non è più tempo di meravigliarsi dei serpenti velenosi che minacciano la nostra vita: li abbiamo alimentati servendo il principio di separazione rappresentato dalle corna del diavolo (dal greco diaballo=separo).
L’umanitĂ sta cadendo in un baratro non facile da risalire in cui la manifestazione di decadimento dei valori, degli ideali piĂą sacri, è diventata palese nella quotidianitĂ .Â
Dal 28 febbraio 2013 il rappresentante di Cristo in Terra lascia vacante il suo posto di Pontefice per ragioni di coscienza, che lo presentano umanamente e responsabilmente inadeguato a portare avanti il sempre piĂą arduo compito assunto.
Papa Benedetto XVI, come giĂ in passato Celestino V, opera nuovamente quello che viene definito il Gran Rifiuto, per il bene della Chiesa. Ed ecco ritornare alla ribalta Papa Celestino, personaggio scomodo e messo nel dimenticatoio per troppo tempo.
Vorrei quindi fare io un breve excursus sulla vita di questo maestro spirituale che sapeva quel che faceva e abbandonò l’abito papale perché l’età dello Spirito doveva ancora attendere la sua messe. Giudicato vile, incapace di gestire le cose del mondo, preso dalle mortificazioni della carne, tra le tante opere compiute nel suo breve papato, inviò solenni rimproveri ai cardinali, fondò chiese e monasteri, e affrontò un viaggio di quattro mesi in pieno inverno per avere la conferma del suo Ordine dei Celestini.
Non tutti sanno che Pietro Angelari era un eremita quando, nel 1294 viene eletto al soglio Pontificio, dopo ben 27 mesi di contrasti, per inconciliabili esigenze di potere, in cui la Chiesa rimase priva di guida. Dopo una prima reazione di sgomento, comprensibile per chi aveva dedicato la sua vita alla solitaria ricerca del Signore, Pietro accetta. In un’epoca di trionfo del fanatismo e dell’intolleranza religiosa dove la violenza e il sadismo legalizzato emergono tristemente con la cosiddetta “Santa Inquisizione”, Pietro detto da Morrone (il cui nome deriva dall’eremo in cui soggiornava), segna l’inizio di importanti opere spirituali in netto contrasto con le scelte di una chiesa corrotta che si stava  allontanando sempre più dagli insegnamenti di Cristo e dalla Ecclesia delle origini.
Pietro da Morrone si recò all’Aquila, teatro della sua incoronazione a Papa (che mai entrò nello Stato Pontificio di Roma), a dorso di un asinello, rinnovando l’analogo ingresso di Gesù a Gerusalemme.
Già in passato, secondo le profezie del monaco calabrese Gioacchino da Fiore, fu predetta l’Era dello Spirito Santo. Nel 1260, all’Aquila, città costruita sulla mappa di Gerusalemme (che in quel tempo cadde in mano ai musulmani), il papa Celestino V, fondò la confraternita dello Spirito Santo, nella speranza fossero quelli i tempi per realizzare l’Ecclesia spirituale, nella fedele applicazione degli insegnamenti originari, senza l’intermediazione di una chiesa che, ieri come allora, non dà il corretto esempio di vita cristiano, essendo più impegnata ad esprimere il potere temporale.
Celestino dichiarò, con il suo operato, la chiara intenzione di rimanere fuori dall’influenza delle potenti istituzioni, allo scopo di realizzare una Chiesa diversa, in antitesi alla chiesa carnalis romana..
In un’epoca in cui il popolo non aveva nessun diritto, Celestino concede l’indulgenza a tutti i fedeli di Cristo istituendo la Bolla della Perdonanza che era offerta, non ai privilegiati sociali, ma a chiunque, ricco o povero, si recasse nella Basilica di Santa Maria di Collemaggio all’Aquila, costruita secondo il suo volere, da architetti “iniziati”, dopo richiesta specifica della Madonna che le apparve in sogno. Realizzò così l’uguaglianza per tutti i figli di Dio disposti ad accogliere la luce, senza passare per il potere istituzionale di Roma.
L’Aquila doveva diventare, per volere dei Templari, la nuova Gerusalemme in Occidente, ricalcando la pianta della città santa, considerata all’epoca ormai in mano Islamica.
Purtroppo Celestino non riuscì nell’impresa e, dopo qualche mese, rinunciò al suo incarico papale. L’umanità allora non era pronta per la Chiesa dell’Amore e il tutto fu rimandato ai secoli futuri.
In questi anni, da moltissime fonti, abbiamo avuto rivelazione che i tempi potrebbero essere questi. L’epoca del risveglio spirituale potrebbe essere oggi, ed è compito di tutti muoversi per una svolta radicale nei valori umani.
Dobbiamo operare la nostra “guerra santa” per combattere il nostro ego e trovare finalmente il Graal interiore. Possiamo ripetere gli errori del passato o agire diversamente, possiamo essere i cristiani dell’Inquisizione, dei giudizi e dei roghi, oppure operare insieme nella costruzione di un nuovo tempo più etico ed equo per tutti.
Celestino, con il suo esempio, ha suggerito a noi posteri la via da seguire per divenire luminosi, rinunciando al potere temporale in favore del vero Spirito.
Oggi, ciò che per lungo tempo ha dato nutrimento spirituale a miliardi di esseri umani che hanno colto, attraverso l’istituzione della chiesa, un senso alla propria esistenza, non ha più forza. Quella "forza" di cui ha parlato il Papa al Concistoro, non rappresenta  solo la forza fisica di un uomo di 85 anni che sente l’eccesso della responsabilità su di sè, ma la tragica resa dei conti di ciò che la scelta nasconde.
Le dimissioni del Papa possono essere lette come ufficiali (la stanchezza), e ufficiose e ipotizzano, oltre agli scandali sulla pedofilia, pressioni dei gruppi di Potere Mondiale che detengono il patrimonio finanziario del Vaticano e di tutta la Chiesa.
Questi sono tempi in cui non è più sufficiente avere solo fede, “credere”in Dio. Serve “Conoscere”, occorre tornare alle origini, approfondire la vera Gnosi, che rappresenta la vera conoscenza di noi stessi.
 Oggi, in questo caos globale, nei meandri del negativo che appare in tutta la sua crudezza, dobbiamo riuscire a vedere anche l’irreversibile risveglio delle coscienze in corso. Chi ha “occhi per vedere” e “orecchie per sentire”, ne vede quotidianamente gli effetti. Un’antica saggezza sta emergendo dal dedalo della confusione attuale: il mondo materiale non è solo regolato da energie fisiche, ma anche da energie mentali, spirituali e animiche e si può operare una trasformazione sostanziale della nostra società , solo quando si coinvolgono tutti questi aspetti.
Il Conoscere verso il quale si dirige l'Umanità , che ha quanto mai sete di Spirito, è un ritorno alle origini, a quella domanda lasciata in sospeso per millenni: "Conosci Te stesso? Se conosci Te stesso conoscerai l’Universo.
Una parte del genere umano sta cominciando a percepire che è in grado di poter modificare strutture materiali, ormai obsolete, attraverso la forza del pensiero, usando frequenze più raffinate e sottili a cui ora, con l’innalzamento della vibrazione della Terra, ha accesso.
Nel mondo di cui abbiamo percezione regna la dualitĂ , il Principio Positivo (Dio) e l’altro negativo (il demonio). Ma nell’uomo, che è fatto a immagine e somiglianza di Dio, sono racchiuse le facoltĂ di chi ci ha creato. Per creare la luce occorre quindi integrare la polaritĂ , portandola all’UNO. Â
La mente giudica, valuta con raziocinio e, se la si lascia dominare non ci farà accedere alla Saggezza Divina. Questo non significa che non bisogna azionarla, ma è importante disciplinarla, integrandola con il cuore.
La trasformazione è già in corso e gradatamente vede fondersi il misticismo orientale con la scienza occidentale, la cultura sciamanica con quella europea, creando unione tra antiche conoscenze originarie e tecnologie moderne.
Il processo di risveglio della coscienza ha la necessitĂ di essere vissuto con ottimismo e fiducia, per scoprirci autori consapevoli nel grande teatro della vita e non vittime inconsapevoli.
Il Tempio di Dio è dentro di noi ed è lì che va cercato.
Questo GesĂą ci ha lasciato in ereditĂ e va finalmente riconosciuta la nostra responsabilitĂ , smettendo di travisare i contenuti originari del Suo messaggio. Ognuno deve essere protagonista del cambiamento in corso. La veritĂ deve emergere dalla polvere del tempo e devono crollare i dogmi parassitari che ci allontanano da noi stessi.
Questa è la nuova sfida per l’umanità che deve cercare dentro e non fuori di sé.
Pertanto chiudo, con la considerazione personale che, nel grande, come nell’infinitamente piccolo, ci dovrà essere trasparenza totale, affinché la separazione venga riportata all’Unità .
Chi indugia nel potere personale  continua a seminare zizzania. Le ferite continuano così a sanguinare, pronte ad infettarsi, con la ripetizione di un copione in cui vittima e carnefice recitano la loro parte, spesso scambiandosi i ruoli.
Il rimedio è aprire il cuore alla luce dello Spirito, assecondando la trasformazione per costruire, con rinnovata coscienza, un nuovo mondo.
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LA PRIGIONIA E LA MORTE DI CELESTINO V
Il castello di Fumone, in provincia di Frosinone, è celebre anche per la vicenda della prigionia e della morte di Celestino V, il papa che «per viltade», secondo Dante, aveva fatto «il gran rifiuto», rinunciando il 13 dicembre 1295 alla tiara. Come è noto, vi fu nascostamente rinchiuso dal suo successore, il giurista Benedetto Caetani, appena salito al soglio pontificio col nome di Bonifacio VIII, sebbene le motivazioni della segregazione siano tuttora oscure. Nella rocca - all’epoca carcere della Chiesa - lo accolse un’angusta e fredda celletta: ancor oggi, guardandola, si prova un senso di repulsione per la sorte del povero prigioniero. Accanto alla cella è una piccola cappella (conserva reliquie, ex-voto ed un’iscrizione a ricordo della visita di Paolo VI al castello nel 1966) che i Longhi eressero nel Settecento in onore del Santo, il quale, peraltro, era stato benefattore del loro lontano antenato. Celestino si spense il 19 maggio 1296, dopo lunghi mesi di torture, stenti e malattie . Passarono alcuni secoli, però, finché fosse reso noto che il suo teschio era forato: si pensò allora che era stato orrendamente assassinato con un chiodo nel cranio, forse per mano di Roffredo Caetani, nipote di Bonifacio VIII. Le cronache del tempo raccontano che poche ore prima della morte di Celestino V si verificò nel castello di Fumone uno straordinario prodigio, che fu interpretato come il presagio della morte del santo: apparve infatti una croce splendente, che rimase sospesa in aria innanzi alla porta della cella ove egli era rinchiuso. Successivamente, nel corso del processo di canonizzazione di Celestino ordinato da Clemente V nel 1313, a testimoniare il prodigio sarebbero accorsi in molti, tra i quali i due cavalieri, originari di Ferentino, che lo tenevano in custodia. Era l’estremo tentativo di riparare ai torti subiti da questo grande papa, la cui vita, per molti versi, rimane avvolta nel mistero.
 