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Boschi di castagni e ripide valli, improvvise vedute delle cime piĂą lontane, paesini arroccati sui fianchi dei monti, torri solitarie emergenti su scoscesi macigni, zone piĂą ampie e coltivate, offrono una varietĂ  di paesaggio che richiama lontane memorie e spinge ad esplorare, a seguire la magia del mormorio del fiume Lima, sempre presente in sottofondo a chi si addentra nei sentieri, fino ai piĂą alti paesi.

TREKKING

Ai fini della riqualificazione delle vecchie mulattiere è stato attivato un progetto, finanziato dalla Regione Toscana suddiviso in due parti. La prima interesserà i paesi di Casoli, Lucchio, le strette di Cocciglia ed  il sentiero che fa da confine tra Bagni di Lucca, Villa Basilica e Pescia mentre la seconda interesserà Casoli, Casabasciana, Crasciana, Brandeglio e Ponte a Diana. Attualmente è in svolgimento la riqualificazione del secondo percorso, denominato “Il Memoriante” che ha anche come obiettivo quello di studiare la fauna e flora del Monte Memoriante. Al termine dei lavori procederemo ad un aggiornamento di questa sezione con le indicazioni dettagliate sui sentieri percorribili.

  • MONTE PRATOFIORITO

Un tempo produttivo per agricoltura e pastorizia raggiungibile attraverso la deviazione alla loc. del Cassero sulla strada per Montefegatesi. La strada rotabile di circa 4 Km porta fino alla Croce di Foce a Lago. Da qui la strada sterrata rotabile conduce alle località di Serini e le Campore dove si ammirano splendidi castagni monumentali. Dalla Croce si dipanano due sentieri: il primo consente di fare una bella passeggiata e salire sul Pratofiorito (m. 1297), un monte “calvo” il cui manto erboso accoglie, in primavera, la nascita di giunchiglie e narcisi, il secondo consente di fare una escursione fino alla località di Fontana a Troghi ma il percorso è poco più impegnativo, soprattutto nella parte finale.Una delle cime più suggestive del nostro Appennino è il Prato Fiorito. E' una montagna rotondeggiante, calva, interrotta sul versante orientale da un brusco e vertiginoso precipizio. Nel mese di maggio vi fioriscono moltissime specie di fiori; si dice addirittura che quando il poeta inglese Percy Bysshe Shelley vi salì, svenne per l'intenso profumo di fiori che il vento, accarezzando la vetta del monte, spargeva nell'aria.

I vecchi raccontano che questo spontaneo giardino botanico sia stato risparmiato dalle acque del diluvio universale, proprio per conservare le preziose specie della zona.
Ma la fama del Prato Fiorito risiede nelle terrificanti presenze di Streghe e Diavoli che sembra popolino la vetta nelle sere tempestose. Pare che anticamente nei pressi della cima, sorgesse un monastero che poi venne distrutto per ragioni inspiegate. Proprio tra le rovine(non più visibili) di quell'antico monastero v'è una buca profonda ,dalle quali molti passanti hanno sentito provenire urla strazianti e gemiti lugubri che nelle notti ventose si mescolano con i sibili del vento. Da questa voragine si ritiene che streghe, diavoli, spiriti e folletti accorrano al suono trombe e tamburi, mentre intorno a loro appaiano e scompaiano castelli fantastici. I loro canti e i loro balli si confondono con lo stridore del tuono, le strazianti urla del vento e l'accecante schianto della folgore.
E sempre parlando di creature fantastiche e misteriose si narra che in quella zona, un tempo, non era difficile incontrare un essere strano e bizzarro che la gente chiamava L'Eremita. Si pensa che abitasse vicino alla chiesetta di Sant'Anna, sotto il Prato Fiorito, a metà strada fra i Monti di Villa e Montefegatesi. Lo si poteva incontrare nei luoghi più solitari e selvatici, intento a procurarsi erbe amare, bacche, o qualunque cosa la natura gli concedesse per nutrirsi. Ma la gente lo evitava perchè sapeva bene quali fossero le sue abitudini. Lo strano eremita era solito giocare scherzi di cattivo gusto alle spalle di contadini e carbonai; come, ad esempio, indossare di notte una lunga cappa bianca e terrorizzare i passanti con tremendi ululati. In particolare ce l'aveva con un gruppo di carbonai che trascorrevano lunghe notti nel bosco e li spaventava con ogni specie di scherzo. Una note gli scaltri boscaioli si procuravano una decina di grosse zucche che svuotarono accuratamente, e che intagliarono in modo da farle sembrare i volti di spavenosi demoni. Poi vi inserirono delle candele accese e le sistemarono intorno alla carbonaia nella speranza che l'eremita, quella notte , facesse loro la consueta visita. Infatti, poco dopo la mezzanotte, i boscaioli poterono sentire l'eremita burlone avvicinarsi alla capanna e fermarsi spaventato di fronte a quei volti mostruosi dagli occhi fiammeggianti e dalle bocche sdentate e spalancate come tanti forni incandescenti. Da quella notte, l'eremita non si è più visto nei dintorni e la gente afferma che si sia veramente messo a fare il santo come si deve. Le numerose croci dii faggio che furono viste, proprio lunghi dove era solito fare scherzi, pare sia opera e prova concreta della sua conversione.
Pezzo preso da "Paure e Spaure" di Paolo Fantozzi da Montefegatesi Official Page di fb 

Si tratta di un altopiano (m. 1090), 

  •  RIFUGIO CASENTINI  

Da Ponte a Gaio si sale sulla sinistra verso i terrazzi di Pruglio, una volta pazientemente coltivati, si attraversa la strada provinciale detta di “Maria Luisa”. E ci si addentra nella bella Valle della Lucerna (sentiero C.A.I n° 16). Con la poderosa vetta del Monte Rondinaio che domina di fronte. A Ramosceta troviamo gli alpeggi più alti della Media Valle, ancora abitati in estate dai pastori, e dopo una breve salita raggiungiamo il Rifugio Casentini, vero crocevia e3 punto di riferimento per le escursioni nella zona

Tempi di percorrenza: 2 ore in salita, 1 ora e 15 minuti in discesa

  •  RIFUGIO FONTANA A TROGHI

Dal Rifugio Casentini si guadagna la via dei fitti boschi della Valle Comunia, attraverso il sentiero n° 14 del C.A.I., tracciato alla base del gigante di pietra dell’Alpe delle Tre Potenze. Il percorso è un continuo saliscendi racchiuso nelle umide faggete, ma dove le piante lasciano spazio alla vista, il solco dell’Orrido si apre improvviso nell’imponente vallata sottostante. Verso il Rifugio di Fontana a Troghi, agognato punto di sosta e ristoro, tali visioni si concedono più frequentemente ed il paesaggio assume aspri caratteri rupestri, prima di aprirsi in tranquille praterie di montagna.

Tempi di percorrenza: 2 ore e 15 minuti in salita, 1 ora e mezza in discesa.

 

  •  FOCE AL LAGO

Dal Rifugio di Fontana a Troghi s’imbocca il sentiero n° 12 del C.A.I., che sale attraverso i ripidi pendii erbosi del Monte Mosca, fino a sfiorarne la tormentata cima, da qui la vista sull’Orrido raggiunge la massima completezza, uno squarcio immane nelle profondità terrestri, mentre la cornice montana si arricchisce dei preziosi apporti di tranquille cime appenniniche. Man mano che si scende verso Foce Serini, ci si addentra in un bel bosco di latifoglie che restituisce ombra e placa il desiderio di vasti orizzonti. Giunti a Foce al Lago, con i suoi verdi pascoli, i fiori e le curate casette di montagna, l’escursione volge al termine nella pace di un ambiente bucolico.

Tempo di percorrenza 2 ore e 15 minuti in salita e 1 ora e mezza in discesa.


  •  ALTOPIANO DELLE PIZZORNE

Un contrafforte dai ripidi versanti che degradano da nord sulla piana lucchese.Salendo in auto dalla Villa Reale di Marlia passando per Matraia, si raggiunge un altipiano, sui 900 – 1000 metri di quota, dalle groppe tondeggianti rivestite di fitti castagneti.Di gran rilievo l’ampia visuale panoramica sulla piana e le colline antistanti.

L’Altopiano delle PIZZORNE è compreso nel territorio delle province di Lucca e Pistoia. I comuni interessati al massiccio montano sono Bagni di Lucca, Borgo a Mozzano, Lucca, Capannorie Villa Basilicain provincia di Lucca e Pescia in quella di Pistoia. Le Pizzorne esercitano un forte richiamo sugli abitanti di questi comuni, ma i turisti che nell’estate le raggiungono per villeggiarvi o per trascorrervi una giornata di riposo e di svago provengono da una fascia assai più ampia. Il turista che giunge sulle Pizzorne ha la sensazione di trovarsi ad un’altezza più elevata di quella reale. E’ possibile che questa sensazione sia conseguente alla temperatura più fresca dell’altopiano, caratterizzato da un’ampia escursione termica ed anche dalla suggestione suggerita dalla vastità dei prati, dall’imponenza dei boschi e dall’eccezionale vista panoramica che vi si gode. E’ infatti una terrazza naturale sulla quale si giunge in tempi brevissimi: viviamo la sorprendente novità di un luogo tanto diverso da quelli da poco lasciati. L’altitudine media è intorno ai 900 m, con elevazioni maggiori che raggiungono i 1.100.

Nelle bellissime ville che in gran numero circondano le Pizzorne hanno soggiornato, nel corso dei secoli, uomini illustri che sono saliti sull’altopiano e ne hanno ammirato le bellezze.

L’antica solitudine ha ormai ceduto il passo alla Comunità delle Pizzorne che è retta da un Consiglio ed ha elaborato norme di convivenza capaci di offrire ai membri condizioni ottimali di vita comune, di intesa, di reciproca collaborazione.


  •  LE ALPI APUANE

Gruppo montuoso parallelo alla linea di costa e alla dorsale appenninica, con vette poco piĂą alte di 1900 metri con una morfologia caratterizzata da guglie e creste taglienti e dal repentino passaggio a quote elevate con pendii ripidi.

La vicinanza col mare conferisce singolaritĂ  al clima che condiziona la vegetazione rendendola estremamente varia ed interessante: si va dagli ambienti a macchia mediterranea alle praterie sommitali..

Significativa la presenza di specie endemiche.

L’estrazione del marmo ha improntato l’economia di queste montagne ed inciso in forma indelebile il paesaggio.

Per visite al Parco delle Alpi Apuane: Centro Visita del Parco - Castelnuovo di Garfagnana 0583644242


  •  IL MONTE SERRA e IL MORIGLION di PENNA

Sul Monte Serra brevi ma suggestivi ruscelli sono l’aspetto naturalistico più rilevante delle sue pendici; chi vi s’inoltra rimane stupito dal lussureggiare delle felci.

Passeggiando nei boschi non mancheranno le sorprese: resti d’antichi mulini, vecchi metati e tante tracce di una vita, di una cultura ormai scomparse, come la “resinazione” che si praticava per estrarre la resina dai pini; nella parte alta del Rio Sassabodda gruppi di pino marittimo ne portano ancora sul tronco i segni evidenti.

Il Moriglion di Penna rappresenta invece l’altro aspetto dei Monti Pisani, quello brullo, roccioso, assolato.

E’ il paesaggio della “gariga”, una forma degradata di macchia mediterranea, con arbusti bassi e radi.

L’impressione di desolazione che si riceve da uno sguardo lontano, è subito scacciata in primavera da un intenso odore d’aromi forti che ci avvolgerà; sono i profumi delle piante della macchia, il mirto, il lentisco, l’elicriso, la ruta.

Se volgiamo lo sguardo più attentamente, scopriremo fioriture incredibili d’orchidee, la cui varietà è veramente notevole.


  •  SAN LUIGI E IL MONTE PALODINA

Piccolo raggruppamento di case, situato in una selletta tra il Monte Palodina ed il Monte Penna, San Luigi è rimasto uno dei pochi esempi di comunità dedita ancora alle attività produttive tipicamente montane.

La “cultura della castagna” è sempre viva in questo piccolo borgo, le selve sono tenute pulite per la raccolta ed alcuni metati sono ancora funzionanti.

E’ possibile con facile escursione raggiungere il Monte Palodina (m1171) ed il Monte Penna (m981).

Sul Monte Palodina c’è un interessante boschetto di betulle, probabile residuo dei tempi in cui il clima era più rigido.

Notevole in primavera la fioritura delle peonie.

Dal Monte Penna, gettando lo sguardo sul Torrente Cava si possono vedere gli aironi cinerini e le garzette, eleganti trampolieri.

Al di sotto delle strapiombanti pareti del Monte Penna, si apre l’ingresso, molto suggestivo della Grotta delle Fate, o Buca di Castelvenere.

La grotta riporta testimonianze della presenza o del passaggio nel V° secolo a.c. degli Etruschi, sono stati trovati al suo interno degli idoletti votivi in bronzo.


  •  IL GRUPPO DELLE PANIE

La Pania della Croce assieme alla Pania Secca e al Pizzo delle Saette, collegati fra loro da creste rocciose, formano l’inconfondibile ed elegante profilo dell’uomo morto”.

Sull’altopiano della Vetricia troviamo fratture verticali che arrivano a notevoli profondità (Abisso Revel 316 m); oppure esempi di glacialismo come il Vallone dell’Inferno e Borra di Canala.

Oltre al limite superiore della vegetazione arborea, rappresentata soprattutto dal faggio, regnano aride pietraie dove possiamo incontrare piante endemiche o molto rare, come il geranio argentato.

La Pania della Croce offre dalla sua vetta il panorama più emblematico di tutte le Apuane: lo sguardo può spaziare dalla Corsica a Portovenere, all’Appennino, alla piana Lucchese.

Si arriva in auto sino a Piglionico e da qui si sale per il sentiero al Rif. Rossi (1609m)

Per informazioni: Rif. Rossi tel. 0583710386


  • CAMPOCATINO

 Campocatino è stato insieme al Monte Roggio, uno dei più importanti alpeggi della Garfagnana e recentemente si sono girate alcune scene del film di Pieraccioni “Il mio west”.

I pastori arrivavano ai caselli di pietra sparsi per i pascoli con i loro greggi dopo vari giorni di cammino per la transumanza e sugli ampi prati terrazzati lasciavano brucare le pecore.

Dal 1994 si è costituita un’oasi della LIPU con l’intento di favorire la conoscenza e stimolare l’interesse verso la fauna ornitica presente nel Parco delle Apuane.

Presenza di rilievo all’interno del Parco è il gracchio corallino che è stato assunto come simbolo del parco., altri uccelli interessanti sono il picchio muraiolo e la rondine montana. Da Campocatino sono possibili facili e piacevoli escursioni. In meno di un’ora è raggiungibile l’eremo di San Viano, suggestivo oratorio scavato nella roccia di una scoscesa parete.

Con escursioni più lunghe si raggiunge il contrafforte del Monte Tambura dove con facile ascensione si raggiunge la vetta dove si apre il panorama sulla Riviera Apuana e sulla Valle dell’Edron occupata dal bacino artificiale del Lago di Vagli che ha sommerso il borgo Fabbriche di Careggine.

Sulle pendici del Monte Pallerina si apre una delle cave di marmo più grandi delle Apuane con il suo immenso “ravaneto”.

L’accesso è dal paese di Vagli di Sopra per una strada che attraversa selve di castagni secolari, è possibile, rivolgendosi al ristorante Buca dei Gracchi (tel.0583664103), alloggiare all’interno delle baite ristrutturate di Campocatino.  


  • ORTO DI DONNA

E’ la valle più settentrionale tra quelle che dalle Apuane si aprono sulla Garfagnana e la più importante sotto il profilo naturalistico..

Troviamo alte ed impervie cime tra cui il Monte Pisano che con i suoi 1947 metri è il monte apuano più alto.

L’inaccessibile parete nord, dagli strapiombi che raggiungono i 700 metri, fa del Pizzo d’Uccello una delle montagne più interessanti della catena dal punto di vista alpinistico..

Nel fondovalle troviamo la presenza di “massi erratici” alti fino a 10 metri.

Le cave di marmo hanno ormai irreversibilmente marcato il paesaggio.

L’accesso alla valle è dal paese di Gramolazzo ed il punto di riferimento per le escursioni è il Rifugio Guido Donegani (m1150) tel.0583610085


  •  L’ABETONE

Scendendo dall’abitato di Palleggio ed arrivati all’incrocio con la statale, si gira a destra ed in circa 40 minuti si giunge all’Abetone.

 

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