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    Semi di riflessione

 I frutti : 28-53  Riflessioni archivio  1 - 2 - 3 - 4 - 5 -  

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La dottrina delle indulgenze

 

La dottrina delle indulgenze nasce dalla convinzione che Cristo, la Vergine e i Santi avessero guadagnato un surplus di meriti durante la loro vita, meriti che la Chiesa può amministrare in terra e che i peccatori possono in qualche modo acquistare evitando, così, un lungo soggiorno in Purgatorio.

L’eccesso di questa pratica si raggiunse col pontificato di Giovanni De Medici, Leone X (1513-1521), che, a nostro modesto parere, segna uno dei punti più alti della corruzione umana.

Egli lanciò una spregiudicata politica di vendita delle indulgenze.

Degli autentici piazzisti precorsero l’Europa vendendo “lettere di indulgenza”, quasi dei buoni benzina, che potevano essere comperati senza grosse formalità, cosa che procurò scandalo in molti genuini credenti.

Nel 1517 fu divulgata la Taxa Camarae, un elenco delle indulgenze per i vari peccati, con relativo tariffario, che riportiamo qui sotto senz’altri commenti: 1)l’ecclesiastico che incorresse in peccato carnale, sia con suore, sia con cugine, nipoti o figliocce, sia, infine, con un’altra qualsiasi donna, sarà assolto, mediante il pagamento di 67 libbre, 12 soldi.

2)     Se l’ecclesiastico, oltre al peccato di fornicazione, chiedesse di essere assolto dal peccato contro natura o di bestialità., dovrà pagare 219 libbre, 15 soldi. Ma se avesse commesso il peccato con bambini o bestie e non con una donna, pagherà solamente 131 libbre, 15 soldi.

3)     Il sacerdote che deflorasse una vergine, pagherà 2 libbre, 8 soldi.

4)     La religiosa che ambisse alla dignità di abbadessa dopo essersi data a uno o più uomini simultaneamente o successivamente, all’interno o fuori del convento, pagherà 131 libbre, 15 soldi.

5)     I sacerdoti che volessero vivere in concubinato con i loro parenti, pagheranno 76 libbre, 1 soldo (cioè continueranno a vivere in concubinato?).

6)     Per ogni peccato di lussuria, commesso da un laico, l’assoluzione costerà 27 libbre, 1 soldo. Per gli incesti si aggiungerà, a coscienza, 4 libbre.

7)     La donna adultera che chieda l’assoluzione per restare libera da ogni processo e avere ampie dispense a continuare i propri rapporti illeciti, pagherà al Papa 87 libbre, 3 soldi. In caso analogo, il marito pagherà uguale somma; se avessero commesso incesto con in propri figli aggiungeranno, a coscienza, 6 libbre.

8)     L’assoluzione e la sicurezza di non essere perseguiti per crimini di rapina, furto o incendio, costerà ai colpevoli 131 libbre, 7 soldi.

9)     L’assoluzione dell’assassinio semplice commesso sulla persona di un laico si stabilisce in 15 libbre, 4 soldi.

10)  Se l’assassino avesse dato la morte a due o più uomini in uno stesso giorno, pagherà come se ne avesse assassinato uno solo.

11)  Il marito che infliggesse maltrattamenti a sua moglie, pagherà alle casse della cancelleria 3 libbre, 4 soldi; se fosse uccisa, pagherà 17 libbre, 15 soldi, e se le avesse dato morte per sposarsi con un’altra, pagherà inoltre, 32 libbre, 9 soldi. Coloro che avessero aiutato il marito a perpetrare il crimine saranno assolti mediante il pagamento di 2 libbre a testa.

12)  Chi affogasse suo figlio, pagherà 17 libbre, 15 soldi (ossia 2 libbre in più che per uccidere uno sconosciuto), e se a uccidere fossero il padre e la madre di comune accordo, pagheranno 27 libbre, 1 soldo per l’assoluzione.

13)  La donna che distruggesse il figlio che porta nel suo ventre, e il padre che avesse contribuito alla realizzazione del crimine, pagheranno 17 libbre, 15 soldi ognuno. Colui che facilitasse l’aborto di una creatura che non fosse suo figlio, pagherà una libbra di meno.

14)  Per l’assassinio di un fratello, una sorella, una madre o un padre, si pagherà 17 libre, 15 soldi.

15)  Colui che uccidesse un vescovo o un prelato di gerarchia superiore, pagherà 161 libbre, 14 soldi, 6 denari.

16)  Se l’assassino avesse dato la porte a più sacerdoti in varie occasioni, pagherà 137 libbre, 6 soldi, per la prima uccisione, e metà per quelle successive.

17)  Il vescovo o abate che commettesse omicidio per imboscata, incidente o per necessità, pagherà, per raggiungere l’assoluzione, 179 libbre, 14 soldi,

18)  Colui che in anticipo volesse comperare l’assoluzione di ogni omicidio incidentale che potesse perpetrare in futuro, pagherà 168 libbre, 15 soldi.

19)  L’eretico che si convertisse, pagherà per l’assoluzione 269 libbre. Il figlio dell’eretico arso, impiccato o giustiziato in qualsiasi altra forma potrà essere riabilitato mediante il pagamento di 218 libbre, 16 soldi, 9 denari.

20)  L’ecclesiastico che non potendo pagare i propri debiti volesse liberarsi dall’essere processato dai creditori, consegnerà al Pontefice 17 libbre, 8 soldi, 6 denari e gli sarà perdonato il debito.

21)  Sarà concessa la licenza per installare posti di vendita di vari generi sotto i portici delle chiese, sarà concesso mediante il pagamento di 45 libbre, 19 soldi, 3 denari.

22)  Il debito di contrabbando e frode ai diritti del principe, costerà 87 libbre, 3 denari.

23)  La città che ambisse per i suoi abitanti o per i suoi sacerdoti, frati o monache, la licenza di mangiare carne o latticini in epoche in cui è proibito, pagherà 781 libbre, 10 soldi.

24)  Il monastero che volesse variare la regola e vivere con minore astinenza di quella prescritta, pagherà 146 libbre, 5 soldi.

25)  Il frate che per migliore convenienza o gusto volesse passare la vita in un eremo con una donna, consegnerà al tesoro pontificio 45 libbre, 19 soldi.

26)  L’apostata vagabondo che volesse vivere senza ostacoli, pagherà uguale quantità per l’assoluzione.

27)  Uguale quantità pagheranno i religiosi, siano questi secolari o regolari, che volessero viaggiare in abiti da laico.

28)  Il figlio bastardo di un sacerdote che volesse essere preferito per succedere nella cura al padre, pagherà 27 libbre, 1 soldo.

29)  Il bastardo che volesse ricevere ordini sacri e goderne i benefici, pagherà 15 libbre, 18 soldi, 6 denari.

30)  Il figlio di genitori sconosciuti che voglia entrare negli ordini, pagherà al tesoro pontificio 27 libbre, 1 soldo.

31)  I laici contraffatti o deformi che vogliano ricevere ordini sacri e possedere benefici, pagheranno alla cancelleria apostolica, 58 libbre e 2 soldi.

32)  Uguale somma pagherà il guercio dell’occhio destro, mentre il guercio dell’occhio sinistro pagherà al Papa 10 libbre, 7 soldi. Gli strabici pagheranno 45 libbre, 3 soldi.

33)  Gli eunuchi che volessero entrare negli ordini, pagheranno la quantità di 310 libbre, 15 soldi.

34)  Colui che per simonia volesse acquistare uno o molti benefici, s’indirizzerà ai tesorieri del Papa, che gli venderanno il diritto a un prezzo modico.

35)  Colui che per aver mancato un giuramento volesse evitare ogni persecuzione e liberarsi di ogni tipo d’infamia, pagherà al Papa 131 libbre, 15 soldi. Inoltre consegnerà 3 libbre per ognuno di coloro che erano stati garantiti.

  Come si vede, non c’è alcun delitto, nemmeno il più orrendo, che non possa essere perdonato pagando. Il cielo è democraticamente aperto a tutti, uomini e donne, clerici e laici, non importa se abbiano violentato bambini e adulti, assassinato una o più persone, truffato. Basta pagare.

In quegli anni il domenicano Tetzel percorse la Germania vendendo lettere di indulgenza.

Ecco come Lutero più tardi descriverà il suo operato:

  “… gli erano stati elargiti dal Papa poteri e grazia in tal quantità che, se qualcuno avesse violato o messo incinta la Vergine Maria, lui avrebbe perdonato quel peccato, non appena fosse stata depositata nella sua bisaccia una somma sufficiente di danaro …

Ha redento più anime lui con le indulgenze che San Pietro con le sue prediche; quando veniva messa nella sua bisaccia un denaro per il purgatorio … l’anima si levava immediatamente verso il paradiso; non v’era nessun bisogno di provare dolore o pentimento per un peccato, se si potevano compare le indulgenza o le lettere d’indulgenza.

Tetzel vendeva anche il diritto di poter peccare in futuro … qualunque cosa poteva essere garantita in cambio del denaro.”

 
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Le piccole cose

 

Quando ci s’impegna nella vita spirituale, la cosa essenziale è rinforzarsi e, per farlo, bisogna cominciare modestamente, esercitandosi nelle piccole cose.
Infatti, non è tanto quello che realizzate che conta, ma il fatto che vi state rinforzando.
Ecco perché non dovete lanciarvi subito in grandi imprese: vi esporreste a dei fallimenti. Fallire non è poi così grave in sé, ma ad ogni insuccesso rischiate di perdere un po’ più di fede e di fiducia e, quando dentro di voi la fede e la fiducia diminuiscono, anche le forze legate ad esse diminuiscono. Se vi dico di iniziare dalle piccole cose è perché so che il successo riportato nelle piccole cose aumenta la fede per affrontare quelle grandi.”

Omraam Mikhaël Aïvanhov

51 Invito  della Follia

 

La Follia decise di invitare i suoi amici a prendere un caffè  da lei.
Dopo il caffè, la Follia   propose: "Si gioca a nascondino?".
"Nascondino? Che cos'è?" - domandò la Curiosità."Nascondino è un gioco. Io conto fino a cento e voi vi nascondete.Quando avrò terminato  di contare, cercherò e il primo che troverò sarà il prossimo a contare". Accettarono tutti ad  eccezione della Paura e della Pigrizia.
"1,2,3. - la Follia   cominciò a contare.  

La fretta si nascose per prima, dove le  capitò.

La Timidezza, timida come sempre, si nascose in un gruppo d'alberi.

La Gioia corse in mezzo al  giardino.

La Tristezza  cominciò a piangere, perché non trovava un angolo adatto per nascondersi.

L'Invidia si unì al Trionfo  e si nascose accanto a lui dietro un sasso.

La follia continuava a contare mentre i suoi amici si nascondevano.

La Disperazione era  disperata vedendo che la Follia era  gia a novantanove.

"CENTO! - gridò la Follia - Comincerò a  cercare."La prima ad essere trovata fu la Curiosità , poiché  non aveva potuto impedirsi di  uscire per vedere chi sarebbe stato il primo ad essere scoperto.Guardando da una parte, la  Follia vide il Dubbio sopra un recinto che non sapeva da quale lato si sarebbe meglio nascosto.E così di seguito scoprì la Gioia , la Tristezza , la Timidezza.Quando tutti erano riuniti, la  Curiosità domandò: "Dov'è l'Amore?".Nessuno l'aveva visto.La Follia cominciò a cercarlo. Cercò in cima ad una montagna, nei fiumi sotto le rocce.

Ma non  trovò l'Amore.
Cercando da  tutte  le  parti, la Follia vide un rosaio, prese un pezzo di legno e cominciò cercare tra i rami, allorché ad  un tratto sentì un grido.
Era l'Amore, che gridava perché una spina gli aveva forato un occhio.
La Follia non sapeva  che cosa fare.
Si scusò,implorò l'Amore per avere il suo perdono e arrivò fino a promettergli di seguirlo per sempre.

L'Amore accettò le  scuse.

Ed ecco perché, ancora oggi,  l'Amore è cieco e la Follia lo accompagna  sempre.

50 l' ostacolo

 

In tempi antichi un re fece collocare una pietra enorme in mezzo ad una strada. Quindi, nascondendosi, rimase ad osservare per vedere se qualcuno si prendeva la briga di togliere la grande roccia in mezzo alla strada.

Alcuni mercanti ed altri sudditi molto ricchi passarono da lì e si limitarono a girare attorno alla pietra. Alcuni persino protestarono contro il re dicendo che non manteneva le strade pulite, ma nessuno di loro provò a muovere la pietra da lì. Ad un certo punto passò un campagnolo con un grande carico di verdure sulle spalle; avvicinandosi all'immensa roccia poggiò il carico al lato della strada tentando di rimuovere la roccia.

Dopo molta fatica e sudore riuscì finalmente a muovere la pietra spostandola al bordo della strada. Tornò indietro a prendere il suo carico e notò che c'era una piccola borsa

nel luogo in cui prima stava la pietra La borsa conteneva molte monete d'oro e una lettera scritta dal re che diceva  che quell'oro era per la persona che avesse rimosso la pietra dalla strada. Il campagnolo imparò quello che molti di noi neanche comprendono: "Tutti gli ostacoli sono un'opportunità per migliorare la nostra condizione".

49 Il potere della scelta

 

Se pensiamo prima di agire e se agiamo confrontandoci con i nostri valori, possiamo mettere in ginocchio [migliorare, n.d.r.] il sistema.

Ecco perché la politica si fa ogni momento della vita: al supermercato, in banca, sul posto di lavoro, all’edicola, in cucina, nel tempo libero, quando ci si sposa. Scegliendo cosa leggere, quale lavoro svolgere, che cosa e quanto consumare, da chi comprare, come viaggiare, a chi affidare i nostri risparmi, rafforziamo un modello economico sostenibile o di saccheggio, sosteniamo imprese responsabili o vampiresche, contribuiamo a costruire la democrazia o a demolirla, sosteniamo una economia solidale e dei diritti o un’economia animalesca di sopraffazione reciproca. In effetti, la società è il risultato di regole e comportamenti e se tutti ci comportassimo in maniera consapevole, responsabile, equa, solidale, sobria, non solo daremmo un altro volto al nostro mondo, ma obbligheremmo il sistema a cambiare le sue regole, perché nessun potere riesce a sopravvivere di fronte a una massa che pensa e fa trionfare la coerenza sopra la codardia, l’impegno sopra il quieto vivere, l’equità sopra le piccole avidità.

 

Tratto da: “Sobrietà” di Francesco Gesualdi (edizioni Feltrinelli).  

48 Troppo tardi

 

Se sei innamorato di qualcuno, però questa persona

non lo sa.... diglielo.

 Magari oggi anche questa persona è innamorata di te 

 e, se non glielo dici oggi, può darsi che domani sia troppo tardi.

                                    

 Se sei arrabbiato con qualcuno, e nessuno dei due 

 fa nulla per sistemare le cose... fallo tu.

 Può darsi che oggi questa persona voglia ancora essere tua amica,

 e se non fai qualcosa, forse domani potrebbe essere troppo tardi

 

 Se muori dalla voglia di dare un bacio

a qualcuno... daglielo.

Forse anche questa persona vorrebbe avere un tuo bacio,

e se non glielo dai oggi,

può darsi che domani sia troppo tardi. 

 

Se ami ancora una persona che credi

ti abbia dimenticato... diglielo.

Forse questa persona ha sempre continuato ad amarti, e

se non glielo dici oggi, forse domani sarà troppo tardi.

 

Se hai bisogno dell'abbraccio di un amico... chiediglielo.

Magari lui ne ha bisogno ancora più di te,

e se non glielo chiedi oggi, forse domani sarà troppo tardi.

 

 Se hai degli amici che apprezzi veramente...

diglielo.

Forse anche loro ti apprezzano, e se lasci che se ne vadano, 

o che si allontanino da te, forse domani sarà troppo tardi.

 

Se vuoi bene ai tuoi, e non hai mai avuto l'opportunità di dimostrarglielo...

 fallo.

Oggi sono lì con te, e puoi ancora dimostrarglielo, ma se se ne andassero...

 domani potrebbe essere troppo tardi.

 

47 Il centro dell'universo

 


Dopo essere stato promosso ad un'altra carica governativa, un uomo andò in visita nella città in cui era nato. «Gente, suppongo che qui si sia saputo dell'onore che mi è stato conferito», chiese ad un ex compagno di scuola. «Si», giunse gratificante la risposta.«E che cosa se ne dice?». «Non se ne dice nulla», fu la risposta, «Si ride e basta».

 Ritenete che il vostro ego sia qualcosa di apprezzabile? La gente semplicemente ne ride. Ad eccezione di voi, tutti gli altri sono ostili al vostro ego. Eccetto voi, tutti ne conoscono la ridicolaggine, la visibilità del vostro ego.

 Che cosa è l'ego? E' un modo alquanto ridicolo di vedere le cose. L'ego dice: «Io sono il centro dell'universo». L'ego afferma: «L'universo esiste per me». Punti di vista ridicoli! Basterebbe un minimo di comprensione: non è che sia necessario essere molto illuminati. Appena un po' di luce basterebbe.

 Voi non siete il centro dell'universo, perché il mondo esisteva già quando voi non c'eravate e continuerà ad esistere quando voi non ci sarete più: non potete esserne il centro e non lo siete.  

L'ego costituisce una dichiarazione: 'Io sono separato dagli altri, sono separato dagli alberi, sono separato dal cielo, dal mare, da tutti gli altri  ma lo siete veramente? Siete davvero separati dagli altri? Voi siete collegati in milioni di modi ad ogni altra cosa. Siete collegati a vostra madre e a vostro padre; vostro padre è legato a suo padre e a sua madre e così via. Tutto questo continua: voi siete legati all'aria ad ogni istante, perché se non respirate morite. Siete legati ai raggi del sole, perché se il sole dimenticasse anche un solo giorno di sorgere, noi saremmo morti entro dieci minuti. Voi dipendete dall'acqua, dipendete dal cibo; come potete affermare di non essere legati agli alberi? Tra noi e qualsiasi altra cosa esiste una connessione profonda.

Osho

46 Danza lenta

 

Hai mai guardato I bambini
In un girotondo?
O ascoltato il rumore della pioggia
Quando cade a terra?
O seguito mai lo svolazzare irregolare di una farfalla?
O osservato il sole allo svanire della notte?
Faresti meglio a rallentare.
Non danzare cosi veloce.
Il tempo è breve.
La musica non durerà.
Quando dici "Come stai"?"
Ascolti la risposta?
Quando la giornata è finita
Ti stendi sul tuo letto
Con centinaia di questioni successive
Che ti passano per la testa?
Faresti meglio a rallentare.
Non danzare cosi veloce
Il tempo è breve.
La musica non durerà
Mai detto a tuo figlio, lo faremo domani?
Senza notare nella fretta,
Il suo dispiacere?
Mai perso il contatto,
Con una buona amicizia che poi è finita
Perchè tu non avevi mai avuto tempo
Di chiamare e dire "Ciao"?
Faresti meglio a rallentare.
Non danzare cosi veloce
Il tempo è breve.
La musica non durerà
Quando corri cosi veloce per giungere da qualche parte
Ti perdi la metà del piacere di andarci.
Quando ti preoccupi e corri tutto il giorno,
E´ come un regalo mai aperto .. . . Gettato via.
La vita non è una corsa.
Prendila più piano
Ascolta la musica
Prima che la canzone sia finita.

45 Il leone e la pecora

 

Se non lasci cadere la tua personalità, non riuscirai a trovare la tua individualità. L'individualità è data dall'esistenza; la personalità è imposta dalla società, è un meccanismo sociale. La società non può tollerare l'individualità, perché nessun individuo sarà mai succube come una pecora. L'individualità ha la qualità del leone, il leone si muove da solo.Le pecore vivono sempre nella folla, sperando che lo stare nella folla faccia sentire al calduccio. Stare in una folla fa sentire protetti, al sicuro. Se qualcuno attacca, in una folla è possibilissimo salvare se stessi. Ma da soli? Solo i leoni si muovono in solitudine.Ognuno di voi è nato leone, ma la società continua a condizionarvi, a programmare la vostra mente in funzione dell'essere una pecora. Vi dà una personalità, una personalità rassicurante, gentile, manierata, obbediente. 

La società vuole schiavi, non persone saldamente devote alla libertà. E vuole schiavi perché tutti gli interessi istituzionali richiedono obbedienza. 

 

 Un antico racconto Zen narra di un leone, allevato da pecore, e che quindi pensava di essere una pecora. Finché un giorno, un vecchio leone lo acchiappò e lo portò in riva a uno stagno, mostrandogli così il riflesso del suo volto. Molti di noi sono come questo leone l'immagine che abbiamo di noi stessi non ci viene dalla nostra esperienza diretta, ma dalle opinioni degli altri. Una "personalità' imposta dall'esterno rimpiazza l'individualità che avrebbe potuto crescere dall'interno. Diventiamo simili a tutte le altre pecore del gregge, incapaci di muoverci liberamente, e inconsapevoli della nostra vera identità.

Osho

44 L'inferno e il paradiso

 

Il Maestro Zen Hakuin è una delle fioriture più rare nella storia della consapevolezza umana. Un guerriero andò da lui, era un samurai, un grande soldato, e chiese:

 

"Esiste un inferno? Esiste un paradiso? Se esistono l'inferno e il paradiso, dove sono le porte? Da dove si entra?"

 

Era un semplice guerriero. I guerrieri sono sempre semplici, privi di astuzia nella mente, liberi dal calcolo. Conoscono solo due cose: la vita e la morte.Quel samurai non era venuto per imparare alcuna dottrina, non voleva dogmi, voleva sapere dov'era la porta per poter evitare l'inferno ed entrare in paradiso.  

Hakuin rispose in un modo che solo un guerriero poteva comprendere.

 

Hakuin chiese: "Chi sei tu?" Il guerriero rispose: "Sono un samurai."

In Giappone essere un samurai è motivo di grande orgoglio. Significa essere un guerriero perfetto,un uomo che non esiterebbe un attimo a dare la vita.

Quell'uomo disse: "Sono un samurai, sono un condottiero di samurai, un grande guerriero. Perfino l'imperatore mi rispetta."

 

Hakuin rise e disse: "Tu, un samurai? Sembri un mendicante!" 

 

L'uomo si sentì ferito nell'orgoglio.

Dimenticò il motivo per cui era venuto.Sfoderò la spada e stava per uccidere Hakuin.

 

Hakuin rise e disse: "Questa è la porta dell'inferno.Con questa spada, con questa collera,con questo ego, si apre quella porta."

 

Questo è ciò che un guerriero può comprendere.Il samurai capì immediatamente.Rimise a posto la spada...

e Hakuin disse: "Qui si apre la porta del paradiso."

 

L'inferno e il paradiso sono dentro di te. Entrambe le porte sono dentro di te. Quando ti comporti in modo inconsapevole, si apre la porta dell'inferno; quando sei attento e consapevole, si apre la porta del paradiso.  

La mente è il paradiso, la mente è l'inferno, e la mente ha la capacità di diventare sia l'uno che l'altro. Ma la gente continua a pensare che tutto esista in un luogo imprecisato, all'esterno... paradiso e inferno non esistono alla fine della vita, sono qui e ora. In ogni momento, la porta si apre... in un istante, ti puoi spostare dall'inferno al paradiso, dal paradiso all'inferno.

Osho

43 I fiori di pesco

 

Colmo di fiori è il pesco, non tutti diventeranno frutto; splendono limpidi come schiuma di rose, per l'azzurra fuga delle nubi. 

Come fiori sbocciano i pensieri,cento al giorno. Lasciali fiorire! Lascia alle cose il loro corso! 

Non domandare del raccolto! 

Occorono anche gioco ed innocenza e fiori in abbondanza, altrimenti il mondo ci sarebbe angusto e la vita priva di piacere.

H. Hesse

42 La mucca a terra

 

Il camion che trasportava questa mucca fu scaricato al Walton Stockyards nel Kentucky una mattina di un giorno di settembre. Dopo che gli altri animali furono fatti scendere dal camion, lei era rimasta indietro, incapace di muoversi. I lavoratori del mattatoio le applicarono come  d'abitudine il pungolo elettrico sulle orecchie per spronarla ad uscire dal camion, poi la picchiarono e le tirarono calci sul muso, nelle costole, sulla schiena, ma lei non si mosse.  Allora le strinsero una corda attorno al suo collo, legarono l'altro capo ad un bastone piantato nel terreno, e fecero avanzare il camion. La mucca fu trascinata sul pavimento del camion e cadde a terra, rompendosi entrambe le zampe posteriori ed il bacino. Rimase lì fino alle sette e mezza del pomeriggio. Per le prime tre ore, rimase lì, urlando sotto il sole cocente. Ogni tanto, dopo aver urinato o defecato, si trascinava con le zampe anteriori sul sentiero di ghiaia per spostarsi in un posto pulito. Provò anche a spostarsi verso una zona ombreggiata, ma non riuscì ad arrivare così lontano. Dopotutto, poteva muoversi solo per una decina di metri. Gli operai del mattatoio non le diedero bere, e l'unica acqua che la mucca ricevette le fu data da Jessie Pierce, un'attivista locale. Era arrivata verso mezzogiorno, dopo essere stata avvisata da una testimone che aveva assistito all'accaduto. Dato che i lavoratori non si dimostrarono disposti a collaborare con lei, chiamò la polizia della contea di Kenton. Il poliziotto che arrivò era stato avvisato dai suoi superiori di non fare nulla; se ne andò verso l'una del pomeriggio. Un operaio del mattatoio avvisò l'attivista che aveva ricevuto dalla compagnia di assicurazioni l'autorizzazione per abbattere la mucca, ma che non l'avrebbe fatto finché lei non se ne fosse andata. Jessie era dubbiosa sul fatto che l'operaio avrebbe mantenuto la parola, ma se ne andò verso le 15. Quando tornò, verso le 16:30, trovò il mattatoio deserto. Tre cani stavano attaccando la mucca, che era ancora viva. Aveva subito numerose ferite, e l'acqua da bere le era stata portata via. Jessie contattò allora la polizia di stato. Quattro ufficiali arrivarono alle 17:30. L'agente Jan Wuchner avrebbe voluto sparare alla mucca, ma gli fu detto che sarebbe arrivato un veterinario ad ucciderla. I due veterinari dello stabilimento si rifiutarono di praticarle l'eutanasia; dissero che per preservare il valore della carne, la mucca non avrebbe dovuto essere uccisa. Un macellaio finalmente arrivò alle 19:30 e sparò alla mucca. Il suo corpo fu venduto per 307 dollari. Quando un operaio del macello fu intervistato da un reporter del Kentucky Post, disse: "Non le abbiamo fatto nulla, dannazione!", e definì le attenzioni rivolte alla mucca dagli altri operai e dalla polizia come "stronzate". Rise durante tutta l'intervista, dicendo che non c'era nulla di male nel modo in cui la mucca era stata trattata. Ogni anno, milioni di polli, tacchini, maiali e mucche arrivano nello stabilimento o già morti oppure troppo malati o feriti per camminare. Questo non è un caso isolato. È molto comune che arrivino animali in questo stato, tanto che è esiste un termine ben preciso per definirli, "downer", cioè animali feriti, che non sono in grado di alzarsi e camminare (NdT in italiano si possono definire animali "a terra"). Secondo le statistiche rese disponibili dalla stessa industria della carne, ogni anno milioni di polli, tacchini, maiali e mucche arrivano nei macelli o morti o troppo malati o troppo feriti per camminare. Gli animali spesso si azzoppano o si ammalano dopo una vita di sfruttamento negli allevamenti intensivi, e dopo un viaggio in condizioni disumane verso il mattatoio, viaggio che spesso avviene in qualsiasi condizione climatica e senza cibo né acqua. Gli allevamenti non forniscono cure mediche individuali o eutanasia agli animali malati: è molto più economico lasciar soffrire, ed infine morire, gli animali. La sofferenza causata dai metodi di allevamento, che hanno lo scopo di contenere i costi della carne , delle uova e dei latticini, è enorme. L'industria delle uova, per esempio, confina tra cinque ed undici galline in piccole gabbie in batteria,senza curarsi del fatto che le condizioni di affollamento causano malattie e morte a molti dei volatili. L'esperto di industria aviaria Bernard Rolling riassume il semplice e freddo ragionamento degli operatori di queste industrie con la frase "i polli  sono economici, le gabbie costose".

41 Le sorelle

 

In un giorno molto caldo una giovane donna sposata andò in visita alla casa di sua madre e, insieme, si sedettero sul sofà a bere tè ghiacciato. Mentre parlavano della vita, del matrimonio, delle responsabilità e degli obblighi dell'età adulta, la madre pensosa fece tintinnare i suoi cubetti di ghiaccio nel bicchiere e mandò un'occhiata intensa e serena alla figlia:
"Non  dimenticare  le  tue  sorelle!", raccomandò, facendo turbinare le sue foglie di tè sul fondo del bicchiere, "Esse saranno sempre più importanti man  mano che invecchierai. Non importa quanto amerai tuo marito, né quanto amerai  i bambini che potrai avere:avrai
sempre  bisogno di Sorelle.
Ricordati  di  viaggiare  con loro ogni tanto, ricordati di fare delle cose
con loro, ricordati che "sorelle" significa TUTTE le donne?. le tue amiche,le tue figlie, e tutte le altre donne che ti saranno vicine. Tu avrai
bisogno di altre donne, le donne ne hanno sempre bisogno".
"Ma che strano consiglio!" pensò la donna,"Non mi sono appena sposata? Non sono appena entrata nel mondo  della vita matrimoniale? Adesso sono una donna sposata, per fortuna!  Sono adulta! Sicuramente mio marito e la famiglia cui stiamo dando inizio saranno tutto ciò di cui avrò bisogno per realizzarmi!".
Ma la giovane donna dette ascolto alla madre e mantenne contatti con le atre donne ed ebbe sempre più "sorelle" ogni anno che passava.
Un anno dopo l'altro venne gradualmente a comprendere che sua madre sapeva molto bene di cosa stava parlando: parlava di come, mentre il tempo e la natura operano i loro cambiamenti e i loro misteri sulla vita di una donna,le sorelle sono il suo sostegno.
Dopo  più  di cinquant'anni vissuti in questo modo, tutto ciò che imparò la
giovane donna è  utto qui: "Il tempo passa. La vita avviene. Le distanze
separano. I bambini crescono. I lavori vanno e vengono. L'amore scolorisce
o svanisce. Gli uomini non fanno ciò che speravamo. I cuori si spezzano. I
genitori  muoiono. I colleghi dimenticano i favori. Le carriere finiscono.
Ma?. Le Sorelle sono lì!".
Non importa quanto tempo e quante miglia vi siano fra voi. Un'amica non è
mai così lontana da non poter essere raggiunta. Quando dovrai camminare in quella valle isolata ? e dovrai camminare da sola ? le donne della tua vita saranno sull'orlo della valle, incoraggiandoti, pregando per te,
intervenendo a tua favore ed attendendoti con le braccia aperte alla fine della valle. A volte, infrangeranno persino le regole e cammineranno al tuo fianco. O entreranno e ti strapperanno da lì.
Amiche, figlie, uore, orelle, ognate, madri, nonne, zie, ipoti, cugine e famiglia estesa, tutte benedicono la tua vita!
Quando  abbiamo cominciato questa  avventura  chiamata  "femminilità" non avevamo idea delle gioie o dei dispiaceri incredibili che avremmo avuto davanti.Né sapevamo quanto avremmo avuto bisogno le une delle altre. Ogni giorno ne abbiamo ancora bisogno.

40 L'oceano

 

Ho sentito di un pesce che un giorno chiese alla regina dei pesci di un oceano: 

«Ho sentito tanto parlare e discorrere dell'oceano, ma che cos'è questo oceano?».

La regina dei pesci rise e disse:

«Tu in quell'oceano ci sei nato, sei venuto fuori da lì e lì vivi. Proprio in questo momento ci sei dentro e l'oceano è dentro di te e un giorno di nuovo scomparirai nell'oceano».  

Tuttavia,il quesito posto, appare rilevante, in quanto come può esserne a conoscenza il pesce, visto che l'oceano è sempre stato qui e non è mai mancato neanche per un solo momento? E' sempre stato qui in maniera tanto ovvia, naturale e trasparente... Una cosa è certa: il pesce, la mente del pesce, sarà l'ultima a sapere qualcosa dell'oceano. Tanto vicino e quindi tanto distante. Così evidente e quindi così nascosto. Tanto a portata di mano, da non riuscire a rendersene conto.Anche l'uomo vive in un oceano di energia: la stessa energia che sta sia dentro che fuori di lui. Voi siete nati grazie a tale energia, voi ci vivete ed in essa vi dissolverete. Se essa vi viene a mancare, non è perché si trova lontano da voi, bensì proprio perché vi è assai vicina. Vi viene a mancare perché non vi è mai mancata: è sempre stata qui. Dovete solo diventare più sensitivi. Ascoltate più intensamente gli usignoli. Ascoltate gli alberi, la musica che vi circonda. Ascoltate ogni cosa, guardate ogni cosa, toccate ogni cosa con tanta intensità e sensitività che quando osservate qualcosa diventate gli occhi, quando ascoltate qualcosa diventate le orecchie, quando toccate qualcosa diventate il tatto. Inoltre non vi fissate su nessun senso in particolare: tutti i sensi si fondono fino a formarne uno solo. Tutti i sensi diventano un'unica sensitività ... ed improvvisamente scoprite che siete sempre stati dentro Dio, che siete sempre stati con Dio. Secondo me, l'intero insegnamento deve vertere sul come diventare sempre più sensitivi. Altre religioni vi hanno detto di diventare insensibili, di uccidere e distruggere la vostra sensitività. Io vi dico di renderla più intensa possibile, perché, alla fin fine, Dio non è separato dalla vita. Essere vitale per la vita significa essere vitale per Dio. Questa è l'unica preghiera; tutte le altre preghiere sono artificiali, sono opera dell'uomo. La sensitività è l'unica preghiera che ci venga da Dio. Siate vigili, siate consapevoli. Udite il canto dell'usignolo. Lasciate che il sole vi accarezzi e assaporatene il calore. Lasciate che la brezza passi non solo accanto a voi, ma attraverso di voi, affinché possa continuamente purificare il vostro cuore. Osservate, i salici verdeggiano lungo la riva, qui nessun toro può nascondersi. E' impossibile per Dio nascondersi. Dio non è nascosto: siete voi che vivete con gli occhi bendati. Voi non siete ciechi, solo avete delle bende sugli occhi che altro non sono se non pensieri, desideri, fantasie, sogni, finzioni: tutte finzioni. Se riuscirete a liberarvi dalle finzioni, se riuscirete a rinunciarvi, improvvisamente vi troverete nella realtà. Non vi chiedo quindi di rinunciare al mondo, vi chiedo di rinunciare ai sogni, ecco tutto! Vi chiedo unicamente di rinunciare a quanto non avete mai avuto, a quanto non esiste realmente dentro le vostre mani, perché immaginate soltanto che ci sia. Rinunciate ai sogni e la realtà sarà alla vostra portata.La lotta si rivelerà un poco dura, perché la mente non si convincerà tanto facilmente, perché questa sarà la morte della mente. E' quindi naturale che la mente opponga resistenza. La morte della mente rappresenta la vostra vita, laddove la vita della mente rappresenta la vostra morte. Se scegliete la mente, commettete un suicidio, rispetto al vostro essere interiore. Se scegliete il vostro Sé, dovrete sbarazzarvi della mente, e la meditazione non ha altro scopo. OSHO

39 Questa esistenza

 

Questa esistenza è né pura, né impura. Nessuno è peccatore e nessuno è santo.L'intuizione di Buddha è totalmente rivoluzionaria: egli afferma che niente può essere impuro e niente può essere puro, le cose sono come sono. Ciò che noi costruiamo intorno alle cose sono tutti giochi della mente, noi costruiamo l'idea della purezza  la conseguenza è l'impurità. Noi costruiamo l'idea del santo  la conseguenza è il peccatore.Volete che scompaiano i peccatori? Potranno scomparire soltanto dopo la scomparsa dei vostri santi, non prima. Essi coesistono. Volete che scompaia l'immoralità? Allora deve scomparire la moralità. È la moralità che crea l'immoralità. Sono gli ideali morali che creano la condanna per le persone che non riescono a seguirli e a farli propri. Voi potete rendere immorale ogni cosa  basta soltanto creare l'idea: questo è morale. Potete trasformare qualsiasi cosa in una vacca sacra, poi questa diventerà un problema.Buddha afferma che niente è contaminato e niente è immacolato. Purezza e impurità sono atteggiamenti della mente.Potreste dire che un albero e morale o è immorale? Potreste dire che un animale e un peccatore o e un santo? Cercate di comprendere questa visione suprema: non ci sono peccatori e non ci sono santi, niente e morale e niente e immorale. In questa accettazione, dove trovate la possibilità di preoccuparvi? E non c'è niente da migliorare! Non ci sono mete da raggiungere, perché non ci sono valori! Questo viaggio è un viaggio senza alcuna meta. E un puro viaggio, è un gioco, è una “leela”. Nessuno è nascosto dietro questo viaggio, nessuno lo fa. Tutto accade, nessuno agisce. Se c'è qualcuno che agisce allora sorgono i problemi allora si prega colui che agisce, allora lo si persuade, allora si fa amicizia con lui. Di conseguenza si ricevono i suoi benefici e chi non gli è amico ne è privato  soffre nell'inferno. Questo è ciò che pensano cristiani, hindu e maomettani. I maomettani pensano che solo i maomettani andranno in paradiso e coloro che non lo sono, poveracci, andranno all'inferno. La stessa cosa vale per i cristiani e per gli hindu: questi ultimi pensano che coloro che non sono hindu non hanno alcuna chance, i cristiani pensano che coloro che non vanno in chiesa e che non mediano tramite la chiesa, soffriranno all'inferno in eterno non per un tempo limitato, ma illimitato, per sempre.

Buddha afferma che non c'è alcun peccatore, non c'è alcun santo, niente può essere impuro e niente può essere puro, le cose sono come sono. Se tu provassi a rivolgere questo dilemma a un albero: "Perché sei verde? Perché non sei rosso?", e se l'albero ti ascoltasse, diventerebbe nevrotico: "Perché non sono rosso, perché? Davvero, la domanda è importante. Perché sono verde?" Se tu condannassi il verde e premiassi il rosso, prima o poi troveresti l'albero sul lettino di qualche psicanalista per farsi analizzare e curare.Dapprima tu crei il problema e poi arriva il salvatore. È proprio un affare!Buddha taglia tutto ciò alla radice. Afferma: "Tu sei come sei. Non hai niente che devi migliorare, non hai alcun luogo da raggiungere."

38 Il sapere 2

 

Il sapere è fondamentalmente schizofrenico: crea una scissione e non c'è modo di creare un ponte. Ecco perché l'uomo più diventa sapiente, meno è religioso. Più l'uomo è colto, più diminuisce la possibilità per lui di avvicinarsi a Dio. Gesù ha ragione quando afferma: "Soltanto i bambini saranno capaci di entrare nel mio regno"... soltanto i bambini. Qual è la qualità che i bambini possiedono e che voi avete perso? Il bambino possiede la qualità di non-sapere, l'innocenza. Guarda tutto con meraviglia, i suoi occhi sono limpidi. Egli vede in profondità: non ha pregiudizi, né giudizi, non ha idee a priori. Egli non proietta, di conseguenza riesce a conoscere ciò che realmente è.  Il bambino conosce la verità, voi conoscete solo la realtà. La realtà è ciò che avete creato intorno a voi proiettando, desiderando, pensando. La realtà è la vostra interpretazione della verità. La verità è semplicemente ciò che è, la realtà è ciò che voi siete arrivati a capire - la realtà è la vostra idea della verità. La realtà è fatta di cose tutte separate. La verità è un'unica energia cosmica. La verità è unicità, la realtà è una moltitudine. La realtà è una folla, la verità è il Tutto integrato. Prima di entrare nei Sutra, questa deve essere la base: il sapere è una maledizione.

37 Il sapere 1
 

  Il sapere è la maledizione, la calamità, il cancro. Mediante il sapere l'uomo si separa dal Tutto: il sapere crea la distanza.

In montagna ti imbatti in un fiore selvatico, non sai cosa sia, la mente non ha niente da dire su questo fiore, la mente è in silenzio. Guardi il fiore, vedi il fiore, ma nessuna nozione sorge in te - c'è meraviglia, c'è mistero. C'è il fiore e ci sei tu. Mediante la meraviglia non siete separati, un ponte vi unisce.

Se sai che questa è una rosa o una margherita o qualcos'altro, proprio questo sapere vi divide. C'è il fiore, ci sei tu, ma non c'è alcun ponte - tu sai! Il sapere crea distanza. Maggiore è il tuo sapere, maggiore è la distanza; minore è il sapere, minore è la distanza. Se sei in un momento di non­sapere, non c'è distanza: un ponte vi unisce.

Ti innamori di un uomo o di una donna - il giorno in cui ti innamori non c'è distanza fra voi. C'è soltanto meraviglia, un'eccitazione, un'estasi - ma non il sapere. Tu non sai chi sia quella donna. Senza il sapere, niente vi divide. La conseguenza è la bellezza di questi primi attimi d'amore. Hai vissuto con la donna soltanto per ventiquattr'ore: in te è sorto il sapere. Ora ti sei formato delle idee sulla donna, sai chi è, ti sei costruito un'immagine. Ventiquattr'ore creano un passato. Quelle ventiquattr'ore hanno lasciato un segno nella tua mente: guardi la stessa donna, ma non c'è più lo stesso mistero. Stai scendendo dalla montagna, hai perso la vetta.

Comprenderlo, significa comprendere qualcosa di essen­ziale. Capire che il sapere divide, che il sapere crea la distanza, significa comprendere il segreto stesso della medi­tazione. La meditazione è uno stato di non-sapere. La medi­tazione è puro spazio, non disturbato dalle cognizioni. Certo, la storia biblica è vera - l'uomo è caduto a causa del sapere, per aver mangiato il frutto della conoscenza. Nessun'altra sacra scrittura al mondo la supera. Questa parabola è il verbo definitivo, nessun'altra parabola ha raggiunto una tale ele­vatezza e un tale intuito.

Sembra del tutto illogico che l'uomo sia caduto a causa del sapere: sembra illogico, perché la logica fa parte del sapere. La logica sostiene totalmente il sapere. Sembra illogico, perché la logica è la causa prima della caduta dell'uomo. Un uomo che sia assolutamente logico, assoluta­mente sensato, sempre sensato, che non si conceda alcunché di illogico nella vita, è un pazzo. La sensatezza deve essere bilanciata dall'insensatezza, la logica dev'essere bilanciata dall'illogicità. Gli opposti si incontrano e danno equilibrio. Un uomo che sia soltanto razionale è irragionevole - perde moltissimo nella vita. Infatti continua a perdere tutto ciò che è bello, tutto ciò che è vero. Colleziona soltanto cose materiali, la sua è una vita mondana.

 Egli è un uomo di mondo.

 Questa parabola biblica contiene un ' intuizione immensa. Perché l'uomo è caduto a causa del sapere? Perché il sapere crea distanza, perché il sapere crea 'io' e 'tu, perché il sapere crea il soggetto e l'oggetto, colui che conosce e ciò che è conosciuto, l'osservatore e l'osservato. (continua)  

36 L'incontro
 

"Chi sei?" Chiese qualcuno a Bayazid. Lui rispose: "L' ho perso anni fa. Più lo cerco, meno lo trovo". "Chi sei?" Tornò  a chiedere la persona che lo stava interrogando. Bayazid rispose: "Sotto il mio mantello non esiste altri che Allah. Tranne Dio, dentro di me non esiste nessuno ; pertanto, la domanda: "Chi sei?" è del tutto priva di significato. Io non sono. Dio è. E Dio è sempre estatico. Dio è estasi, dunque la tua domanda non ha senso. Non c'è nessuno, non c'è nulla sotto il mio mantello,ad eccezione di Allah". 

Dio non deve essere trovato da qualche parte: alla Kaaba, sul monte Kaikash, a Giener, a Gerusalemme. Dio deve essere trovato sotto il tuo mantello. E la realtà è questa: dentro di te non esiste altri che Dio. Ma per capirlo devi  rivolgere a te stesso la tua attenzione, mentre i tuoi occhi sono fissi su mete remote. I tuoi occhi vagano in un futuro remoto, mentre Dio è qui...ma tu non sei qui! Per questo è difficile l'incontro, altrimenti sarebbe assolutamente semplice.

35 Totale dissolversi
  Si narra che il grande mistico Sufi Bayazid, allorché raggiunse lo stato di vicinanza col Divino , sentì una voce che gli ordinava: " Chiedi qualcosa!"Egli replicò: "Non ho alcun desiderio". Ma la voce insistette. Ripetè: "Chiedi qualcosa!" Di nuovo lui rispose: Ma non ho nulla da chiedere, visto che non ho alcun desiderio!" Ma la voce ripeté: "chiedi qualcosa!" Allora Bayazid disse: "In questo caso, voglio solo Te!" Al che la voce disse: "Fino a quando esisterà un solo atomo di qualcuno chiamato Bayazid, questo è impossibile". Bayazid mancò quell'occasione. Era sulla soglia, ma iniziò a chiedere. Tornò indietro, perché il desiderio ti porta indietro, ricrea la mente. Non importa se desideri Dio. Forse tu hai pensato che questa risposta di Bayazid gli faceva onore, ma il desiderio resta sempre e comunque un desiderio, non importa quale sia l'oggetto. Il desiderio rimette in moto la mente che desidera. Bayazid tornò nel mondo, perdendo quello stato di vicinanza.  Nel momento in cui disse: "Voglio solo Te!" era tornato ad esistere; di nuovo l'Io si era organizzato intorno a quel desiderio, ed ogni volta che esiste un "Io" esiste l'"altro".L'Io crea dualità, e nella dualità si perde qualsiasi possibilità di comunione col Tutto. Quando l'Io non esiste, non esiste dualità alcuna. In quel caso sei unito all'esistenza, sei totale unità. Allora non sei altro che una pulsazione dell'esistenza in quanto tale,sei solo un'onda sul lago di questa consapevolezza infinita. Nel momento in cui Bayazid disse:"Voglio solo Te" la voce replicò:"Fino a quando esisterà anche un solo atomo di qualcuno chiamato Bayazid, questo è impossibile". Perché Dio possa esistere, l'uomo deve scomparire. Tutto ciò che occorre è l'accadere di questo semplice fenomeno del dissolversi. Ma poiché noi non vogliamo scomparire, l'intero approccio alla religione diventa qualcosa di arduo. Noi iniziamo a giocare tiri a noi stessi: da un lato vogliamo Dio, dall'altro ci vogliamo proteggere.
34 La ricerca del vero

 

Uno dei più famosi racconti Sufi narra di un ricercatore del vero che andò da un maestro e gli disse: "Sono stato da molti maestri, ma tutti mi hanno disilluso: nessuno di loro si è rivelato essere un vero Maestro. Tu sei la mia ultima speranza, e posso vedere che tu conosci il vero, lo possiedi: si irradia da te come luce vivissima." Il Maestro replicò: "E' vero io lo possiedo. E so che anche le persone da cui sei stato lo possedevano. Il problema, dunque, non è se io possiedo o meno la verità, ma se tu riuscirai a coglierla da me, oppure no ." Il ricercatore si dichiarò pronto a fare qualsiasi cosa; allora il Maestro disse: "In questo caso vieni con me, sto andando al pozzo a prendere dell'acqua. Ma ricorda non chiedere mai nulla. Da me le domande non sono permesse. Osserva, ma non fare mai domande". Al discepolo non parve una richiesta difficile da rispettare, ma fin dall'inizio si sentì a disagio: il Maestro aveva preso un secchio privo di fondo! Per rispettare la promessa fatta, non proferì parole: divenne sempre più difficile, sempre più arduo, ma restò zitto. Arrivò persino ad evitare di guardare il secchio......senza fondo? Ma come si poteva tirar su l'acqua? Mille e una volta, in quel tragitto dalla casa al pozzo, sorse in lui quella domanda, ma non era permesso...d'altro canto quanto a lungo poteva resistere? Il Maestro iniziò a tirar su acqua dal pozzo. Ma poiché mancava il fondo, solo il secchio vuoto risaliva in superficie..... e il ricercatore era lì, ritto in piedi a vedere quell'assurdità. In lui sorse un sospetto: "O quest'uomo è matto, oppure è uno sciocco. Cosa potrò mai ricavare da costui? Perlomeno i miei maestri di un tempo erano sensati!" Poiché non era permesso fare domande, egli continuò a reprimere la tentazione di chiarire ciò che accadeva. Per una, due, tre, quatto, cinque volte il secchio venne gettato nel pozzo e tirato su vuoto. Alla fine l'uomo si scordò di ogni accordo e chiese: "Cosa fai? Non è questo il modo di tirar su acqua dal pozzo.... il secchio non ha fondo!" E il Maestro disse:" Non hai rispettato la regola. Non dovevi chiedere nulla, dovevi solo guardare. Vattene! Non voglio aver nulla a che fare con te!" Per tutta la notte il riceratore ci pensò su: " Dev' esserci qualcosa che io non ho compreso, avrei dovuto aspettare". Il mattino dopo tornò e chiese di essere perdonato, e i Maestro disse: "Io posso anche perdonarti, ma tu non ce la farai mai. Non sei riuscito a resistere di fronte a una cosa così semplice; non sei riuscito a controllarti di fronte ad un'inezia: se era una cosa assurda, era un mio problema, non tuo! Perché ti sei lasciato coinvolgere? E si trattava solo di uno stratagemma.... se perfino in una situazione così semplice non riesci ad evitare di discutere, cosa accadrà mai di fronte alle grandi verità della vita che ti dovrei rivelare? Di certo non riuscirai a restare un semplice osservatore: discuterai, ribatterai, obietterai. Io non sono affatto interessato alle tue domande e nel dare loro risposta: io possiedo già la verità! Posso donala anche a te, ma se vorrai riceverla ti dovrai preparare. E questa è la preparazione cui dovrai sottoporti: liberati da ogni interrogativo, immergiti e rimani in uno stato libero da dubbi".

33 Un cambio di prospettiva
 

Così Ibarahim conobbe la  religione: una notte si rivoltava nel letto incapace di prendere sonno. L'insonnia è inevitabile nelle persone ricche, e Ibrahim, re di un grande regno, era circondato da migliaia di preoccupazioni in agguato..da anni soffriva di insonnia, e nessun medico era riuscito ad aiutarlo. D'altro canto, questo è un male comune ai ricchi...il sonno è una prerogativa e un privilegio dei poveri, solo loro possono permetterselo: essi non hanno preoccupazioni, ecco perchè dormono sonni tranquilli. D'un tratto, il sovrano sentì dei passi, come se qualcuno  stesse camminando sul tetto del palazzo. Ovviamente si spaventò: i re sono persone perennemente terrorizzate. Quando possiedi devi aver paura....temi di perdere ogni cosa! Per cui urlò: "Chi c'è là fuori?"Qualcuno  rise .... era la risata di un folle o di un illuminato. Solo questi due tipi di persone possono ridere a quel modo: una risata a crepapelle. libera da manipolazioni, libera da filtri mentali: un risata che sale dalla sostanza più intima dell'essere. Ibrahim ne fu ancor più  sconvolto.  Di nuovo chiese: " chi sei?  E cosa fai li sul tetto?"E quello straniero rispose: " non ti preoccupare. Ho perso il mio cammello e lo sto cercando". Ma come è possibile che un cammello sia stato perso sul tetto di un palazzo? Pensando che fosse un pazzo , il re chiamò le guardie e disse loro di catturarlo. Ma per quanto cercassero, non trovarono nessuno: l'uomo era semplicemente scomparso, così magicamente come era apparso. La coso arrovellò il re per tutta la notte impedendogli di dormire. Il giorno dopo seduto sul trono, ancora ci pensava, e nelle sue orecchie ancora riecheggiava ancora quella risata folle: così strana che era difficile scordarla, pareva avvolta da un alone di mistero, ed era penetrata in profondità toccando l'essenza più intima del cuore di Ibrahim. Aveva provato un'intima gelosia: per quanto fosse grande il suo regno, lui non era capace di ridere a quel modo! D'un tratto sentì quella stessa voce alla porta. Un uomo discuteva con le guardie, e la  sua voce era esattamente la stessa udita nella notte. Quell'uomo diceva: "Conosco questo posto, è un caravanserraglio: voglio passarvi la notte!" Le guardie cercavano di convincerlo, dicendo che quello era il palazzo del re; ma l'uomo insisteva e la sua voce era così alta che echeggiava in tutto il palazzo, persino Ibrahim l'aveva sentita. Chiese alle guardie di portagli quell'uomo. Quando gli fu di fronte, Ibrahim  poté vedere che non solo la sua voce era autorevole,non solo la sua risata era libera e profonda, ma anche la sua presenza era radiosa: i suoi occhi erano infiammati di qualcosa di ignoto: di certo non era un uomo comune. Mentre camminava verso di lui ,Ibrahim ebbe la netta sensazione che quell'uomo avesse un passo molto più regale del suo, eppure l'aspetto esterno era di un mendicante. Gli abiti erano stracci, ma in quegli abiti dimorava un essere che irradiava luce, qualcosa di divino! La sua presenza colmò il re di stupore e meraviglia.  A stento riuscì a balbettare: Perché dici che questo è un caravanserraglio, mentre non lo è? Questa è la mia reggia! Sei pazzo?" Ma l'uomo non si scompose, di nuovo, la sua risata vece vibrare le mura della sala: "Che assurdità dici? Questo è un caravanserraglio: sono già venuto qui una volta, e sul trono era seduto qualcun altro. E anche lui diceva che questa era la sua reggia! Dov'è quell'uomo?" Ibrahim replicò: "Devi essere pazzo. Quell'uomo era mio padre, ora è morto  ed io ho ereditato il suo regno e questo palazzo". E quell'uomo proseguì: "Ma io sono venuto ancor prima di allora, e ho incontrato un altro uomo, e anche lui mi disse che questa era la sua reggia...sono venuto un'infinità di volte, e ho sempre incontrato persone nuove, e tutte rivendicavano la stessa cosa!" Ibrahin replicò: "Avrai incontrato mio nonno e il padre di mio nonno...." , ma a questo punto il ré iniziò a sentire la verità di ciò che quell'uomo diceva, di ciò che gli voleva mostrare. A quel punto il mendicante rise ancor più fragorosamente e disse: " Malgrado tutto, ancora vorresti sostenere che questa è la tua reggia? La gente continua a cambiare quì dentro.... per questo dico che è un caravanserraglio!" La verità era ovvia, limpida ed evidente. Ibrahim non fu convinto da un punto di vista logico, ideologico, filosofico, niente affatto: fu convertito esistenzialmente. Cadde ai piedi del mendicante e disse: "Resta pure in questo caravanserraglio,io me ne vado. Vi rinuncio: poiché è ovvio che questo posto non è che la sosta di una notte, perché dovrei fermarmi ancora? E' tempo che cerchi la mia vera dimora, è tempo che mi metta in viaggio verso casa : tu resta, ti sono grato per ciò che mi hai fatto capire". Fu così che Ibrahim incontrò la religione 

32 Il troppo parlare
  Mi hanno raccontato che Mulla Naersuddin una volta andò nella giungla, dove trovò un teschio. Stanco,si mise a sedere all'ombra di un albero, di fianco a quel teschio. Non avendo altro da fare, e non essendoci altre persone con cui parlare, il Mulla si rivolse al teschio e disse : " Ciao!" Con suo stupore il teschio rispose al saluto. Superato il primo sbigottimento, il Mulla proseguì chiedendo al teschio cosa lo avesse ridotto così. "Il troppo parlare",rispose quello. Spaventato , il Mulla fuggì e corse a raccontare al re cos'era successo. Il re pensò che scherzasse, ma il Mulla insistette e si disse pronto a scommettere su qualsiasi cosa. Convinto il re lo seguì accompagnato dall'intera corte fino al luogo in cui giaceva quel teschio portentoso, apparentemente in grado di parlare. Ma questa volta non accadde nulla: il teschio non rispose al saluto e a nessuna domanda, malgrado il Mulla urlasse con tutta la sua voce. Inviperito, il re si sentì preso in giro e ordinò che la testa del Mulla venisse immediatamente tagliata. E così fu fatto... la testa rotolò di fianco all'altro teschio e lì rimase, mentre il re ed il suo seguito se ne andarono. A quel punto il teschio disse "Ciao!" E la testa del povero Mulla protestò: " Ma perché non mi hai parlato quando era presente il re ?" Il teschio replicò: " Cosa ti ha ridotto così?" E la testa del Mulla :" Il troppo parlare!" E il teschio concluse: " Io ho fato quell'errore una volta, non lo farò mai più!"

Te lo posso garantire: se smetti di parlare troppo, il novantanove per cento dei tuoi problemi scompariranno!

31 La preghiera senza condizionamenti
  Ogni richiesta sorge dall'ego: si chiede riconoscimento, importanza, superiorità. Tutti, nel mondo intero, vogliono sconfiggere gli altri, tutti vivono una vita fondata sulla competizione.Ma come potrai mai pregare se la tua mente è così carica di competizione, di gelosia? Come potrai mai pregare se la tua mente non trabocca d'amore?La vera preghiera non chiede nulla. La vera preghiera è solo un ringraziamento: si limita a ringraziare Dio per tutto ciò che già ha donato. In essa non è racchiusa nessuna pretesa, nessun lamento.

Un Maestro Sufi si limiterà ad insegnarti la vera preghiera, a metterti in contatto con la religione essenziale; e la religione esenziale è unica: induismo, cristianesimo, giainismo, buddismo,giudaismo, non sono altro che forme, forme di rituali diversi: si tratta di linguaggi diversi, ma il messaggio è unico, è uno solo.

30 La risposta
 

Un mistico Sufi molto famoso stava compiendo un pellegrinaggio alla Mecca. Un giorno arrivò in una piccola città. La sua fama lo aveva preceduto, per cui l'intera città si era radunata per accoglierlo. Il mistico era per abitudine silenzioso, ma gli abitanti in coro lo supplicarono di dire loro qualcosa:"Sono mesi che ti aspettiamo, se non ci parlerai non ti lasceremo partire!". Il Maestro era molto riluttante, protestava: "Ma se non ho nulla da dire!" Tuttavia, la gente insisteva. Al che il Maestro replicò:" Inoltre ciò che so non può essere detto!", senza peraltro trovare nei presenti alcun accenno di comprensione. Ovviamente, più il Maestro si dimostrava riluttante, più la loro curiosità aumentava:" Ci siederemo qui, digiuneremo e pregheremo fino a quando non ci avrai trasmesso il tuo messaggio...è raro che un Maestro del tuo calibro passi per la nostra città, non possiamo lasciarti partire senza aver ascoltato le tue parole".

Alla fine il Maestro accettò di parlare.

Andarono tutti alla moschea: l'aspettativa era grande; tutti sapevano che era la prima volta che parlava, alto era il privilegio!. Il Maestro si presentò, ruotò gli occhi sui presenti e chiese: "Sapete ciò di cui vi parlerò?" In coro tutti risposero di no: "Come potremmo saperlo?" Allora il Maestro disse :" In questo caso non posso parlare a persone tanto ignoranti, gente che non sa neppure ciò di cui parlerò!" La gente rimase allibita e il Maestro si allontanò, per andarsene. Ma questo infiammò ancor di più il loro desiderio di ascoltare ciò che aveva da dire, per cui lo rincorsero, pensando che la loro risposta non era quella giusta. Lo raggiunsero e lo convinsero a tornare: "Poni di nuovo la domanda. Abbiamo risposto nel modo errato...dacci un'altra opportunità!". E il Maestro tornò alla moschea, e di nuovo pose quell'interrogativo:"Sapete ciò di cui vi parlerò?" E tutti in coro risposero: "Certo!" Allora il Maestro proseguì dicendo: "In questo caso, qui finisce il mio sermone! Se già lo sapete, che bisogno c'è che io ne parli? Una città così illuminata è sufficiente a se stessa!" I presenti erano più perplessi che mai. Nel frattempo era calata la notte, e il Maestro li lasciò per andare a dormire. Ma nessun altro riuscì a chiudere occhio: l' intera città era macerata da questo interrogativo: "Che fare? E domattina il Sufi se ne andrà... dobbiamo trovare una soluzione". Finalmente credettero di aver risolto quel dilemma e, nel cuore della notte, corsero a svegliare il mistico, pregando di tornare a porre la domanda. Il Maestro tornò alla moschea e tornò a chiedere:"Sapete ciò di cui vi parlerò?" Al che metà dei presenti rispose di sì, l'altra metà di no . In quel modo, sembrava ovvio che non ci fossero vie di uscita. Ma il Maestro replicò:"Bene! In questo caso, coloro che sanno dovrebbero  parlare a coloro che non sanno. In che modo potrei aiutarvi io? E' sufficiente che vi parliate tra di voi: la mia presenza è del tutto inutile!"

In verità, se scendi in profondità nelle tue domande, non occorre che interroghi qualcun altro: qualsiasi risposta ti può venire da un Maestro, di fatto è presente dentro di tè.

Il Maestro si limita solo a rendere evidente quella presenza, aiuta a portare la tua risposta in superficie. Il Maestro cerca di fare ciò che tu avresti già dovuto fare da solo: Trovare la risposta che esiste dentro di te.  

29 La preghiera dei Sufi
  La preghiera in sé non è altro che questo: un canto del tuo cuore indirizzato all'ignoto. Forse qualcuno là fuori esiste, forse non esiste, ma questo non è importante: è una gioia in sé riversare all'esterno tutto il proprio cuore. Il fatto che Dio esista, oppure no,è secondario. Ciò che conta è la preghiera; ed è proprio la preghiera a rivelare la presenza del divino: essa ti apre gli occhi. E' la preghiera a creare Dio: all'improvviso il mondo si infiamma, proprio perché tu sei infiammato. Quando il cuore è una fiamma di vita, all'improvviso il mondo intiero  si infiamma di vita, del divino, del mistero, dell'ignoto. Dunque, la preghiera diventerà in te come un ventre in cui prenderà vita Dio: questo è l'approccio dei Sufi, il cuore del loro messaggio. E questo è ciò che gli amanti, i poeti, i mistici hanno sempre vissuto, al culmine delle loro esperienze. Di fatto la preghiera non crea Dio, lo rivela semplicemente. Ma per colui che prega, allorché Dio gli apparirà per la prima volta, sembrerà una creazione. Si tratto solo di una rivelazione: la preghiera elimina uno spesso velo di oscurità, accumulatosi di fronte ai tuoi occhi; grazie ad essa il tuo cuore inizierà a pulsare come dovrebbe, e tu cadrai in sintonia con la totalità  dell'esistenza... e all'improvviso dio apparirà.

Mille e una volta urlerai ai cieli, senza ottenere alcuna risposta: la tua preghiera scomparirà nel nulla. Ma anche così, anche se non ci sarà alcun segno di risposta, tuttavia essa continuerà a cambiare te,il tuo essere: gli effetti saranno evidenti. Forse non muterà la realtà esterna, ma continuerà a cambiare te: diventerai sempre più sensibile, sempre più delicato,sempre più femminile e un giorno, allorchè non sarai più duro e rigido come una roccia, quando sarai veramente divenuto liquido e fluido, ecco che verrà la risposta; e non verrà dall'altra sponda, ma dall'essenza più intima del tuo essere. E, in verità, è questa la vera "altra sponda".

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Il dubbio ed il credo

 

E' la verità che rende liberi e nient'altro. Qualunque altra cosa crea legami, fardelli. La verità, poi, non la si può trovare mediante uno sforzo intellettuale, perché la verità non è una teoria. E' un'esperienza. Per conoscerla, occorre viverla: è qui che milioni di persone incorrono nell'errore. Esse ritengono che se possono aggrapparsi ad un credo, questo aggrapparsi sarà loro di ausilio per trovare la verità. Giorno dopo giorno esse si adagiano in tale credo che, però, non è la verità: è una teoria sulla verità, come quando qualcuno si limita a interpretare con parole le scritture, le dottrine, i dogmi; come quando un cieco incomincia a credere che la luce esiste, oppure un affamato continua a leggere un libro di cucina, credendo e prestando fede in questo o in quello restando, tuttavia, pur sempre affamato. Non è questa la via che porta a soddisfare la fame.

La verità è nutrimento: occorre digerirlo, assimilarlo, consentirgli di circolare nel proprio sangue, di pulsare nel proprio cuore. La verità deve essere assimilata dalla vostra unità organica. La fede non viene mai assimilata, resta un fenomeno dissociato.

Potete essere induisti, tuttavia l'individuo resterà solo un concetto intellettuale. Potete essere cristiani o maomettani, senza che questo divenga parte organica del vostro essere. Giù, nel profondo, il dubbio permane.

Mi è capitato di sentire questa storia:

Titov, il cosmonauta russo, una volta tornato dallo spazio, fu interrogato da Nikita Krusciov, in sede privata, riguardo alla eventuale presenza di qualche essere lassù.

Si dice che abbia risposto: «Sì, in effetti ho visto Dio»; al che Krusciov replicò: «Questo lo sapevo già, ma lei conosce la nostra politica e quindi, per favore, non lo dica a nessuno».

In seguito Titov si incontrò con il Patriarca della Chiesa Russa Orto­dossa, che gli domandò se nello spazio avesse visto qualcuno. Titov, fedele alle istruzioni impartitegli, rispose: «No, non c'era nessuno». «Questo lo sapevo già» - rispose il capo religioso - «tuttavia lei conosce la nostra politica, quindi, per favore, non lo dica a nessuno».

Sotto il vostro credo, qualunque esso sia, il dubbio persiste; il dubbio sta al centro, mentre il credo sta alla periferia. In questo modo la vostra vita è fondamentalmente determinata dal dubbio e non dal vostro credo. Potete essere comunisti e pur tuttavia in qualche anfratto, giù nel profondo, il dubbio permane. Potete essere cattolici, cristiani o teisti, ma giù nel profondo il dubbio continua.

Ho visto nell'intimo di innumerevoli persone, appartenenti a varie sette e fedi, ma giù, nel profondo, permaneva il medesimo dubbio. E il dubbio non è né induista, né cristiano, né maomettano. Il dubbio non è né comunista, né anticomunista. Il dubbio è puramente e semplicemente il dubbio. Per fare fronte a questo dubbio puro e semplice avete bisogno di una fiducia pura e semplice.

Questo dubbio puro e privo di aggettivi  né induista, né cristiano, né maomettano - non può essere distrutto da concezioni, credi, teorie, filosofie, siano esse induiste, cristiane o maomettane. Che fare allora di questo dubbio?

Un vero cercatore non va in cerca di un credo, qualunque esso sia, tanto per consolarsi. Egli si sforzerà, piuttosto, di scoprire in se stesso un nucleo più profondo che vada al di là del dubbio. Bisogna capire tutto questo: dovete calarvi nel profondo del vostro essere fino ad un livello di sensibilità tale che il dubbio venga abbandonato alla periferia. Anziché fare questo, la gente si aggrappa ai credi alla periferia mentre il dubbio resta nel profondo. Proprio il contrario di quanto occorre fare.

Calatevi più profondamente nel vostro essere. Non preoccupatevi del dubbio, aggiratelo, lasciatelo lì! Non cercate di nascondervi in un credo, comportandovi come un'ostrica: affrontate il dubbio!  e andate oltre. Calatevi a profondità più profonde del dubbio. Nel vostro essere avverrà qualcosa di importante ... perché nel nucleo più profondo, proprio al centro, esiste solo la vita. Una volta che sarete venuti in contatto con quel nucleo profondo che sta dentro di voi, il dubbio si rivelerà appunto qualcosa di assolutamente periferico e lontano, di cui ci si potrà liberare molto facilmente.

Non ci sarà alcuna necessità di aggrapparsi a qualche credo per potersene liberare: dovrete semplicemente scorgerne la stupidità e l'assurdità. Vedrete semplicemente come il dubbio è stato distruttivo rispetto a tutta la vostra vita, come il dubbio vada continuamente rodendo il vostro essere e quanto sia stato velenoso. Il solo fatto di vedere quanto il dubbio sia stato velenoso, come vi abbia impedito di celebrare, facendovi in questo modo perdere una grande occasione, farà sì che ve ne libererete.

Un uomo che si fida veramente, non ha credi, ma semplicemente ha fiducia, dato che è giunto a conoscere quanto sia bella la vita, quanto sia eterna e senza tempo. Egli è giunto a sapere che proprio dentro di sé c'è il Regno di Dio. Egli diviene un re, e non un re nel senso consueto del termine, perché il regno che viene dall'esterno è un falso regno, un regno di sogni.

Ecco che cosa ho sentito a proposito di Re Farouk d'Egitto:

Una volta gli venne chiesto quanti re ci sarebbero stati sulla terra un quarto di secolo dopo di lui. Egli rispose senza esitazione che ce ne sareb­bero stati cinque, spiegando:

«II re d'Inghilterra, il re di cuori, il re di quadri, il re di fiori ed il re di picche».

II regno che ci viene dall'esterno è davvero un regno di sogni. Potete anche essere dei re, ma sarete dei re di carte da gioco o, al massimo, re d'Inghilterra. Niente che valga granché, nulla che abbia importanza; solo un falso simbolo, che non significa niente.

Il regno vero sta all'interno ed il fatto sorprendente è questo: continuate a portarlo dentro di voi completamente ignari, senza sapere quale tesoro possedete e quale tesoro potete rivendicare come vostro.

La religione non è la ricerca di un credo; semmai è lo sforzo rivolto alla conoscenza dei veri fondamenti del vostro essere, per entrare in contatto con il vero substrato della vostra esistenza. Quest'ultima esperienza è ciò che intendiamo quando adoperiamo il termine 'verità'. E' esistenziale: è un'esperienza.

Dunque, non siate troppo creduloni nei confronti dei credi. Siate all'erta, poiché si tratta di inganni. E' a causa di questi credi che la gente non si mette più alla ricerca: se si pensa, se si crede di sapere, che cosa mai c'è da cercare? Si tratta di espedienti per evitare la ricerca, visto che la ricerca è ardua, la ricerca è difficile. Molti sogni si frantumeranno. Molte immagini si infrangeranno e dovrete passare attraverso molto, molto dolore. Questo dolore costituisce una necessità: purifica, conferisce solidità, integrità; rende maturi. Si tratta di dolori simili a quelli del parto, poiché per loro tramite giungerete alla rinascita.

Il credo è a buon mercato, non costa nulla. Ad un cenno del capo si diventa cristiani, induisti o maomettani. E' troppo a buon mercato: la verità non può esserlo. Dovrete sacrificare molti sogni vagheggiati; dovrete sacrificare la vostra immagine apparente; dovrete sacrificare molte cose che, nella vostra ignoranza, sopravvalutate; dovrete uscire dallo stato nebuloso in cui si trova il vostro essere in questo preciso momento; dovrete elevarvi al di sopra di esso: naturalmente scalare una montagna è difficile, e non esiste montagna più alta del vostro stesso essere.

Dentro di voi si erge il picco più alto, l'Everest e, naturalmente, l'ascesa sarà difficile ma la difficoltà paga, paga enormemente. Una volta che avrete raggiunto la cima saranno proprio gli sforzi, le difficoltà, le sfide e le asprezze dell'ascesa a cristallizzarsi dentro di voi. Nel momento in cui raggiungerete la vetta, non sarà solo una vetta quella che avrete scalato: sarete diventati la vetta. Sarete pervenuti ad altitudini che non avete mai conosciuto prima; vivevate in una valle oscura ora vivrete alla luce del sole.

Ecco quindi che la prima cosa da fare per colui che è alla ricerca è essere cosciente che i credi costituiscono delle barriere. Se venite da me come cristiani, non potete venire da me. Se venite da me come induisti, sembrerà soltanto che veniate da me, ma in realtà non potrete venire, perché tra me e voi ci sarà la distanza creata dal vostro induismo o dal vostro giainismo. Ciò che voi credete non fa alcuna differenza per me: tutti i credi, incondizionatamente, sono delle barriere.

Ecco quanto accadde in una grande città:

I manifestanti del partito stavano marciando di fronte al tribunale dove alcuni compagni venivano processati. Un poliziotto, per mantenere l'ordine, diede una spinta ad uno spettatore. «Non spinga!»si lamentò lo spettatore-Io sono anticomunista». Il poliziotto lo guardò in cagnesco. «Lei si muova»  ordinò . «A me non importa che specie di comunista è lei!».

Non fa alcuna differenza: il comunista è comunista; l'anticomunista è pure comunista; non fa differenza che crediate in Marx, in Mosé, in Manu o in Mahavir. Il fatto è che voi credete: che si tratti poi della Srimad Bhagavad Gita, del Capitale o del Corano non fa alcuna differenza, perché lo spirito di colui che crede è uno spirito in errore.

Lasciate perdere il vostro credo e potrete andare incontro ai vostri dubbi. Affrontando i dubbi e controbattendoli, si trova la fiducia. Se ammetterete che il dubbio c'è, senza nascondervi in qualche modo, se lo affronterete in tutta la sua evidenza, il solo fatto di affrontarlo farà sorgere in voi qualcosa di nuovo e questo qualcosa è la fiducia. La fiducia nasce affrontando il dubbio, non fuggendolo: il credo è una fuga, una moneta falsa, un falso sostituto della fiducia, le assomiglia senza esserlo.

Dentro il vostro credo, sotto sotto, il dubbio persiste come una corrente sotterranea. Nella fiducia il dubbio non esiste, perché la fiducia non ha mai conosciuto il dubbio, né lo ha mai incontrato. E' come una luce che non abbia mai incontrato l'oscurità; nel momento in cui arriva la luce, l'oscurità svanisce, scompare. Ma se crederete unicamente nella luce, ciò non vi sarà d'aiuto. Vivete nell'oscurità e continuate a credere nella luce, eppure vivete nell'oscurità! La vostra fede nella luce non costituisce un aiuto, bensì un ostacolo, perché se non aveste alcuna fede nella luce, vi mettereste alla sua ricerca. Credendo nella luce, voi pensate che essa stia per giungere: «E' là e un giorno o l'altro, per grazia di Dio, giungerà».

Continuate a vivere nell'oscurità, e la fede è un artificio dell'oscurità per proteggere se stessa. Il credo è un trucco del falso per proteggere se stesso. State in guardia!

Avere fede è come accusare i sintomi di una malattia vera e propria; andate dal medico il quale fa la diagnosi della vostra malattia. Egli cerca i sintomi, ma i sintomi non sono malattie. I sintomi sono unicamente indicativi del fatto che qualcosa non va da qualche parte nell'intimo più profondo. Il dubbio è un'indicazione: proprio come quando la febbre sale a 39° o 40°, tuttavia la febbre in sé non è la malattia.

Così, se qualcuno ha la febbre alta, non cominciate col fargli una doccia fredda; questo è logico, perché se ritenete che la malattia sia la febbre in sé, allora raffreddate il corpo. Il corpo diviene sempre più caldo, dunque raffreddiamolo, facciamogli un bagno gelato. State combattendo con i sintomi: potrete uccidere il paziente. Non è questo il modo. La malattia è in qualche punto giù nel profondo, la febbre è semplicemente indicativa del fatto che qualcosa, all'interno, non funziona. Curate ciò che non funziona e la temperatura si abbasserà spontaneamente a livelli normali.

Il dubbio rappresenta un sintomo, non la malattia. Quando cercate di aggrapparvi ad un credo scambiate il dubbio per la malattia. Così pensate: «Se io crederò, il dubbio scomparirà». No, esso non scomparirà, semplicemente si calerà nel profondo, divenendo inconscio. Consciamente crederete in Dio e inconsciamente continuerete a negarLo.

Non abbiate paura del dubbio! Il dubbio non è il nemico, è l'amico. Il dubbio sta semplicemente avvertendovi che non avete cercato dentro di voi, quindi il dubbio esiste. Vi avverte che non avete guardato dentro la vostra stessa realtà, quindi il dubbio esiste. Guardate dentro la vostra realtà ed il dubbio sparirà, assieme all'oscurità. Portate luce ...

Ecco cosa ho sentito di un grande sacerdote cristiano, Henry Ward Beecher:

Nella sua chiesa vi era un orologio che andava sempre o troppo avanti o troppo indietro: era un problema quotidiano e la gente se ne lamentava sempre. Chiunque veniva era solito rivolgersi a Beecher per dirgli: «L'orologio non va bene».

Un giorno Beecher, stanco di tutto questo, attaccò un avviso all'orologio: «Non biasimate le mie lancette, l'inconveniente sta all'interno».

L'inconveniente è sempre all'interno, non in superficie. Il male non sta nelle lancette dell'orologio, ma nei suoi più profondi meccanismi, quindi non tentate di mutare il vostro atteggiamento passando dal dubbio alla fede: questo non vi aiuterà. Non è questione di atteggiamento: i disagi sono più profondi, più profondi del vostro atteggiamento e dovete andare più a fondo in voi stessi.

OSHO

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