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Percorsi  Verdi

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LE 

OASI NATURALI

 

  • L'ORRIDO DI BOTRI

Vero e proprio “Canyon appenninico “, l’Orrido di Botri è meta di turismo e zona di grande interesse geologico e naturalistico: oasi faunistica e botanica protetta, di rara bellezza, ricca di varietà di specie animali e vegetali.

Sulle pareti delle sue gole, dove nidifica l’Aquila Reale, crescono diverse specie di piante ed arbusti; dove l’ambiente è più umido, vicino alle sempre gelide acque del torrente, prospera una vegetazione igrofita costituita da epatiche, muschi e felci, mentre più in alto, nelle zone meno umide, troviamo le specie Xerofitiche: Primule Auricole, Sassifraghe, Aquilegie e Silene.

La fauna selvatica, normalmente osservabile all’ interno della Riserva Naturale, presenta aspetti di grande interesse. Tra i grandi mammiferi ungulati, ricordiamo il Capriolo, il Cinghiale, un nucleo di Capre selvatiche. Altre specie di mammiferi sono la Lepre, la Marmotta ( sul monte Rondinaio ), lo Scoiattolo e tra i carnivori, la Volpe, il Tasso, la Puzzola, la Faina e la Martora. Per quanto concerne l’avifauna. , oltre alla già citata maestosa Aquila Reale, vi sono altri rapaci diurni  come la Poiana, il Falco picchiaiolo, l’ Astore, lo Sparviere, il Falco Pellegrino ed il Gheppio; tra i rapaci notturni segnaliamo l’ Allocco, il Gufo ed il Barbagianni. Lungo il Rio Pelago frequenti sono gli avvistamenti del Merlo acquaiolo, la Ballerina gialla ed il Martin Pescatore

L’orrido è costituito da una profonda fessura, una spaccatura preistorica risalente all’era mesozoica, suddivisa in tre grandi forre: il Solco Mariana, nel tronco superiore che sale a Foce al Giovo; il Solco Grande, nel tronco mediano, e il Rio Pelago, che si apre subito dopo le Chiuse di Botri, unica zona percorribile dove sono possibili le escursioni.

Entrarvi costituisce sempre un’ emozione indescrivibile, per il senso di grandezza e di mistero suscitato dai luoghi, il silenzio quasi irreale, la luce che lentamente scompare e l’ umidità dell’ aria che aumenta : un ritorno dai sentieri dimenticati del passato, attraverso cupe rocce che disegnano una natura primordiale e grandiosa; l’ arcano incantatore suscita ancora oggi. Nell’ incerto uomo moderno, antico stupore e timore reverenziale.

La via d’accesso all’Orrido di Botri è la Strada dei Duchi, o Via Ducale, voluta da Maria Luisa, duchessa di Lucca, e da Francesco IV duca di Modena, che la realizzarono agli inizi dell’ 800.

Questa via era definita impossibile tanto ardito era il suo percorso, che sfidava l’alto bacino del torrente Fegana e si spingeva su. Fino ai 1674 metri d’altitudine della Foce al Giovo, spesso innevata e intransitabile per le frequenti frane..

Attraverso paesaggi e tracciati che seguono il crinale in discesa di a Ponte a Gaio, o che risalgono fino alla cornice dell’ Orrido, si possono raggiungere i bellissimi punti panoramici di Monte Mosca e del rifugio forestale di Fontana a Troghi, da dove la vista spazia sulle alte cime del Rondinaio, delle Tre Potenze e del Daccio al Bosco, fino al mare.

1° Percorso: Ponte a Gaio – Piscina
Durata: 2 ore (1 ora andata + 1 ore per il ritorno)
Livello: Facile, consigliato da 6 anni in su.
Guida: Non obbligatoria

2° Percorso: Ponte a Gaio – Piscina – Guadina
Durata: 4 ore (2 ora andata + 2 ore per il ritorno)
Livello: Facile, consigliato da 6 anni in su.
Guida: Non obbligatoria

3° Percorso: Ponte a Gaio – Rifugio Casentini – Rio Mariana e discesa con corde
Durata: 6-7 ore
Livello: Difficoltoso
Guida: Obbligatoria

Per ulteriori informazioni o prenotazioni contattare il Centro visitatori Orrido di Botri del Corpo Forestale dello Stato al numero 0583/800022 – 800020


  •    SAN ROSSORE : LA TENUTA PRESIDENZIALE

 Con una superficie di 4.800 ettari, la Tenuta costituisce il cuore del Parco Regionale, non solo per la sua posizione, ma anche per la ricchezza degli habitat e per la suggestione dei paesaggi.

Il nome, modificatosi nel tempo fino alla dizione attuale, proviene da San Lussorio, martire cristiano ucciso in Sardegna sotto l’impero di Diocleziano, i cui resti nel 1080 furono trasportati a Pisa in una chiesa che sorgeva lungo la riva destra dell’Arno presso la località Cascine Nuove. Furono i Medici, nel cinquecento a riorganizzare in una tenuta il territorio del quale erano venuti in possesso, destinandola a pascolo brado e riserva di caccia.

LA SPIAGGIA nella parte centrosettentrionale della Tenuta è raggiungibile con due itinerari a piedi.

LE LAME sono zone umide presenti nella parte meridionale della Tenuta, sono attraversate da due itinerari che si svolgono a piedi.

I BOSCHI costituiscono gli ambienti principali della Tenuta, nei diversi tipi a prevalenza di pino marittimo, pino domestico o misto di latifoglie. Tutti gli itinerari di visita, in vari modi, li considerano e li attraversano..

L’ARCHITETTURA STORICA è visitata con itinerari in pullman o bicicletta.

LE VISITE GUIDATE  possono essere effettuate in pullman a piedi in bicicletta, a cavallo o in carrozza.


    IL LAGHETTO DI SIBOLLA

Situato nei pressi di Altopascio, poco distante dall’uscita dell’autostrada Firenze-Mare, è un piccolissimo specchio lacustre poco profondo, lungo complessivamente 400 metri e largo 50, privo di immissari.

Grande interesse geobotanico riveste la vegetazione palustre che circonda le “cinture” concentriche.

Lo specchio lacustre, ricco di ninfee ospeta piante rare..

Nella adiacente casa colonica è allestito dai proprietari un piccolo Museo.


  •  IL BOSCO DEL BOTTACCIO

Vicino al paese di Castelvecchio di Compito il WWF ha creato un’ oasi di protezione.

La Farnia domina con individui centenari le altre essenze tipiche delle zone umide quali i pioppi, l’ontano e i salici.

Circondati dalla cannuccia di palude e dal giglio d’acqua, con l’inizio delle piogge si creano al margine del bosco due piccoli “chiari” d’acqua che ospitano un gran numero di Anfibi, anatre e vari uccelli migratori tra cui la cicogna bianca..

Dai due osservatori posti sui “chiari”, non è raro osservare la biscia dal collare nuotare furtiva sulla superficie dell’acqua in cerca di preda.

Nei prati umidi volano innumerevoli farfalle ed è possibile vedere la Licena delle Paludi specie ormai rara.


  •   IL PARCO DELL’ORECCHIELLA

Molto vario e ricco nei suoi aspetti  floro-faunistici, presenta ambienti ben diversificati con declivi dolci ricoperti di boschi e pascoli che contrastano con ripide pareti rocciose..

La sua flora risente  di questa diversificazione; significativa è la presenza, salendo a quote più alte, del rododendro.

Oltre il limite dei boschi, in tarda primavera, si può assistere a spettacolari fioriture di viole dai fiori gialli o viola e della primula dell’ Appennino.

La “torbiera” di Lamarossa costituisce un’altra importante evidenza botanica tale da meritare il valore di Riserva Biogenetica.. Le acque che ristagnano creano un’ ambiente umido che ospita piante molto rare.

La fauna del parco è molto ricca ed importante.

Tra gli ungulati annovera cinghiali, caprioli, mufloni e cervi. La presenza dell’aquila e del lupo, costituisce un significativo indicatore della salute degli ecosistemi del Parco, ciò grazie anche alla presenza di lepri e marmotte.

 

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