Percorsi rossi
Â
Â
Â
Bazar
Â
Â
miele |
|
|
 Nel 1985, un parassita famelico e distruttivo originario dell’Estremo Oriente ha messo in ginocchio l’apicoltura italiana che non aveva mai affrontato malattie così devastanti. All’inizio di questa calamità , gli apicoltori, me compreso, hanno tergiversato per i “pesticidi chimici”. Ricordo ancora come a malincuore usavo questi prodotti, ma all’epoca ero ignaro sulle possibili cure alternative. Dopo alcuni anni si sono resi disponibili sul mercato farmaci idonei per praticare un’apicoltura biologica ed io ho iniziato subito ad utilizzare queste sostanze naturali anche per assecondare la mia coscienza ecologica ed il mio profondo rispetto per la natura.Sono riuscito così a far sopravvivere le mie api, a produrre un buon miele pulito che è simbolo in sé di alimento eterico raccolto sui fiori. Nel 1986 l’omeopatia è entrata in casa mia come ultima spiaggia per affrontare malattie croniche che la medicina ufficiale non riusciva ( non sapeva, non sa) come affrontare e risolvere. Se io oggi vivo un’esistenza “normale”, lo devo all’omeopatia che in me oso dire “ha fatto miracoli”. Consapevole di questa esperienza personale, un giorno ebbi questa intuizione:” Ma se l’omeopatia ha salvato me, perché non potrebbe salvare anche i miei alveari?”. Interessante pensai, ma subito mi posi il problema di dove avrei potuto trovare un’omeopata capace di studiare il repertorio dei sintomi delle api e realizzai che non l’avrei mai reperito. Dopo qualche tempo , parlando con il mio terapeuta, gli raccontai questa mia idea ed egli mi disse:” Tu che conosci bene la natura di questi animali, mi devi raccontare i loro problemi, i loro stati d’animo, i loro sentimenti. Io farò la diagnosi e ti darò il rimedio idoneo. Proviamo, potrebbe funzionare! Non fu facile raccogliere gli stati d’animo di animali selvatici come le api ed iniziai così a meditare in aviario. Mi sono aiutato inoltre con la radioestesia, ho aperto il cuore per sentire cosa provano le api, ho chiesto tante volte aiuto. Bene, sono 4 anni che abbiamo iniziato questo lavoro di collaborazione con il mio omeopata. Ci sentiamo come pionieri alla scoperta di un paese sconosciuto, con tanti timori, ma anche consapevoli della libertà e dell’intraprendenza della ricerca. Confesso che questa iniziativa mi ha coinvolto profondamente. Nel 2002 siamo intervenuti su 3 alveari molto debilitati e su cui avevo ormai perso la speranza di salvezza.Somministrando Silicea 30 CH, questi alveari si sono rimessi in buona salute; uno di essi ha prodotto anche 5-6 Kg. di miele. Complessivamente è stato un successo. Il secondo anno, nel 2003, abbiamo curato interamente con l’omeopatia 12 alveari; 5 sono sopravvissuti bene e 7 sono morti.Un giorno il mio omeopata mi dice:” Angiolo, sento come se ci fossero delle impurità in te, come se volessi arricchirti con il lavoro delle api, prova a mettere da parte il tuo ego”. Iniziai a fare esercizi di “non attaccamento” e interruppi le tecniche di matrice umana che servono ad incrementare le produzioni. Diventai sempre più rispettoso della loro natura e del loro ciclo biologico. Osservai molto. Nel 2004, avevo 10 alveari di cui uno rustico, cioè collocato dentro un pezzo di tronco d’albero cavo. Sono stati curati solo con l’omeopatia: 8 sono morti e 2 si salvarono, tra cui uno era quello rustico.In quell’anno avevamo sperimentato 2 nuovi rimedi:Ledum Palustre 200 CH e Mercurius Solubilis 200 CH. Rimasi scoraggiato dai risultati e mi dicevo:”Chi ti credi di essere, Angiolo, tu povero ignorante e presuntuoso che pensi di salvare il mondo e tutte le sue api?”.Ma dentro di me sentivo che dovevo ancora tentare. A che mi servivano tutti gli strumenti di consapevolezza che avevo avuto in dono? Nel 2005 ho ripetuto la sperimentazione su 8 alveari. Nessuno è morto, solo uno appariva un po’ debilitato ma si è ripreso velocemente dopo una cura intensiva di Silicea.Finalmente mi sembrò di essere sulla buona strada. Certamente sono stati importanti altri strumenti di valutazione, come la radioestesia e la meditazione e alcuni rudimenti sull’apicoltura biodinamica. Queste conoscenze e la capacità di mettersi in contatto con l’anima di questi insetti, mi hanno dato un aiuto determinante. Infine due parole sul meccanismo di azione dell’omeopatia sulle api. Con questi rimedi si solleva e ripristina il buon stato energetico e immunitario degli insetti. Quando le api stanno bene si difendono da sole da ogni avversità . Naturalmente il miele che se ne ricava non avrà nessun residuo di pesticidi e farmaci, sarà energeticamente al massimo, considerato che è stato prodotto da famiglie che travasano in esso il loro pieno stato di salute.L’alimento che deriva dal profondo amore per gli animali e da questo rispetto doveroso per Madre natura, non può essere che sano e prezioso arricchimento alla nostra nutrizione; così come dovrebbe essere in realtà per ogni cibo che introduciamo nel nostro corpo. |
|
|
Il mio olio |
Prodotto da Malacarne Piero Â
|
|
Il podere Molinetto Alto è situato sulle colline del paese di Loppeglia, a cira 400 mt di altitudine nel Comune di Pescaglia in provincia di Lucca. Illuminato dai raggi del sole, dal suo sorgere fino al tramonto, è circondato da boschi di robinie, abeti e castagni. E' caratterizzato da una grande varietà di cultivar, infatti in ogni terrazzamento ce ne sono circa cinque, tra cui mortellino, colombino, frantoio, lecino, maurino, cucca o cuccola, quest'ultima originaria della collina lucchese dove si trova diffusa, ormai, in modo sporadico; le poche piante ancora presenti sono per lo più molto vecchie. Quì il suolo è molto asciutto l'insieme delle ebe selvatiche, quali il finocchio,l'origano,la nepitella, la cicoria e la menta, conferiscono al nostro olio un gusto fruttato e con retrogusto di mandorla, tipico del'olio luchese. La potatura è eseguita a mano, nessun trattamento chimico e la concimazione avviene solo con prodotti organici. Le olive vengono "brucate" a mano e molite con i moderni mezzi meccanici entro 48 ore dalla raccolta. Si tratta quindi di un olio unico per la perfezione dal sapore caratterizzato da una bassa acidità (0,16) un colore giallo dorato con riflessi verdi. Tipico dell'olio delle collne lucchesi. L'olio così prodotto ha un sapore veramente molto gradevole, di olive fresche, delicato, corpo dolce, con caratteristiche di resistenza uniche: un olio di Lucca di 4 anni, presenta ancora caratteristiche di freschezza e già questo di per sé è un dato che non ha bisogno di ulteriori commenti, infatti l'olio delle colline lucchesi è stato definito " Una qualità superiore di olio extravergine di oliva" ( The ConciseOxford Dictionry). |
|
| Â | |
| Â | |
| Â | |
| Â | |
 